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Usura ed estorsioni, maxi-operazione DDA in Irpinia: 4 indagati in silenzio davanti al gip

Oggi, presso il Tribunale di Avellino, si sono tenuti gli interrogatori di convalida per sei degli indagati nell’ambito dell’inchiesta su usura ed estorsione che coinvolge il territorio irpino. Quasi tutti gli accusati, destinatari di un decreto di fermo emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Salerno, hanno deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere alle domande del Giudice per le indagini preliminari (GIP), dottor Mario Tringali, ad eccezione di T.S. difeso dall’avvocato Tecce e R.V. assistito dall’avvocato Massimiliano Russo che hanno scelto di collaborare rispondendo all’autorità giudiziaria.

Gli interrogatori sono stati temporaneamente interrotti a causa di una scossa sismica con epicentro a Grottolella.
L’inchiesta, condotta dalla Direzione Investigativa Antimafia (DIA) di Salerno, ha portato alla luce un sistema di prestiti usurai e minacce ai danni di due imprenditori del settore conciario di Montoro e Solofra, operante in un contesto di forte contiguità con gruppi criminali legati al Nuovo Clan Partenio.

Il blitz, eseguito all’alba tra le province di Salerno, Avellino, Napoli e Potenza, ha impegnato 120 operatori delle forze dell’ordine, tra cui quattro piloti di droni della DIA. Diciotto persone indagate, sedici delle quali destinatarie un decreto di fermo per usura ed estorsione aggravata dal metodo mafioso. Sette gli irpini coinvolti, già noti alle forze dell’ordine, tra cui un esponente del Clan Partenio condannato a condannato in primo e secondo grado a 19 anni di reclusionee poi scarcerato per un vizio di forma e che è risulta ancora irreperibile.Mentre il quarantanovenne di Avellino . che si trovava all’estero in vacanza ha anticipato il rientro per consegnarsi al personale della Direzione Investigativa Antimafia di Salerno. Anche M.E – difeso dall’avvocato Gaetano Aufiero – nei prossimi giorni dovrà comparire davanti al Gip del Tribunale di Avellino per la convalida del fermo firmato dai pm antimafia salernitani.

Secondo gli inquirenti, i due imprenditori sarebbero finiti nella morsa di tre diversi sodalizi criminali, legati al clan D’Alessandro di Castellammare di Stabia, al Nuovo Clan Partenio dell’Irpinia e a un gruppo salernitano con ramificazioni nella Valle dell’Irno. Il primo filone d’indagine ruota attorno a una serie di prestiti per circa 95mila euro, concessi tra novembre 2023 e aprile 2024, con tassi d’interesse mensili fino al 12%. Gli imprenditori, schiacciati dal debito, avrebbero pagato interessi per oltre 30mila euro, fino a subire minacce e percosse.

In un episodio documentato dalla DIA, uno degli indagati avrebbe schiaffeggiato una delle vittime, imponendogli il pagamento immediato di altri 40mila euro.Le intimidazioni, spesso accompagnate dal richiamo a “persone legate alla camorra”, avrebbero costretto i due imprenditori a cedere progressivamente a nuove richieste, sempre più esose.L’inchiesta documenta come l’attività usuraria sia partita da un gruppo salernitano guidato un 47 enne di Fisciano il quale, tra fine 2023 e metà 2024, avrebbe concesso prestiti per un totale di circa 95.000 euro, esigendo tassi usurari che arrivavano fino al 12% mensile, e ottenendo in interessi circa 77.550,00 euro in sei mesi.

Il credito, diventato terreno di contesa, avrebbe innescato una guerra sotterranea tra gruppi criminali di zone diverse.A partire dall’estate 2024, i clan stabiesi legati ai D’Alessandro – avrebbero organizzato una spedizione intimidatoria a Fisciano, con volti travisati e a bordo di motociclette, per poi imporre alle vittime di pagare loro la somma di 10.000 euro come prima tranche di un debito residuo.

Dalle indagini poi e’ emersa una vera e propria successione nella gestione del debito usurario, alla fine nelle mani dei “ragazzi di Avellino”, ovvero soggetti con legami al Nuovo Clan Partenio, che avrebbero rivendicato la “competenza criminale” sull’operazione in quanto gli imprenditori operavano sul territorio irpino. I presunti affiliati avrebbero costretto i due imprenditori a pagare il debito residuo di 60.000 euro (in rate mensili di 2.000 euro) direttamente al clan avellinese, estromettendo definitivamente gli stabiesi.

Uno dei debitori convocato in un bar di Montoro, dove gli era stata imposta una rata di duemila euro al mese come interesse sulla restante somma di sessantamila euro dal referente del Nuovo Clan Partenio, rispetto alle perplessità di dover pagare sia gli avellinesi che agli stabiesi, gli era stato riferito che era stato trovato un accordo fra i due gruppi. E da qui le richiese estorsive a pagare accompagnate da minacce e pressioni costanti per impedire alle due vittime di sottrarsi al pagamento e per monitorare l’eventuale attività investigativa.

Un quadro quello ricostruito dalla Dia di Salerno che laddove confermata dai prossimi passaggi giudiziari, dimostrerebbe l’operatività del “Nuovo clan Partenio” anche dopo le pesanti condanne inferte ai verticiLe richieste erano accompagnate da minacce e pressioni costanti per impedire alle vittime di sottrarsi al pagamento e per monitorare l’eventuale attività investigativa.A fronte delle pressioni, le vittime avrebbero contratto ulteriori prestiti usurari per far fronte alle richieste estorsive. Inoltre due degli indagati, sarebbero accusati di estorsione aggravata per aver costretto le vittime ad assumerli fittiziamente nella loro società per un certo periodo con lo scopo di mascherare i pagamenti degli interessi usurari come stipendio.

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