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Trump contro l’Iran: un attacco a mezza Europa

Donald Trump si è presentato al vertice dei capi di Stato e di governo della Nato annunciando di fatto la fine del cessate il fuoco con l’Iran, pur lasciando aperta la possibilità di nuovi contatti con Teheran. Il presidente americano non ha risparmiato parole durissime nei confronti della leadership iraniana, definendo gli interlocutori “bugiardi” e sostenendo che trattare con loro sia una perdita di tempo.

La tensione resta altissima dopo la risposta militare statunitense agli attacchi iraniani contro tre navi mercantili nello Stretto di Hormuz: Washington ha colpito numerosi obiettivi militari in Iran e successivamente ha reintrodotto le sanzioni sul petrolio iraniano. Ora il principale interrogativo riguarda il futuro del memorandum d’intesa firmato a giugno, con cui Stati Uniti e Iran si erano impegnati ad avviare un negoziato per un accordo più ampio, destinato a includere anche il dossier nucleare. Un’intesa che avrebbe dovuto prendere forma entro due mesi, ma che oggi appare sempre più fragile. Nel frattempo i mercati finanziari reagiscono negativamente: le Borse internazionali registrano perdite e il prezzo del petrolio torna a crescere, alimentando i timori per una nuova fase di instabilità economica globale.
Sul fronte ucraino la situazione appare altrettanto complessa. Le dichiarazioni ottimistiche di Trump sulla volontà di Vladimir Putin di arrivare a un accordo di pace non trovano, per ora, conferme nei fatti. Nella notte nuovi bombardamenti hanno colpito Kiev, mentre il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, presente al vertice Nato, ha chiesto garanzie concrete per rafforzare la difesa aerea del suo Paese. Parallelamente, Kiev punta a ottenere nuovi finanziamenti internazionali per circa 140 miliardi di dollari destinati al biennio 2026-2027.
Prima dell’inizio della riunione dei leader dell’Alleanza Atlantica, fissata per una durata insolitamente breve — appena tre ore per un tavolo che riunisce i rappresentanti di 32 Paesi — Trump ha riproposto ancora una volta la sua linea critica nei confronti degli alleati europei. Il presidente americano ha rilanciato le accuse di scarso impegno nella difesa comune e ha contestato il ruolo dei Paesi europei sia nell’utilizzo delle basi militari statunitensi presenti sul continente, sia nelle questioni geopolitiche più delicate, come la difesa dell’integrità territoriale della Groenlandia.
Nel mirino sono finiti nuovamente Francia, Germania, Italia, Regno Unito e Spagna. In particolare, Madrid è stata criticata per la decisione di mantenere la spesa militare sotto i livelli richiesti dagli obiettivi Nato. Il messaggio di Trump è stato chiaro: molti Paesi europei, a suo giudizio, non sarebbero alleati sufficientemente affidabili. Una posizione già espressa il giorno precedente, quando aveva indicato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan come esempio di leader realmente vicino agli Stati Uniti, contrapponendolo ai governi europei, compresa l’Italia guidata da Giorgia Meloni.
Questa strategia consente a Trump di evitare una presa di posizione netta sul principio fondamentale che regge la Nato: l’articolo 5 del Trattato Atlantico, cioè l’obbligo di difesa collettiva in caso di aggressione contro uno dei membri dell’Alleanza. Resta da capire come questo principio verrà ribadito nel documento conclusivo del vertice e con quale chiarezza politica.
Non sono bastati neppure gli interventi del segretario generale della Nato Mark Rutte, che davanti alle telecamere ha cercato di sottolineare gli sforzi compiuti dagli europei e dal Canada per rispettare gli impegni sull’aumento della spesa militare. Trump ha replicato accusando ancora una volta gli alleati europei di spendere troppo poco, di beneficiare della protezione garantita dagli Stati Uniti e di non sostenere adeguatamente Washington nella lotta al terrorismo e nel confronto con l’Iran.
Rutte ha ricordato che il contributo europeo è tutt’altro che marginale, citando i circa cinquemila voli militari partiti dagli aeroporti europei a sostegno dell’operazione “Epic Fury”, un elemento che dimostrerebbe come l’Europa rappresenti una fondamentale piattaforma strategica per la proiezione della potenza americana nel mondo.
Un ruolo che, tuttavia, gli Stati Uniti tendono spesso a minimizzare nel confronto politico con gli alleati, preferendo mettere in evidenza soprattutto il peso economico e militare sostenuto da Washington. Il vertice Nato si apre così sotto il segno delle tensioni: tra la crisi mediorientale, l’incertezza sul futuro dell’Ucraina e un rapporto transatlantico sempre più segnato dalle divergenze.

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