“Il passato e il presente della Valle Solofrana sono legati a una storia produttiva fortemente concentrata sulla concia delle pelli, che ha generato lavoro, ricchezza e riconoscimento internazionale, ma che impone oggi una riflessione profonda sul rapporto tra sviluppo economico, ambiente e salute”.
Così in una nota il Circolo Legambiente Valle Solofrana Solofra-Montoro APS che commenta i risultati finali dell’indagine condotta dall’Istituto Superiore di Sanità e dalla Procura della Repubblica di Avellino, presentati oggi.
“Aggiungono elementi che non possono essere ignorati”, affermano gli ambientalisti, spiegando che “nell’area degli 86 Comuni esaminati, Solofra rientra nella classe più elevata dell’Indicatore di Rischio Comunale ambientale. Le analisi hanno inoltre rilevato, nei Comuni maggiormente interessati dalle potenziali sorgenti di contaminazione, eccessi di rischio per alcune patologie rispetto ai territori collocati nella classe più bassa. Sono risultati riferiti a livello di comunità, ma che richiedono attenzione, approfondimenti e politiche di prevenzione adeguate.
Gli ambientalisti osservano che se “le risorse idriche e naturali hanno sostenuto per decenni lo sviluppo del territorio, oggi è lo sviluppo stesso a dover garantire la restituzione, la tutela e, dove necessario, il risanamento di quel patrimonio.
La bonifica delle matrici ambientali, a partire dalle acque sotterranee, deve diventare una priorità strategica, non basta solo monitorare le contaminazioni: occorre individuarne le cause, intervenire sulle sorgenti, risanare dove necessario e verificare nel tempo i risultati. Ma bonificare non basta.
Occorre cambiare paradigma industriale“.
Legambiente evidenzia inoltre che “l’evoluzione della legislazione ambientale italiana ha definito obblighi e strumenti di tutela sempre più articolati. Oggi, tuttavia, la sfida non può limitarsi al rispetto formale delle prescrizioni.
Deve tradursi in una transizione industriale capace di ridurre strutturalmente gli impatti, ripensare l’impiego delle sostanze chimiche, migliorare l’efficienza nell’uso dell’acqua e dell’energia e promuovere processi produttivi più puliti.
Le imprese conciarie che hanno investito in innovazione e che rispondono alle crescenti richieste ambientali dei mercati e dei brand – continua il documento – possono essere protagoniste di questa trasformazione. Ma la sostenibilità deve diventare un impegno strutturale dell’intero distretto, non soltanto un requisito commerciale o un elemento di reputazione.
Parallelamente è necessario favorire l’insediamento di nuove attività legate all’economia circolare, al recupero delle risorse, al riutilizzo dei materiali e alle tecnologie ambientali.
Diversificare il sistema produttivo non significa rinnegare la tradizione conciaria, ma ridurre la dipendenza da un unico comparto e ampliare le opportunità di occupazione, innovazione e sviluppo.
Il distretto Solofra-Montoro-Serino — fa notare l’associazione — ha bisogno di accrescere il proprio know-how, migliorare il rating ambientale e dimostrare che competitività e tutela della salute possono procedere insieme. La credibilità industriale del futuro si misurerà anche sulla capacità di affrontare le criticità ereditate dal passato e di prevenire quelle nuove. Non è troppo tardi. Ma non possiamo permetterci che il tempo trascorra senza scelte proporzionate alla portata dei problemi. La sfida non è sopravvivere.
È costruire una nuova stagione industriale, nella quale bonifiche, innovazione, economia circolare e legalità diventino gli elementi di una strategia condivisa.
Per riuscirci – si legge infine nel documento – occorre superare le contrapposizioni territoriali, rafforzare la collaborazione tra imprese, istituzioni, comunità scientifica e cittadini e riconoscere che nessun territorio può tutelare il proprio futuro agendo da solo. La Valle Solofrana può trasformare le criticità del passato in una spinta al cambiamento: bonificare il territorio, innovare l’industria e diversificare l’economia significa costruire un futuro nel quale sviluppo, ambiente e salute non siano più obiettivi contrapposti, ma parti della stessa strategia”.


