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Trevico, dove i salumi parlano e le stelle ascoltano

C’era una volta — e c’è ancora — un paese appollaiato sulle nuvole, Trevico, il tetto dell’Irpinia. Un luogo dove l’aria sa di legno vecchio e pane caldo, dove il silenzio non è vuoto ma attesa, e dove ogni pietra racconta una storia. È da qui che partono i sogni più testardi. Quelli che, invece di restare sogni, si mettono a camminare.

E uno di questi sogni, sei anni fa, ha preso forma tra le mani di Luigi Giovanniello e della sua famiglia: una festa di sapori e memoria, di terra e di tempo. L’hanno chiamata Salumi sotto le stelle, e ogni anno torna, più viva, più piena, più vera. Ma quest’anno è stato diverso. Quest’anno, Trevico ha respirato anche cinema. Ha ricordato il suo figlio più illustre, Ettore Scola, con tre giorni dedicati alla sua arte, alla sua ironia malinconica, al suo sguardo poetico sul mondo. E tra gli ospiti, come una carezza del destino, c’era Silvia Scola, sua figlia, a riportare in piazza quella luce che il padre sapeva accendere nei fotogrammi e nella vita. E mentre sullo schermo scorrevano scene senza tempo, tra le vie del borgo si accendevano profumi che non si possono scrivere: si possono solo vivere. C’era Carmine Fischetti, con la sua sapienza da oste-filosofo. Chef Giovanni Mariconda, intento a rimestare un primo piatto che non era solo cibo, ma rito, teatro, fuoco. E poi lui, il protagonista silenzioso ma inconfondibile: il GIÓprosciutti, in tutte le sue stagionature, servito come si serve una reliquia, come si versa un vino raro.

Ogni fetta, una carezza. Ogni morso, un ritorno. Salato e dolce, stagionato e tenero, profondo come il legno delle cantine e vivo come le mani che lo curano. In quel prosciutto c’è il respiro delle stagioni, c’è la pazienza di chi lavora contro il tempo, non per batterlo, ma per capirlo. E sopra tutto questo, le stelle. Spettatrici mute, complici eterne. Perché in posti come Trevico non si festeggia solo il gusto: si celebra un’identità. Una maniera di restare.E chi ci crede — come Luigi Giovanniello — non costruisce eventi. Costruisce appartenenze.

 

 Eco da portare con sé: “Il vero spettacolo non è sul palco, è nella gente che ci crede” by Carmela Cerrone

 

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Carmela Cerrone

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