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Valorizzare le buone prassi, sfida per il Sud

La quasi totalità degli indicatori macroeconomici, secondo le recenti anticipazioni del rapporto Svimez “L’economia e la società del Mezzogiorno”, mostrano la preoccupante situazione del nostro Mezzogiorno. La recessione da cui lentamente lo stesso Mezzogiorno era uscito s’inserisce nel progressivo rallentamento dell’economia italiana e ripropone la storica frattura nord-sud con un dato del – 0,3% del Pil meridionale a fronte pur del debolissimo + 0,3% del Centro-nord. Gli occupati del Sud negli ultimi due trimestri del 2018 e nel primo 2019 sono calati di 107 mila unità. Nel centro-nord, invece, nello stesso periodo sono cresciuti di 48 mila unità (0,3%). Il quadro generale di questa situazione occupazionale genera ancora la storica emigrazione dal Mezzogiorno. Nel periodo 2002-2017 oltre 2 milioni di persone sono emigrate al Centro-nord di cui giovani al 50,4% e laureati al 33%. Viene altresì rilevato che la quantità delle infrastrutture sociali determina l’indebolimento delle politiche pubbliche al Sud con una forte incidenza sulla qualità dei servizi erogati. Secondo autorevoli studiosi dei processi economici italiani il divario nord-sud è collegato anche alle scelte dell’attuale governo, nonostante la minima incidenza positiva del reddito di cittadinanza, e al taglio agli incentivi all’industria per il rinnovo tecnologico degli apparati produttivi. Senza mezzi termini l’area del Sud d’Italia viene considerata la più grande area in ritardo di sviluppo di tutta l’Europa occidentale. A concorrere fortemente a questo squilibrio c’è, in modo evidente, la cattiva gestione dei fondi europei. Assistiamo da molti anni alla incapacità scandalosa di gestire appieno i fondi europei a causa di una burocrazia incapace e fannullona. Non sono pochi, a livello tecnico, che ravvisano l’urgenza di centralizzare la programmazione e la gestione degli stessi fondi. E la centralità, tanto enfatizzata, dei territori che fine farà? L’Agenzia per la coesione territoriale è nata con buono auspicio, ma poi si è ridotta in un ente che si occupa del controllo contabile, senza un minimo di capacità progettuale. Una nuova riproposizione della Cassa per il Mezzogiorno potrebbe essere una soluzione a patto che sia sganciata dallo scellerato clientelismo degli attuali partiti di maggioranza. Anche la riproposizione di Tria di una nuova Banca per il Mezzogiorno rischia di rivelarsi irrilevante se non viene risolto il problema di una buona imprenditorialità. È da rilevare, frattanto, alcune buone realtà come il ritorno alla terra di 22 mila giovani under 40 che hanno scelto di insediarsi in agricoltura. Anche nei confronti di questa positiva richiesta, a causa di una burocrazia incapace, il 78% delle richieste non sono state accolte, anche per la incapacità programmatoria delle regioni meridionali. La denuncia è della Coldiretti in riferimento alle risorse comunitarie dei Piani di Sviluppo Rurale (Psr) del periodo 2014-2020. È questa una sconfitta per i nostri giovani meridionali e per tutto il Paese: lo sviluppo passa per una valorizzazione delle buone prassi e le competenze idonee.

di Gerardo Salvatore

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