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Spedizione punitiva contro il ragazzo che aveva picchiato il figlio, finisce la latitanza di Moscatiello: è stato arrestato a Torino

E’ finita la latitanza dell’ex boss del clan Genovese. Gianluca Moscatiello, 49enne atripaldese, è stato arrestato nel quartiere Lucento di Torino ieri notte. Ad arrestarlo gli agenti della squadra Mobile di Torino che non avevano smesso di cercarlo anche  dopo che il 49enne si era dato alla fuga dal 22 dicembre scorso, quando sono scattate le misure cautelare in carcere per lui e tre complici accusati del pestaggio e sequestro di un minorenne.

L’ ex camorrista e collaboratore di giustizia   era scappato in Romania per sfuggire all’arresto e aveva anche promesso di costituirsi «subito dopo Capodanno». Qui aveva trascorso le festività natalizie insieme alla compagna – anche lei indagata – e ai familiari di quest’ultima. Poco dopo,l’uomo è rientrato a Torino, convinto di potersi muovere senza attirare l’attenzione.  Le indagini della Mobile hanno permesso di localizzarlo all’interno di un appartamento preso in affitto con modalità turistiche. L’alloggio, secondo quanto accertato, era stato intestato a un conoscente dell’uomo, ora denunciato per favoreggiamento.

<>Moscatiello era irreperibile da settimane perché ritenuto il mandante di una spedizione punitiva ai danni di un diciassettenne  coinvolto in una lite con suo figlio un minore, colpevole di aver avuto un diverbio con suo figlio 19enne .Le indagini condotte dalla Squadra mobile della Questura di Torino hanno ricostruito gli eventi verificatisi la notte dell’8 marzo davanti alla discoteca Bamboo di corso Moncalieri. Due ragazzi litigano: uno ha 19 anni ed è il figlio di Moscatiello, l’altro 17. In mezzo, una ragazza: ex del primo, nuova relazione del secondo. Dalle parole si passa ai pugni. Il diciannovenne finisce al pronto soccorso dell’ospedale Maria Vittoria con 21 giorni di prognosi, tra contusioni, trauma cranico e una spalla lussata. Parte la denuncia e la Procura dei minori apre un fascicolo. Ma il padre del 19enne avrebbe pensato di vendicarsi. E il 9 marzo, la trappola scatta in via Maddalene. E sarebbe  il figlio di Moscatiello a chiamare il diciassettenne, proponendo un incontro per chiarire. Ma quando il ragazzo arriva,   l’ aggressione sarebbe stata già pianificata.Da una Mercedes, una Fiat 500 e una Panda sarebbero  scesi, secondo le indagini, cinque persone. Partono calci e pugni. Il minorenne perde conoscenza. Per trascinarlo fino all’auto, gli aggressori usano un lenzuolo. Viene chiuso nel bagagliaio di un suv per poi essere abbandonato  esanime per strada. Le indagini della Squadra mobile di Torino, coordinate dalla pm Chiara Maina, si sviluppano nei mesi successivi attraverso l’analisi dei tabulati telefonici, delle chat, delle immagini delle telecamere private di via Maddalene e delle testimonianze dei residenti. Un lavoro che porta il gip Antonio Serra Cassano a disporre gli arresti, ritenendo concreto il rischio che le minacce potessero essere messe in atto.

Nei giorni successivi vengono emesse le misure cautelari per  Gianluca Moscatiello, ritenuto il mandante della spedizione punitiva, il cugino Pietro Tagliaferri, 54 anni, e i fratelli romeni Alin e Ovidiu Cirpaci, di 42 e 38 anni, difesi dagli avvocati Gianluca Orlando e Marina Bisconti. Per gli stessi fatti risulta indagato il figlio diciannovenne di Moscatiello, attualmente libero ma sottoposto al divieto di avvicinamento alla vittima Nel corso dell’indagine emerge anche il comportamento di Moscatiello dopo i primi arresti. Pur avendo fatto sapere, attraverso terzi, di voler rientrare e mettersi a disposizione dell’autorità giudiziaria, aveva invece scelto di allontanarsi dall’Italia, rifugiandosi in Romania.  Quando gli agenti si erano messi sulle sue tracce, Moscatiello aveva postato sui social foto dalla Romania con corone da re sulla testa lanciando il messaggio “faccio le vacanze e torno”.Adesso al boss toccherà difendersi nel merito dalle accuse. Difeso dall’avvocato Gianluca Orlando, si è detto estraneo ai fatti che gli erano stati contestati, sostenendo che si trattasse di iniziative intraprese dai soli esecutori materiali. Tutti gli indagati rispondono oggi dell’accusa di sequestro di persona. Sono invece cadute le contestazioni di minacce e violenza privata dopo il ritiro della querela da parte della vittima, avvenuto a seguito di un accordo tra le parti.

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Michela Della Rocca

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