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Il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 4 marzo 2020 inerente le “Misure per il contrasto sull’intero territorio nazionale del diffondersi del virus Covid 19” e la conseguente chiusura di tutte le attività scolastiche e universitarie, ha certamente aumentato il livello della paura, soprattutto all’interno della stratificazione demografica anziana. In particolare il comma b) dell’articolo 2 dello stesso decreto recita: “è fatta espressa raccomandazione a tutte le persone anziane o affette da patologie croniche o con multimorbilità ovvero con stati di immunodepressione congenita o acquisita, di evitare di uscire dalla propria abitazione o dimora fuori dai casi di stretta necessità e di evitare comunque luoghi affollati nei quali non sia possibile mantenere la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro, di cui all’allegato 1, lettera d)”. Come cittadino e anziano aspirante cristiano, nei giorni successivi al decreto ho parzialmente accettato la raccomandazione di rimanere a casa, alcuni pomeriggi. Per non essere eccessivamente bombardato dai programmi televisivi con prevalenza tematica sul coronavirus, ho rivisitato alcuni passi della Bibbia che parlano della “paura” legata al percorso esistenziale del popolo ebraico. Premesso che di fronte all’attuale paura manifestata davanti alla novità del coronavirus, cioè qualcosa che non è totalmente conosciuta, avvertiamo un sentimento di angoscia esistenziale dovuto alla nostra precarietà collettiva, in un contesto sociale già caratterizzato dalla contingenza e dall’impossibilità diffusa di controllare gli eventi che ci fa avvertire la sensazione di essere esposti all’imponderabile. A questa sensazione si aggiunge la constatazione che nemmeno i luminari della scienza virologica hanno idee chiare sull’eziologia del coronavirus tantomeno sulla terapia capace di debellarlo. D’altra parte le paure collettive si concentrano soprattutto nella paura dell’altro, portatore sano del virus o in stato di incubazione dello stesso. Come usciamo, allora, dalla morsa della paura? Personalmente, nell’attuale momento di psicosi collettiva, ho travato rifugio psicologico in un libro dell’Antico Testamento, l’Esodo, che narra delle vicissitudini drammatiche del popolo di Israele. Il racconto di questo libro ci presenta Dio che si pone davanti alle paure della sua creatura senza sottrarvela o proteggerla immediatamente, ma standole accanto, aiutandola a cogliere l’orizzonte di senso della paura e a situarsi in modo sano e adulto di fronte ad essa. Dio interviene con il reiterato invito a “non temere”, cioè con l’azione di accompagnamento degli esseri umani per farli attraversare, con le loro paure, i percorsi smarriti della fiducia e della libertà. L’attraversamento prodigioso del Mar Rosso del popolo ebraico è anche liberazione dalla paura e dalla schiavitù in Egitto: è quanto narrato nello stesso Esodo. Dobbiamo, però, non dimenticare che questo popolo aveva un profeta, Mosè, a cui Dio aveva comunicato il da farsi e, in particolare, di “tornare indietro”, cambiare direzione di marcia – verso il deserto – per attraversare la via più lunga, ma la più sicura, vincendo lo sconforto e la paura. In sostanza, attraverso Mosè, con l’invito a  “tornare indietro” invita alla “conversione” per vincere la paura. È un invito quello di Dio, che ci viene rivolto a noi, dopo migliaia di anni: tornare indietro rispetto ai nostri abituali e comodi percorsi personali e collettivi, alle consolidate e solo formali abitudini di abbracciarci e stringerci le mani, alle facili individuazioni delle fonti della paura nell’altro a cui neghiamo l’accoglienza solo per il colore della sua pelle; in una sola parola è un invito ad abbandonare il virus dell’egoismo e dell’indifferenza per imboccare la necessaria ed impegnativa via della responsabilità umana e sociale. Dall’attuale psicosi planetaria da cui siamo attanagliati – probabilmente solo nella fase iniziale – come se non bastassero le tante assurde e interminabili guerre in atto in tanti paesi e ai tanti e già percepibili rischi del disastro ecologico – l’umanità intera, a cominciare da noi modesti aspiranti cristiani, deve affrancarsi con il coraggio e la determinazione di “tornare indietro” cioè di convertirci, come ci ammonisce l’Esodo. Per altro è un messaggio antichissimo, quello dell’Esodo, che ci viene recapitato nella significativa pregnanza dell’attuale periodo liturgico della quaresima: periodo di quarantena spirituale da secoli e di quarantena sanitaria attualmente. È auspicabile di poter accogliere il messaggio biblico vincendo la paura e coltivando, oggi più che mai, la speranza di Dio che ci raccomanda di “non temere”.

di Gerardo Salvatore

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