La senologia in Campania sta vivendo una fase importante di crescita e consolidamento, con un obiettivo sempre più centrale: garantire alle donne un percorso di diagnosi, cura e follow-up completo, qualificato e il più possibile vicino al proprio territorio. In questo scenario, la Breast Unit dell’ospedale Moscati di Avellino guidata dal primario, il noto senologo Carlo Iannace – rappresenta un modello di presa in carico nel quale la paziente non è considerata soltanto attraverso la propria diagnosi, ma viene accompagnata lungo l’intero percorso assistenziale.
Il valore di una Breast Unit, infatti, non risiede soltanto nelle tecnologie disponibili o nelle terapie utilizzate, ma soprattutto nella capacità di costruire intorno alla paziente una rete di professionisti e competenze che lavorano in maniera coordinata. Significa conoscere la persona, la sua storia clinica, il suo percorso diagnostico e terapeutico e seguirla nel tempo.
Uno degli aspetti più significativi di questo modello è la possibilità di evitare, quando non vi sia una reale necessità clinica, il ricorso a strutture di altre regioni .Per molti pazienti, infatti, affrontare una diagnosi oncologica significa già sostenere un carico emotivo importante. Dover aggiungere viaggi, trasferimenti, organizzazione logistica e permanenze lontano da casa può rendere ancora più complesso il percorso di cura. Una struttura qualificata sul territorio consente invece alla paziente di mantenere un rapporto diretto con l’équipe che l’ha presa in carico, con importanti ricadute anche sul piano sociale ed economico. L a permanenza delle cure sul territorio può contribuire, inoltre, a ridurre i costi legati alla mobilità sanitaria, evitando che risorse economiche vengano trasferite altrove quando prestazioni e competenze possono essere garantite localmente.
Alla Breast Unit di Avellino la paziente viene inserita in un percorso nel quale le diverse fasi della malattia vengono messe in relazione tra loro: dalla diagnosi alla valutazione multidisciplinare, dall’eventuale intervento alle terapie, fino al monitoraggio successivo.
“Questo significa anche non perdere di vista la paziente quando, dopo gli accertamenti, non sia necessario- spiega Iannace- della Breast Unit Carlo il intraprendere una terapia.Essere inseriti in un percorso significa, infatti essere registrati, monitorati e seguiti nel tempo, secondo le necessità cliniche individuali. Anche quando la decisione è quella di non procedere con una terapia, la persona non viene semplicemente “dimessa” dal sistema: il suo percorso resta tracciato e viene programmato il necessario follow-up. È un cambio di prospettiva importante: non occuparsi soltanto della malattia, ma della persona nel suo complesso e nel tempo”.
La gestione moderna del tumore della mammella richiede competenze diverse. Chirurghi, oncologi, radiologi, anatomopatologi, radioterapisti, professionisti della genetica e altre figure sanitarie devono poter dialogare e condividere le informazioni cliniche.
È questo uno degli elementi distintivi del modello Breast Unit: le decisioni vengono inserite all’interno di un percorso multidisciplinare, con l’obiettivo di individuare per ogni paziente la strategia più appropriata sulla base delle caratteristiche della malattia. “Non esiste, infatti, un unico tumore della mammella e non esiste un’unica terapia valida per tutte. La medicina contemporanea tende- chiarisce Iannace – sempre più verso trattamenti personalizzati, calibrati sulle caratteristiche biologiche della neoplasia e sulle condizioni della singola paziente.”
La qualità di un percorso senologico passa anche dalla possibilità di accedere alle più moderne strategie terapeutiche disponibili e di applicare, quando indicato, protocolli aggiornati alla luce dell’evoluzione della ricerca oncologica.
“L’innovazione riguarda oggi non soltanto i farmaci, ma anche la diagnostica, la chirurgia, la radioterapia, la caratterizzazione molecolare dei tumori e gli strumenti utilizzati per individuare il trattamento più appropriato. In questo contesto, parlare di terapie “all’avanguardia” significa soprattutto sottolineare- evidenzia il noto senologo – la necessità di mantenere costantemente aggiornate competenze, procedure e tecnologie, garantendo alle pazienti le opzioni terapeutiche appropriate secondo le indicazioni cliniche e le evidenze scientifiche”.
Il tema della Breast Unit di Avellino si inserisce quindi in una questione più ampia: quella di una sanità capace di offrire cure di qualità senza costringere automaticamente il cittadino a cercarle lontano. Quando diagnosi, trattamento e follow-up possono essere garantiti all’interno del territorio, il beneficio non riguarda soltanto la paziente. Si rafforza anche la rete sanitaria locale, si valorizzano le professionalità presenti e si possono contenere i fenomeni di mobilità sanitaria.
“La donna sa dove rivolgersi, conosce l’équipe che la segue e può contare su un percorso che non si interrompe dopo il singolo esame o dopo l’intervento chirurgico. È questa, in fondo, la sfida più importante della senologia moderna: non limitarsi a curare una patologia, ma- conclude il primario Iannace – prendere in carico una persona e accompagnarla nel suo percorso di salute”.
E una Breast Unit radicata nel territorio, come quella di Avellino, può rappresentare proprio questo: un punto di riferimento per le pazienti campane, capace di unire prossimità, continuità assistenziale, multidisciplinarietà e accesso alle cure in modo eccellente.

