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Il famoso detto di Giulio Andreotti (“Il potere logora chi non ce l’ha”) è divenuto, nei decenni, una vera e propria dottrina. Con il passato governo rosso-verde, tuttavia, ha subìto una inaspettata ma clamorosa smentita. Sembra infatti che, ad uscire logorati dalla più recente esperienza di governo, siano proprio i due principali protagonisti di quella stagione. Insistere su tutte le tormentate vicende del M5S è come sparare sulla Croce Rossa. Anche le tensioni e le tentazioni che stanno attraversando il corpaccione del Pd rischiano però di essere altrettanto devastanti. Anzi, esse potrebbero  trasformarsi in veri e propri movimenti tellurici. E quindi in un vero pericolo per la tenuta stessa del partito, apparso caratterizzato negli ultimi tempi dalla sola vocazione del partito di governo. Non più accompagnata nè da una chiara identità politico-culturale nè da una decisa volontà riformista

Ed è davvero singolare mettere a raffronto tutto questo con i toni e i modi che accompagnano le celebrazioni del centenario della nascita del Pci e della sua lunga e altalenante storia. Infatti, quasi tutte le rievocazioni sono state caratterizzate da segni di profonda contraddizione. Comprensibile il clichè prevalente dell’esaltazione nostalgica del ‘caro estinto’ Pci, considerati i milioni di adepti e di simpatizzanti che il mito comunista ha saputo suscitare nei decenni! Insopportabile, tuttavia, la smemorata o imbarazzata ipocrisia di sorvolare su molti poco edificanti aspetti della sua vicenda politica. La lunga sudditanza a Mosca. La Gladio rossa. Le uccisioni di partigiani non-comunisti. Le foibe nascoste. Le responsabilità politiche, nelle purghe staliniane, della equivoca ma dominante figura di un Togliatti poi difensore dell’invasione sovietica dell’Ungheria nel 1956! Infatti, in molte ricostruzioni sono state più o meno rimosse a piè pari molte fasi precedenti. Come se la lunga storia di quel partito fosse iniziata solo con Berlinguer! Sui problemi delle libertà collettive si sono infranti tutti i regimi comunisti nel mondo. Perciò è certamente contraddittorio, per  il Pd, celebrare quasi vittoriosamente le origini cultural-politiche (all’epoca massimaliste) della sinistra italiana, mentre incombe la necessità di una grande forza politica concretamente riformista!

Zingaretti e l’attuale  Pd si sono trovati a vivere una situazione estremamente complessa. Con un partito ricacciato all’opposizione dalla travolgente affermazione populista e sovranista. E desideroso quindi di ritornare al potere. Tuttavia,   non si può certo affermare che il bilancio della sua paciosa leadership sia esaltante. Il Pd ha smarrito molti dei suoi punti di riferimento. Aveva fatto dell’anti-berlusconismo la sua principale ragion d’essere. Ora si ritrova alleato del Cavaliere. E ha dovuto mandare giù perfino la nomina di Mulè a sottosegretario con delega all’editoria! Non è riuscito a realizzare il tanto sbandierato ius soli. E così, molti remoti discendenti di italiani all’estero votano per eleggere dei parlamentari. Invece, gll immigrati che lavorano e pagano le tasse in Italia non possono diventarne cittadini! Per anni aveva svolto il ruolo di difensore degli equilibri costituzionali contro ogni manomissione. E tuonato contro la riduzione dei parlamentari imposta dal pupulismo pentastellato per i suoi gravi rischi. A cominciare dalla perdita di ogni rappresentanza da parte dei piccoli territori!  Ha poi finito per votarla, con  l’impegno però a favore di idonee norme elettorali correttive. Poi rimasto    colpevolmente lettera morta!     Ha legato il pd al perdente Conte, ritrovandosi  infine con una presenza (ridotta) di ministri Pd. E con la discussa costituzione del cosiddetto intergruppo Pd-M5S-Leu. Ora minato da un Conte leader 5S.  Insomma, il Pd sembra una pentola in ebollizione!. Diverse cordate affilano le armi, anche se le primarie saranno nel 2023. E si delinea un ampio fronte di amministratori del Nord a sostegno di Bonaccini leader. E il Sud?  Esprime solo vacui campioni del populismo di sinistra, come  De Luca ed Emiliano! Tuttavia, non basterà trovare  solo una persona. Occorrerà anche una concreta piattaforma programmatica fondata su nuove radici identitarie!

di Erio Matteo

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