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Anche quest’anno è venuto il 2 agosto. Anche quest’anno il popolo di Bologna si è stretto attorno al dolore dei familiari delle 85 vittime della strage del 2 agosto e si è raccolto in un corteo aperto da un grande striscione: Bologna non dimentica.

Anche quest’anno l’associazione dei familiari delle vittime per bocca del suo Presidente, Paolo Bolognesi, ha chiesto verità e giustizia e che sia fatta piena luce, non solo sugli esecutori materiali, per i quali sono ancora in corso due processi, ma sui mandanti occulti della strage annidati in livelli istituzionali. Anche quest’anno il Governo è intervenuto alla commemorazione, per bocca della Ministra Cartabia, promettendo «tutto il sostegno necessario nel lavoro di accertamento delle responsabilità».  Anche quest’anno, come già fece Renzi nel 2014, è stato promesso che per le stragi che hanno insanguinato l’Italia non ci saranno più segreti. Infatti, nella stessa giornata del 2 agosto, secondo fonti di stampa, il Presidente del Consiglio Mario Draghi avrebbe firmato una direttiva per declassificare e rendere così disponibili nell’Archivio centrale dello Stato nuovi documenti sull’organizzazione Gladio e sulla loggia massonica P2.

In generale la discovery di documenti classificati va sempre bene, però per quanto riguarda Gladio sappiamo già da trent’anni che non c’è nulla da scoprire. Quando il presidente del Consiglio dell’epoca, on. Giulio Andreotti, riconobbe l’esistenza di Gladio, con delle dichiarazioni fatte in Parlamento alla Commissione stragi nella seduta del 2 agosto 1990, e autorizzò il giudice istruttore di Venezia, Felice Casson, ad accedere agli archivi del Servizio segreto per acquisire la documentazione relativa alle misteriose attività di Gladio, tutti i documenti erano già stati distrutti, in più ondate succedutesi nel tempo, l’ultima fra il 26 luglio e il 2 agosto 1990. Non furono distrutti solo i documenti ma anche i verbali delle operazioni di distruzione (per cui non possiamo sapere nemmeno in cosa consistessero i documenti distrutti). In questo modo il segreto è divenuto impenetrabile per sempre. Tuttavia l’operazione di dischiusura degli archivi relativi alle stragi ha fatto emergere delle verità sconvolgenti sulle quali è caduto un silenzio assordante, quasi a rimpiazzare il segreto con altre modalità di nascondimento. Grazie ad una delibera del Senato sono state desecretati tutti gli atti della Commissione stragi e rese accessibili un milione di pagine, libere di essere lette e studiate. Da quelle pagine – come ci segnala Gian Giacomo Migone –  emerge la testimonianza di Paolo Emilio Taviani – all’epoca vicepresidente del Consiglio, già ministro dell’interno e della difesa – resa in seduta segreta di fronte alla commissione Gualtieri, secondo cui la strage di Piazza Fontana (12/12/1969), eseguita da alcuni neonazisti veneti, fu programmata, sostenuta, armata da esponenti dei servizi segreti italiani e statunitensi. Taviani, chiarì anche che il Governo dell’epoca, e le articolazioni nazionali e milanesi dello Stato, fin dal primo momento al corrente della matrice dell’attentato, costruirono strumentalmente, a tavolino, la pista anarchica che costò la vita a Giuseppe Pinelli. L’uso strumentale della strage, da attribuire all’estrema sinistra, costituiva la premessa per un giro di vite nei confronti dei movimenti di contestazione dell’epoca, identificati come nemici pubblici. Il giro di vite non ci fu e lo stato di emergenza programmato non fu proclamato perché intervenne un fattore imprevisto: un pubblico ministero e un giudice istruttore indipendenti scoprirono la matrice nera della strage, malgrado i depistaggi dei servizi segreti e dei vertici del Ministero dell’Interno, mandando in fumo il progetto politico sottostante alla strage. Adesso che un’ipotesi da sempre sostenuta dagli studiosi delle patologie istituzionali è diventata una verità rivelata, quello che stupisce è l’assenza di ogni reazione politica o istituzionale. A nessuno è venuto in mente di andare a bussare al portone di Langley (sede della CIA) per chiedere ragione ai nostri alleati della strage di Piazza Fontana e delle altre stragi “politiche” che hanno insanguinato l’Italia, compresa quella di Bologna. A cosa serve promettere ogni anno il massimo impegno perché emerga la verità sulle stragi, se poi quando le verità emergono ci voltiamo dall’altra parte e facciamo finta di non vedere?

di Domenico Gallo

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