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Che il governo possa cadere da un momento all’altro è nell’ordine delle cose, stante l’estrema litigiosità dei partiti che lo sostengono ed il grado di inaffidabilità di Di Maio e di Renzi. I quali, più che pensare al Governo del paese, a risolvere problemi, a cercare intese e trovare elementi condivisi, non smettono un solo momento di farsi la guerra fra di loro; Di Maio di fare campagna elettorale come se fosse all’opposizione, e Renzi campagna acquisti nel PD e in quello che resta di Forza Italia. Pertanto è urgente fare una nuova legge elettorale perché, se si andasse al voto con il Rosatellum – voluto da Renzi a sua immagine e somiglianza, come Berlusconi aveva fatto con il Porcellum cancellando il Mattarellum che, bene o male stava funzionando. L’andazzo dei partiti della maggioranza pro tempore, di cambiare la legge elettorale vigente per adeguarla al proprio tornaconto, pare prendere il sopravvento anche questa volta – ignorando quanto avviene nelle piazze con centinaia di migliaia di sardine che invocano un cambiamento radicale del modo di fare politica con la P maiuscola. Ma i “politicanti” oggi in circolazione sono poco seri e pensano più a fare campagna elettorale che al bene del Paese, ai loro interessi di bottega che all’interesse nazionale.

Ci sarebbe già un preaccordo tra i 5Stelle ed il PD, che rinuncerebbe al maggioritario a doppio turno (sul modello francese) e accetterebbe un proporzionale corretto sul tipo (spagnolo). Restano dubbi sulla soglia di sbarramento che il PD e 5Stelle vorrebbero al 4/5% e Leu al 3%. Dicono di volersi ispirare al modello spagnolo, adattandolo al nostro Paese. Il modello spagnolo ha funzionato fino al 2004 assicurando stabilità perché basato su collegi elettorali molto piccoli (con la sola eccezione di Madrid e Barcellona): appena 50, mente in Italia si vorrebbero lasciare quasi invariati (al massimo 40/42). Il sistema, proporzionale alla Camera (Cortes) e maggioritario al Senato, avvantaggia i partiti più grandi e prevede uno sbarramento circoscrizionale del 3%. Non ha premio di maggioranza. Il maggiore difetto è la mancanza di controllo da parte degli elettori che non hanno facoltà di scelta perché le liste sono bloccate. Negli ultimi anni ha cominciato a non funzionare più come prima perché si sono succedute tre consultazioni che non hanno permesso una maggioranza. Applicato all’Italia, non eliminerebbe i difetti (nomina dei parlamentare dai partiti, nessuna rappresentatività e legame con il territorio) che sono alla base della diffidenza della gente verso la politica. Inoltre favorirebbe i partiti maggiori, innanzitutto la Lega.

Il PD avrebbe preferito il maggioritario a doppio turno nazionale di coalizione e il M5S e Italia Viva il proporzionale a turno unico con quota di sbarramento al 4/5% (Leu al 3%). Il PD, come accade sempre più spesso, rinuncia facilmente alle sue idee uniformandosi al coro collettivo, ai sondaggi ed ai social.  Vorrebbero bloccare i voti della destra, ma secondo le proiezioni del prof, D’Incà anche con questo sistema il centro destra (Salvini, Meloni e Berlusconi) potrebbero conseguire la maggioranza assoluta.

Non si capisce perché non seguire la via maestra e scegliere un modello, proporzionale o maggioritario, e applicarlo nella sua interezza senza arzigogoli, adattamenti, furbizie, come ha sempre sostenuto il compianto prof. Sartori che se ne intendeva, anche se personalmente preferiva il sistema del doppio turno circoscrizionale alla francese, che ha sempre funzionato e assicurato stabilità, scelta dei candidati e rapporti con il territorio. Cento scienziati politici, professori universitari ed esperti di materia elettorale, hanno firmato qualche anno fa un appello per caldeggiare il doppio turno di collegio alla francese. Garantirebbe la eliminazione della frammentazione partitica, legittimerebbe l’eletto con ampia percentuale di voti, rafforzerebbe la rappresentatività con un più corretto rapporto eletto/ territorio. Nessuno lo vuole perché limiterebbe i poteri della nomenclatura dei piccoli politicanti che ci offre il mercato. .

Così va il mondo: piccoli uomini partoriscono sempre piccole idee.

di Nino Lanzetta

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