Festeggia 100 anni di vita Teresa Caputo di Villamaina. A renderle omaggio il vescovo Pasquale Cascio con una santa messa di ringraziamento in casa della festeggiata. Con lui il parroco di Villamaina don Federico Masikini e il parroco di San Mango sul Calore don Rocco Salierno. Pubblichiamo di seguito l’intervento di Francesco Caloia che traccia un ritratto della maestra Teresa.
di Francesco Caloia
La maestra Teresa Caputo festeggia un secolo di vita, nasce in Irpinia a Villamaina il 28 febbraio del 1925, primogenita di quattro figli di Caputo Vincenzo e Raffaella Carsillo, il padre di antica origine Villamainese, la mamma originaria di Carife era giunta a Villamaina al seguito del fratello, l’arciprete don Giuseppe Carsillo, storico
parroco del comune irpino che alla sua prematura morte nel 1941 lasciò il posto al compianto mons. Gaetano Iorio (che molti Villamainesi hanno conosciuto e apprezzato in quanto parroco di Villamaina per oltre 54 anni).
La maestra Caputo Teresa e il marito Paolino Di Ieso Mia suocera deve la sua formazione alla famiglia, alla lungimiranza del padre che quando poche erano le donne che studiavano, tra le mille difficoltà, tra le ristrettezze
di guerra e dopoguerra non esitava ad indebitarsi pur di investire sui figli facendoli studiare, come tra l’altro fecero tante lungimiranti famiglie villamainesi in quel periodo, fece studiare tutti e quattro i figli (facendo come si soleva dire una volta, tre maestri e un notaio) anche la mamma era una donna forte, molto religiosa, cristiana
tutta d’un pezzo.
Studiò al Magistrale di Avellino mentre era educanda presso il collegio delle suore Benedettine di Maria SS. di Montevergine a Mercogliano, per poi passare, in seguito alle problematiche del dopoguerra, all’Istituto Schettino di Frigento. Dopo il diploma dette il suo contributo al progresso culturale insegnando nelle scuole serali popolari per adulti, istituite con un decreto-legge del 1947 per far fronte al grande problema dell’analfabetismo in Italia. Dopo aver superato il concorso da maestra insegnò nella scuola rurale dell’Acquara a Torella dei Lombardi, poi qualche anno a Melito Irpino e infine per oltre trenta anni nella scuola Elementare di Grottaminarda dove è vissuta insieme al marito, il maestro Paolino Di Ieso e i suoi due figli Antonio e Raffaella. A Grottaminarda è stata la maestra di generazioni di bambini (molti di loro oggi sono già pensionati), uomini e donne che hanno svolto e svolgono ogni sorta di professione e ancora oggi la ricordano con un misto di affetto e rispetto reverenziale.
La “signora maestra” era una figura romantica, deamicisiana e familiare, la “maestra unica”, era un punto di riferimento per gli scolari, era come una seconda mamma. La maestra Teresa come tante altre maestre è stata una figura importante per molte generazioni visti i 40 anni di carriera. Anche il marito, scomparso nel 2015, era
originario di Villamaina e maestro elementare nella stessa scuola di Grottaminarda dove insegnavano anche la sorella di mia suocera Caputo Filomena e il marito Di Ieso Rocco, tutte persone originarie di Villamaina che a Grottaminarda hanno lasciato un segno positivo del loro passaggio terreno. Era il tempo della bella scrittura, dei
grembiuli con il colletto bianco inamidato e il fiocco, i banchi di legno. Molte delle esperienze vissute allora con la maestra, si ricordano per tutta la vita, ricordi indelebili, ritagli di emozioni affissi nell’album di ricordi stampati nel cuore di chi come me ha avuto la fortuna di aver avuto “la maestra”.
La maestra Teresa con il suo secolo di vita trascorso in parte nella scuola, ha insegnato a molti non solo a “leggere, scrivere e a far di conto” come si diceva un tempo, ma soprattutto a essere quegli uomini e quelle donne che hanno fatto l’Italia del dopoguerra. La maestra era l’anello di giunzione fra la famiglia e il resto del mondo, la prima persona estranea con cui avevamo contatti. All’epoca ogni insegnante piegava tutte le materie e lei sapeva spaziare tra i vari argomenti suscitando la curiosità e il desiderio di imparare cose nuove. Nel rimprovero e nella correzione non c’era mai superiorità, ma l’incoraggiamento per fare meglio. La funzione docente più di altre professioni è fatta di relazioni sociali, di nuove conoscenze, di rapporti affettivi, di arrivi, di partenze, talvolta di addii, emozioni, stati d’animo che si intrecciano e segnano le nostre esistenze. La maestra Teresa ha assolto brillantemente al proprio ruolo nel mondo attraverso un’opera educativa altamente meritoria, riuscendo a dare tutta se stessa nel difficilissimo mestiere dell’insegnamento e della formazione degli uomini, una funzione educativa che l’ha vista guidare tanti giovani sulla via del bene e dell’onestà contribuendo alla crescita di una società più libera e democratica . Ha sperimentato e vissuto gli anni della seconda guerra mondiale, conoscendone brutture e sofferenze, anni in cui erano richieste fatiche e sacrifici per poter vivere e crescere dignitosamente con la famiglia. Ha attraversato dunque vicende alcune tristi ed altre felici, di un secolo di storia del nostro passato. Questo significa, tra le altre cose, compiere oggi cento anni di vita. Quando il 3 giugno 1946 ebbe luogo il referendum per scegliere fra la monarchia o la repubblica, la maestra Teresa votò per la Repubblica ed a Villamaina su 716 schede valide, 373 voti andarono alla monarchia e solo 343 alla Repubblica, questo deve farci riflettere sull’importanza della cultura, sulla necessità della lungimiranza, di saper vedere oltre, ma anche sul senso della “ storia” che si può percepire soltanto se la nostra attenzione si rivolge alla “gente” che ha fatto la storia. Nell’occuparci di ciò, nasce l’interesse per le “singole” persone, attori del nostro passato, che possiamo riscoprire attraverso le singole personali storie. Se sono i “personaggi” famosi quelliche l’immaginario collettivo impone di ricordare e che continuano ad interessare saggisti e scrittori, il particolare “successo” che essi riscuotono spesso non ci fa intravvedere le tante altre importanti storie di vita. Quello dei cento anni non è un compleanno qualsiasi è ricco di ricordi e confronti, quando Teresa è nata come abbiamo visto, in Italia c’era ancora il re, non c’erano il televisore, il frigorifero, la lavatrice e tanti altri elettrodomestici, non c’erano i telefoni, i cellulari, il computer, il tablet e la playstation, la connessione ad Internet, per andare ad Avellino da Villamaina si andava con l’asino o il calesse fino alla stazione ferroviaria di Paternopoli da dove si prendeva il treno per Avellino. Ma cosa più difficile da far comprendere alle generazioni contemporanee e che c’erano altri valori, alcuni positivi e altri conformistici che condizionavano fortemente l’esistenza.
Sempre ben curata con la borsetta sotto al braccio ma senza ostentazione ha fatto la spola per 40 anni tra casa e scuola. Con il suo inesauribile attaccamento alla famiglia e al lavoro è stata un esempio di dedizione ed amore svolto con passione con serietà e correttezza. Decoro, sobrietà, equilibrio, costanza nei propositi, discrezione,
modestia, pazienza, devozione, fede, fedeltà, l’arte di parlare e di tacere, l’ingegno sveglio, l’attaccamento alla famiglia e al lavoro sono state la cifra distintiva della sua figura. Ma Vivere a lungo non è cosa facile, il destino e la longevità le hanno riservato non pochi dolori, la prematura scomparsa del figlio Antonio dopo una lunga malattia, la perdita del marito, di un fratello, di una sorella, dei cognati, di nipoti, sono stati dolori non facili da superare. Per il pensiero greco arcaico la morte nel fiore della giovinezza è la più bella, è il segno che gli “Dei” sono propizi. Il detto «Muore giovane chi agli dei è caro», che in questa forma di Menandro, suona oggi convenzionale e vuoto di sostanza, attinge a un pensiero profondo (riconducibile all’esaudirsi del desiderio delle madri spartane). Ha vissuto senza cullarsi in illusioni che scoppiano in delusioni, ma essendo vigile e attenta, come ammoniva Cristo: «Vegliate perché non sapete in quale giorno il Signore verrà» (Matteo 24,42). In questa luce è necessario colmare giorni e le ore di amore, donandosi agli altri, evitando meschinità, egoismi e
furbizie. Importante è scoprire anche nell’oscurità della prova una scintilla di speranza, intuire nelle miserie il balenare della risurrezione, saper piangere e sorridere, essere sempre consapevoli come suggeriva Seneca all’amico Lucilio che «Longa est vita, si plena est». E questa pienezza è ottenuta se si cerca di «dare sempre
il meglio di sé». Credo sia stata una persona che ha saputo elevarsi al di sopra di ciò che ci vieta di vivere in serenità, senza mai cadere nel pettegolezzo ma attraverso un comportamento coerente, ha saputo coltivare il buonumore e l’ottimismo. Da quando ho avuto modo di conoscerla ha sempre conservato un temperamento discreto ed equilibrato. Molti si chiederanno ma quale è stata la ricetta della sua longevità ? Io penso di poter attribuire la longevità di mia suocera a poche cose, naturalmente e scientificamente, alla genetica, a seguire alla moderazione in tutto, alimentazione essenziale, ginnastica della testa, nel senso di saper dire no ai dolci e alle tentazioni, agli eccessi, alle tante altre cose che sappiamo tutti che fanno male ma a cui non sempre sappiamo rinunciare e negli ultimi anni soprattutto alla preghiera, la recita quotidiana del Santo Rosario, con la capacità di astrarsi dalla meschina contingenza e dalle brevi prospettive del quotidiano (guai a disturbarla durante la recita del rosario), quella preghiera che come affermava Giovanni Paolo II nella sua lettera apostolica “Rosarium Virginis Mariae” (2002), mette il fedele “in comunione viva con Gesù attraverso – potremmo dire – il Cuore di sua Madre. Nello stesso tempo il nostro cuore può racchiudere nelle decine del Rosario tutti i fatti che compongono la vita
dell’individuo, della famiglia, della Chiesa e dell’umanità. Vicende personali e vicende del prossimo e, in modo particolare, di coloro che ci sono più vicini, che ci stanno più a cuore. Così la semplice preghiera del Rosario batte il ritmo della vita umana”. Alla preghiera si aggiungono lunghi momenti di silenzio, di meditazione e di
riflessione. Studi recenti sostengono che, sfruttando le proprietà di controllo del respiro indotte da tali pratiche, aiuta a regolarizzare il battito cardiaco con ricadute positive sulla pressione arteriosa. La vecchiaia rende deboli anche le persone più forti e vivere tanto porta a confrontarsi più a lungo con il pensiero della fine dell’esistenza terrena, ma la fede genera e determina i contenuti della speranza. “Fede è sostanza di cose sperate” (Eb 11,1). La prospettiva più consueta con cui viene interpretato il versetto, secondo cui la fede genera e determina i contenuti della speranza, può essere rovesciata. L’affermazione viene infatti illuminata da quanto scrive Paolo: “Siamo stati salvati grazie alla speranza” (Rm 8,24). All’origine dell’annuncio cristiano, è la speranza a generare la fede e a offrirle le ragioni per credere. Mia suocera in un mondo in cui il progresso tecnologico, anziché liberare l’uomo, lo ha imprigionato in una gabbia dorata di falsi bisogni e desideri manipolati, ha saputo conservare ritmi antichi, non ha perso la propria unicità, non ha mai frequentato i magazzini dei centri commerciali e le cittadelle del consumo, il vero lusso per lei è stato stare con le persone che ha amato che l’hanno rispettata, né ha cercato di riempire la solitudine con presenze superflue, discussioni, conflitti e sfide inutili. Invecchiare non è facile.
Bisogna imparare a rallentare il passo, a salutare chi eravamo un tempo e ad accogliere con dignità chi siamo diventati. Non è semplice fare i conti con gli anni che passano. Serve il coraggio di accettare un volto che cambia, di camminare fieri in un corpo che non riconosciamo più, e di mettere da parte i pregiudizi e le paure che il
tempo ci impone. Bisogna lasciare che la vita scorra come deve. A 100 anni tondi, la maestra Teresa dallo sguardo pacato e sereno, oggi attende il soffio di una nuova primavera e vive i suoi giorni come un dono dolcemente su una poltrona, osservando il mondo che le passa davanti dal soggiorno di casa, attraverso la televisione segue
con interesse e preoccupazione il disordine mondiale, la politica nazionale e internazionale invocando la pace e facendo scorrere il tempo senza mai inseguirlo. Un grande ringraziamento ed infinita riconoscenza per ciò che hai fatto per noi tutti, per la nostra famiglia e per la nostra comunità, mettendo le tue doti al servizio di
generazioni di uomini e donne che hanno cambiato il mondo.