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Di Gianni Festa

L ’affannosa ricerca di un candidato a sindaco nella città di Avellino rappresenta l’oggettiva crisi di rappresentanza di una mediocre classe dirigente. A destra come a sinistra. In Irpinia poi, dove la provincia era conosciuta come terra di pane e politica, la crisi è ancora più avvertita per l’arretramento sociale e culturale che si registra. Ci troviamo di fronte ad un dibattito politico che è ben poco definire squallido. Non c’è serio confronto tra le forze politiche, mentre un clima di separatezza vige tra le varie componenti che dovrebbero battersi per uscire dalla condizione di crisi che avvolge l’intera provincia. La stessa informazione è talvolta prigioniera di padrini e padroncini che orientano gli interessi di coloro che vanno alla ricerca del consenso. Ne scaturisce che la qualità del dibattito è scadente, spesso personalistico, sempre frammentato e, comunque, ben lontano dagli interessi generali. Se tutto ciò è comprensibile negli ambienti della destra irpina che, salvo rare eccezioni, non ha una importante storia politica, è nel centrosinistra che si avverte di più la deriva. Il cosiddetto “campo largo” è solo una invenzione dialettica. Nel senso che chi ne fa parte ribadisce il vincolo dell’alleanza, ma diffida degli alleati stessi. Ciò che unisce a parole, divide nei fatti. Una lettura di quanto accade è nel totale fallimento del Pd e della sua classe dirigente. Si vuole o no per lunghi anni, e comunque dalla fine della classe dirigente democristiana, il Pd non è stato in grado di eleborare un’ipotesi di sviluppo dell’Irpinia. Anzi, come testimoniano i recenti fatti del tesseramento, il partito si è aggregato con tessere acquistate a pacchetti all’estero con finanziamenti di imprenditori compiacenti (anche di centrodestra). Questa diffusa illegalità, peraltro non la sola, ha consentito a personaggi dagli appetiti famelici di monopolizzare la gestione del partito, diventato luogo di trasformismo e di ottuso silenzio dei problemi di interesse delle comunità. La delega a tutto campo di chi ha la responsabilità di guida a faccendieri di ieri e di oggi ha fatto il resto. Così il partito si è suicidato per eutanasia. Non ha elaborato una proposta di crescita dell’Irpinia nell’ambito regionale perchè chi ne fa parte si è inginocchiato ai voleri del governatore campano. Non una sola parola di protesta è stata mossa quando il presidente della giunta regionale ha imposto nei maggiori enti di servizio (sanità e trasporti) suoi rappresentanti, facendo passare il criterio secondo cui l’Irpinia non ha classe dirigente in grado di gestire quegli enti, oppure tacendo sulle condizioni delle zone interne affette dallo spopolamento delle migliori energie. Le ragione del fallimento del Pd sono ancora più complesse per quanto riguarda il voto amministrativo nella città capoluogo, dove ancora oggi si barcolla per trovare un candidato da proporre a sindaco della città. E’ evidente che il contrasto alla politica del sindaco Festa, populista e uomo solo al comando, andava in questi cinque anni evidenziato con azioni significative di protesta offrendo alternative ai problemi irrisolti. Svegliarsi all’improvviso per ricercare un agnello sacrificale è stato un grave errore. Non solo. Quale futuro per la città capoluogo è stato immaginato? Quale progetto è stato messo in campo per rilanciare il capoluogo in una strategia regionale e meridionale? Assoluto silenzio che corrisponde alla qualità di una classe dirigente miope, orientata a dividersi stracci di potere. Intanto quell’Irpinia del polo logistico, delle opportunità con l’Alta velocità, delle tante crisi aziendali, del pericolo di un regionalismo differenziato penalizzante e dei progetti nel cassetto del Pnrr s’incammina sempre più verso il viale del tramonto. Gli altri, coloro che detestano la buona politica, si organizzano in comitati di affari, allungando le mani sulla città con colate di cemento e non solo. Costoro avanzano spediti, grazie alle complicità talvolta istituzionali, trasformando una città destinata a diventare senza anima, insidiata dalla camorra pronta a proteggere imprenditori locali spregiudicati. Così Avellino e l’Irpinia cambiano pelle mortificando la grande tradizione culturale di quella che fu la provincia di Dorso e che vide tra i banchi del parlamentino provinciale le grandi lezioni di moralità di De Sanctis. Vieni avanti Gianluca Festa, il campo largo è con te.

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