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Tra Cielo e Terra, il Preatorio di Pagliuso nel segno del vernacolo di Bonito

Prosegue il cammino poetico di Luigi Pagliuso con la presentazione di Preatorio, seconda tappa di un ambizioso progetto letterario ispirato alla Divina Commedia e riscritto in dialetto bonitese non come semplice traduzione, ma come opera originale e autonoma.

Dopo ’Nfierno, pubblicato lo scorso anno, Preatorio rappresenta un nuovo attraversamento dei “tre mondi” ultraterreni, declinato in forma orizzontale e profondamente radicato nei luoghi, nelle voci e nella memoria collettiva del paese.

L’idea dell’opera nasce nel 2019, ma affonda le sue radici in un percorso interiore iniziato nel 2015, anno in cui l’autore si trasferisce a Genova.

È proprio la distanza dalla propria terra a rafforzare il legame con Bonito e con il suo vernacolo, trasformato da lingua dell’intimità in strumento poetico capace di parlare a tutti.

Preatorio si sviluppa lungo le strade reali e simboliche del territorio bonitese, dando vita a personaggi ispirati a figure reali ma trasfigurati in archetipi universali, capaci di incarnare vizi, fragilità e tensioni eterne dell’animo umano.

Al centro dell’opera vi sono i sette vizi capitali, accanto a figure come ladri, falsi, bugiardi e usurai: presenze che non appartengono solo a un immaginario ultraterreno, ma che dialogano apertamente con il presente.

Il tema del giudizio attraversa l’intero testo, oscillando tra sguardo esterno e introspezione interiore, accompagnato da silenzi e attese che diventano strumenti di ricerca e conoscenza.

La scrittura di Pagliuso, fortemente simbolica, nasce da un rapporto viscerale con la parola poetica, intesa come ponte tra dimensione immanente e tensione trascendente.

Grande attenzione è riservata all’accessibilità dell’opera: ogni terzina in dialetto è affiancata dalla traduzione in lingua italiana, in un attento lavoro di “traduzione culturale” che consente anche ai non bonitesi di avvicinarsi al testo senza snaturarne l’identità.

In questo senso, Preatorio si inserisce pienamente nel dibattito contemporaneo sulla valorizzazione delle lingue dialettali, riconosciute non come residui folklorici, ma come patrimoni linguistici vivi, capaci di esprimere universalità, complessità e profondità poetica.

L’opera diventa così anche un atto civile: preservare il dialetto significa custodire memoria, visione del mondo e umanità condivisa.

La presentazione del libro si è tenuta presso l’ex Convento Francescano di Bonito, luogo di forte valore simbolico e spirituale, che nell’immaginario dell’autore rappresenta una sintesi ideale tra territorio, silenzio e ricerca interiore.

Insieme all’autore, all’incontro sono intervenuti: S.E. Mons. Sergio Melillo, Vescovo di Ariano Irpino – Lacedonia; Giuseppe De Pasquale, Sindaco di Bonito; Tony Fabrizio, prefatore dell’opera; Franco Di Cecilia, preside e consigliere provinciale; Floriana D’Ambrosio, Presidente del Rotary Club Avellino Est Centenario A.R. 2025/2026; Francesco Vitale, Presidente del Rotaract Avellino Est A.R. 2025/2026; Arcangelo Zullo, Segretario del Rotary Club Avellino Est Centenario; Tullio Princigallo, artista; Silvio Sallicandro, editore.

La serata è stata arricchita da momenti di lettura poetica, con le declamazioni di Alessandro BelmonteMarco Vigliotta e Maria Iolanda Pagliuso, e da interventi musicali al pianoforte a cura del M° Concetta Varricchio, in un dialogo tra parola, voce e musica che riflette il percorso multidisciplinare dell’autore, da sempre attivo tra teatro, improvvisazione, scrittura popolare e performance.

Preatorio si rivolge a ogni lettore, senza distinzioni, e chiede in cambio un atteggiamento di ascolto e apertura, invitando a un’esperienza di arricchimento personale e di riscoperta storico-linguistica della propria comunità.

In un tempo in cui la letteratura è chiamata a riaffermare il proprio ruolo sociale e umano, l’opera di Luigi Pagliuso si propone come un viaggio “in destinazione ostinata e contraria”, capace di restituire dignità poetica al dialetto e di riaffermare, attraverso la parola, il valore profondo dell’humanitas.

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