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Traffico illecito di rifiuti, blitz di Dia e Noe a Salerno e Napoli: 16 misure cautelari. Arrestati funzionario Regione Campania e imprenditori

Traffico illecito di rifiuti tra l’Italia e la Tunisia: 16 misure cautelari, sequestrate 3 aziende. Dalle prime ore di questa mattina, nelle province di Napoli, Salerno, Potenza, Catanzaro, il personale della Direzione Investigativa Antimafia e del Gruppo Carabinieri per la Tutela Ambientale e la Sicurezza Energetica di Napoli, stanno dando esecuzione a provvedimenti cautelari personali e reali, nell’ambito di una indagine, coordinata dalla Procura di Potenza, su un traffico internazionale di rifiuti speciali tra l’Italia e la Tunisia. L’operazione vede attualmente impegnati circa 80 unità tra Carabinieri del Reparto speciale dell’Arma e personale della Direzione Investigativa Antimafia.

L’inchiesta era scattata nel 2020, quando dal porto di Salerno partirono alla volta della Tunisia diversi carichi di rifiuti speciali stoccati come plastiche. Una parte di quel carico fu incendiato non appena giunto in Africa e causò uno scandalo in Tunisia che costò l’arresto all’allora ministro dell’Ambiente tunisino, condannato per questa vicenda. Le indagini erano partite da Polla, in provincia di Salerno, e poi si sono estese fino ai vertici della Regione Campania. In manette sono finiti stamattina diversi imprenditori del settore rifiuti e un funzionario della Regione Campania, mentre un dirigente regionale è indagato a piede libero.

Sono state quattro le spedizioni di rifiuti tra Italia e Tunisia, nel periodo maggio – luglio 2020, ritenute illecite nell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Potenza e condotta dalla Direzione Investigativa Antimafia di Potenza e dal Noe di Salerno che oggi ha portato a 16 misure cautelari personali, tra arresti e sequestri di beni e attrezzature aziendali. L’indagine ha colpito intermediari, imprenditori di aziende di trattamento-recupero e società di intermediazione e un funzionario della Regione Campania (sottoposto agli arresti domiciliari) che sono indiziati per i reati di attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti, fittizia intestazione di beni, gestione illecita di rifiuti e realizzazione di discarica abusiva, frode nelle pubbliche forniture. Quattro le società coinvolte: due di Polla (Salerno), una di Soverato (Catanzaro) e una di Sousse in Tunisia.

Sotto la lente di ingrandimento sono finite quattro spedizioni di 282 containers in tutto, provenienti da Polla e trasferite in Tunisia tramite il porto commerciale di Salerno. Quando il caso è esploso in Tunisia, dove c’è stato clamore per il traffico di rifiuti, tutti i container sono stati rispediti in Italia. In totale 7.891 tonnellate di rifiuti: di queste 70 erano giunti nell’impianto tunisino di conferimento dove si è verificato un incendio doloso che ha mandato in fumo buona parte dei rifiuti in esso stipati; tutte le altre bloccate al porto tunisino di Sousse. I rifiuti sono stati respinti, per le difformità nella tipologia, per la falsità dei documenti di accompagnamento e per l’irregolarità delle autorizzazioni rilasciate. I containers pieni di rifiuti, compresi quelli bruciati, sono rientrati dalla Tunisia e fatti sequestrare dalla Dda, quindi trasferiti nel comprensorio militare dell’Esercito italiano di Serre (Salerno) dove sono state effettuate consulenze e attività di caratterizzazione finalizzate allo smaltimento.

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