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Violenza di genere è allarme: Avellino, sono 200 le vittime prese in carico

di Egidio Leonardo Caruso

Oggi ricorre la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1999, la data del 25 Novembre è stata scelta per commemorare la forza, il coraggio di tre sorelle di origine dominicana, che durante la dittatura del generale Rafael Trujilo, decisero di dedicarsi all’attivismo politico denunciando gli orrori e i crimini commessi. Il 25 Novembre 1960 le tre sorelle: Patria, Maria Teresa, Minerva vennero trucidate e uccise da sicari del regime, la loro morte produsse un’ondata di ribellione che valicò i confini nazionali attirando l’attenzione anche a livello internazionale sul regime e sulla cultura machista, che non tollerava che le donne potessero occupare uno spazio pubblico. Pochi mesi dopo il loro assassinio il generale Trujillo fu ucciso e il regime cadde. L’unica sorella sopravvissuta, perché non impegnata attivamente, Belgica Adele, ha dedicato la sua vita alla cura dei sei nipoti orfani e a mantenere viva la memoria delle sorelle.
Simboli contro la violenza sulle donne sono: le scarpe e panchine rosse, le scarpe rosse, rappresentano la battaglia contro maltrattamenti e femminicidi, la loro storia nasce in Messico a Ciudad Juárez, città tristemente nota per il numero sconcertante di vittime legate a questo fenomeno negli ultimi vent’anni. L’artista messicana Elina Chauvet, per ricordare le donne vittime di violenza, compresa la sorella assassinata dal marito a soli vent’anni, nel 2009 posizionò in Piazza della città 33 paia di scarpe tutte rosse, mentre le panchine simbolicamente invitano alla riflessione, le forme di violenza sono le più svariate in primis, nei contesti familiari e comunitari.
In occasione della Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne (25 novembre 2025), l’Istat rende disponibili report di analisi frutto della collaborazione inter-istituzionale con il Dipartimento per le Pari Opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero dell’Interno, il Ministero della Salute, le Regioni e le Province Autonome e con le Associazioni attive contro la violenza sulle donne.
Nel report: “La violenza contro le donne dentro e fuori la famiglia- Primi risultati anno 2025-
• Sono circa 6 milioni e 400mila (il 31,9%) le donne italiane dai 16 ai 75 anni di età che hanno subito almeno una violenza fisica o sessuale nel corso della vita (a partire dai 16 anni di età). Il 18,8 ha subìto violenze fisiche e il 23,4% violenze sessuali; tra queste ultime, a subire stupri o tentati stupri sono il 5,7% delle donne. Sono soprattutto gli ex partner a risultare responsabili delle violenze fisiche o sessuali: ciò accade per il 18,9% delle donne che al momento dell’intervista avevano un ex partner.
Le donne attualmente in coppia hanno subito la violenza dal marito, convivente o fidanzato nel 2,8% di chi ha un partner. Inoltre considerando le donne che hanno sia ex sia un partner attuale, lo 0,3% le ha subite da entrambi.
Circa 2 milioni 441mila donne hanno subito nel corso della vita violenze fisiche o minacce da parte di parenti, amici, colleghi, conoscenti o sconosciuti, il 12,2% delle donne dai 16 ai 75 anni di età. Il 20,8% delle donne ha subito anche almeno una forma di violenza sessuale, circa 4milioni 174mila. Tra queste le molestie fisiche di natura sessuale sono più di 3milioni 800mila, ricevute dal 19,2% delle donne. Le forme più gravi, gli stupri e i tentativi di stupro, circa 705.500, sono state subite dal 3,5% delle donne.
Per la violenza sessuale, emergono al primo posto le molestie con contatto, seguite dai rapporti sessuali non desiderati (4,5%), lo stupro (3,9%), il tentato stupro (3,1%), i rapporti sessuali degradanti e umilianti (1,6%). In misura più ridotta le donne hanno subito rapporti sessuali quando non erano in grado di rifiutarsi e opporsi (1%), sono state costrette o si è tentato di costringerle ad avere attività sessuali con altre persone (0,4%) o hanno subito altre forme di violenze sessuali (0,2%).
Alle violenze fisiche e sessuali si aggiungono gli atti persecutori, lo stalking, prevalentemente attuati al momento o dopo la separazione dagli ex partner (14,7%) sia al di fuori della coppia, da parte di altri autori (9%). Per le donne che sono o sono state in coppia va aggiunta la violenza psicologica (17,9%) e la violenza economica (6,6%).
Nell’era dell’Infosfera la parte del leone la fanno i social media, che rappresentano delle moderne agorà dove tutti hanno licenza di dire qualunque cosa, trasferendo anche sul piano virtuale forme di violenza contro le donne, che riguarderebbero il 38% delle donne in forma diretta, l’85% in forma indiretta, la stessa violenza contro le donne si sviluppa sempre più nel mondo virtuale, trovando nei social network terreno fertile per la diffusione del fenomeno.
In riferimento alla città di Avellino nel report annuale diffuso dalla cooperativa “La goccia”, emerge un dato allarmante: in un anno le richieste di aiuto sono aumentate del 66%, sfiorano quota 200 le vittime prese ora in carico. I dati testimoniano ancor di più quanto sia necessario promuovere l’educazione al rispetto e alla gestione delle emozioni, promuovere momenti di sensibilizzazione sul tema.
Sul piano più strettamente legislativo la normativa, aggiornata con la legge n.69/2019, in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere, rientra interamente nel quadro delineato dalla Convenzione di Istanbul (2011), primo strumento internazionale giuridicamente vincolante ‘sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica’. Inoltre l’istituzione di un numero di emergenza, il 1522 gratuito e anonimo, il sostegno economico con il Microcredito di libertà, sostegni specifici per i figli minori vittime di violenza, tutele lavorative quali (congedo retribuito fino a 3 mesi), per donne vittime di violenza di genere (L.168/2023).
Proprio in questa giornata dedicata al tema sembra essere vicina all’approvazione definitiva, la proposta di legge avente ad oggetto: l’introduzione del reato di femminicidio (DDL n. 1433), che prevede la pena dell’ergastolo: “quando il fatto è commesso come atto di odio o di discriminazione o di prevaricazione o come atto di controllo o possesso o dominio in quanto donna, o in relazione al rifiuto della donna di instaurare o mantenere un rapporto affettivo o come atto di limitazione delle sue libertà individuali”.
Certamente sono stati compiuti numerosi passi avanti se si guarda al passato, ma l’impegno sociale nella sensibilizzazione da una parte e le tutele legislative dall’altra, trovano un’effettiva sussistenza solo se alla base c’è la certezza della pena.

 

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