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«Studiate e siate liberi, perché l’Italia sarà quel che voi sarete»

MARIO BALDASSARRE

LETTERA APERTA AGLI ALUNNI DELLA

SCUOLA MEDIA “F. TEDESCO” – A. S. 2019/2020

 

«Studiate e siate liberi, perché l’Italia sarà quel che voi sarete»

Francesco De Sanctis

 

Carissimi,

mi rivolgo a voi con il filo sottile della scrittura in questo momento così difficile di prova per il corpo e lo spirito. Il sole in questi giorni, alle nostre latitudini irpine, ha un riflesso appassito di foschia. Il paesaggio s’è risvegliato ancor più inquietante, surreale, quasi metafisico. Sordo, oltre che muto. La sola voce è quella di un vento gelido che spazza via ogni altra possibilità di parola. Per le strade solo il silenzio. Stamattina dai vetri appannati ho potuto scorgere un paesaggio imbiancato affossato in una sottile nebbiosità: la nebbia genera paura, cancella i contorni delle cose, dei paesaggi, dei volti umani, creando una scarsa visibilità. L’ambiente circostante è lo specchio dell’umore che viviamo in questo tempo in cui ci viene chiesto di rispettare una clausura ad oltranza. Viviamo una Passione nella Passione che ci rimanda a un umano patimento vissuto durante la guerra. Quella attuale è una nuova guerra combattuta senza colpo sferrare ma trincerandosi fra le mura domestiche per proteggersi e al tempo stesso limitare i colpi di una virosi che semina panico. In questi giorni la libertà ha ceduto il passo alla reclusione facendo affiorare un senso rinnovato di equità sociale.

Rivivere nel presente uno spaccato storico di manzoniana memoria ci fa capire le fragilità del nostro tempo nel quale le informazioni vanno da un capo all’altro del mondo in un battito di ciglia. Il progresso scientifico, le tecnologie si sono fermate dinanzi a questa ondata devastante che ha crudelmente permeato ogni ambito sociale e produttivo. Il compito di ognuno in questo caso sta nel fare la sua parte in modo che tutto si possa risolvere al meglio. Nei nostri geni d’irpini, piegati, mai vinti, c’è già scritto che ce la faremo: è un monito questo che deve avere un suono imperativo in ognuno e deve essere motivo di orgoglio: alla fine di tutto ciò ci abbracceremo con fraterno affetto. È il tempo che aspetto, miei cari!

È tuttavia necessario che in questa attesa, come d’avvento natalizio, ognuno deve con umiltà, pazienza e sapienza fare la sua parte, anche per poter dire con orgoglio “io c’ero e ho lottato con forza e coraggio”. Ci viene chiesto di restare in casa; diversamente ai nostri nonni fu chiesto di andare in guerra!

L’interruzione delle lezioni con una repentina chiusura delle scuole, così come l’interruzione delle celebrazioni liturgiche l’ho vista come una chiusura degli ospedali per il fatto che in questi ambienti si cura e si coltiva il corpo e lo spirito quali elementi fondanti della vita umana. È stato necessario!

Cercate di non vivere tutto questo come una vacanza anticipata seppur vissuta nel contesto casalingo. Cercate di vivere con positività questo momento tirando fuori il meglio di voi stessi quali costruttori del vostro avvenire con forza e consapevolezza. Noi docenti vi siamo vicini. Ognuno, credetemi, vive questo tempo con la trepidazione di rivivere la bellezza della lezione fatta di empatia e processo creativo che favoriscono una sana crescita umana e culturale da trasferire poi in ambito sociale per diventare così fonte di benessere e prosperità. Mi manca quello che ognuno di voi sa trasmettermi e vi assicuro che è tanto.

L’insegnante e gli alunni hanno il privilegio di vivere in un contesto di crescita reciproca dove l’interezza è sempre maggiore della somma delle singole parti: il fattore umano e affettivo è un valore aggiunto importante che si moltiplica e si rafforza quotidianamente.

Ognuno deve fare con spirito di abnegazione la propria parte perché, come ha più volte sostenuto Roberto Vecchioni, la scuola è vita.

Godetevi le vostre famiglie e salutatele da parte mia!

Con tanto, tanto affetto.

 

Montefalcione, 25 marzo 2020

Prof. Mario Baldassarre

 

 

LETTERA APERTA AGLI ALUNNI DELLA

SCUOLA MEDIA “F. TEDESCO” – A. S. 2019/2020

 

«Prendete in mano la vostra vita e fatene un capolavoro»

Giovanni Paolo II

Carissimi ,

la primavera, come stagione del tempo e dell’anima, si è affacciata con una veste insolita sulle nostre vite. Le margherite e le viole spuntano come teste reclinate,  intirizzite da una nevicata tardiva presentatasi come uno scherzoso pesce d’aprile. Il sole dà tepore alle nostre giornate, sulle quali spira un vento sottile e fastidioso: una stagione insolita che riflette l’umore dei tanti in questo momento che inesorabilmente segnerà una pagina consunta della nostra storia.

I boschi si sono già vestiti di una verdeggiante foliazione, ben lontani dalla secchezza invernale in cui i rami nudi evocavano falangi distese in un sommesso stato di preghiera o imprecazione.

In questi giorni di prostrazione e difficoltà, vista la gravità del momento che stiamo vivendo, i contatti umani vanno dissolvendosi. Sono cambiati gli scenari, mutate le circostanze, ma tutto rimarrà irrimediabilmente uguale  se il cammino sarà figlio di un’inerzia affannosa che non lascia spazio alle accelerazioni.

Scorre sulle pagine imbrattate del nostro destino, segnato da un’impudica volontà umana, una storia assai complicata e difficile.

È passato circa un mese da quando le attività didattiche scolastiche si sono fermate: un tempo lungo e difficile se pensiamo al modo in cui siamo stati costretti a viverlo. Nell’arco di poco tempo abitudini e consuetudini sono cambiate in una maniera forzata, proiettando così i normali gesti della quotidianità, vissuti in libertà, in un futuro fatto di speranzose aspettative.

Ognuno si sente recluso in case trasformate in trincee e balconate da cui osservare il mondo senza la possibilità di viverlo nella sua integrità e bellezza.

In questi giorni la scuola sta facendo la sua parte affidandosi alle nuove tecnologie per tenere vive quelle relazioni  considerate linfa vitale della lezione scolastica.

L’aula virtuale gradualmente sta prendendo il posto degli ambienti scolastici, permettendo così alla didattica di procedere con regolarità; tuttavia, il contatto umano, l’empatia vissuta e percepita a scuola restano un suggestivo miraggio del tempo che fu.

In ognuno di voi in questi giorni ho potuto leggere un alto senso di responsabilità e maturità nell’accogliere le indicazioni e  i suggerimenti che sono stati dati dai docenti. È apparso a tutti, sin da subito, la necessità di lavorare in un’unica direzione per il bene di tutti: è nata una cordata che ha tenuto ben saldo il mondo della scuola, permettendo così di guadagnarne in solidità ed efficienza.

Il lavoro che abbiamo davanti si presenta come un cammino in salita, tuttavia non deve mancare l’intraprendenza e la sagacia di ognuno per la costruzione di nuove prospettive utili.

Si presenta alle nostre latitudini una Pasqua fatta da un assordante silenzio, che aleggia sulle nostre strade e sulle nostre vite, togliendoci quel contatto umano che si sublima nei tempi e nei modi della lezione scolastica.

I margini del mondo in cui viviamo si sono ristretti alle geometrie dell’ambiente casalingo; questo ridimensionamento non deve essere vissuto come momento di prova e privazione, ma come ricerca di nuove opportunità di crescita.

La Pasqua avrà tuttavia un sapore nuovo da vivere nel cenacolo dell’intimità familiare con la speranza che possa aprirsi su tutti noi una resurrezione a vita nuova.

A tutti voi e alle vostre famiglie, giungano i miei più affettuosi auguri di una buona Pasqua di pace, gioia e serenità.

 

Con tanto, tanto affetto.

 

 

Montefalcione, 7 aprile 2020

Prof. Mario Baldassarre

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