Gentile direttore, i borghi rischiano di diventare cartoline senza voce, se non vengono abitati, vissuti, amati ogni giorno.
La loro sopravvivenza non dipende solo dai riconoscimenti, ma dalle persone che scelgono di restare, di prendersene cura, di tenerli vivi.
Durante un pomeriggio domenicale, mi recai a Zungoli per una passeggiata domenicale. Rimasi profondamente colpita dalla bellezza di questo borgo, recentemente riconosciuto tra i più belli d’Italia, con un significativo terzo posto. Per questo Zungoli non va solo visitato: va ascoltato. Nel silenzio delle sue strade, ogni pietra sembra raccontare una storia, ogni angolo invita a fermarsi. Non c’è bisogno di rumore, né di eccessi: la bellezza qui è sobria. Le lastre di pietra bianche e rosa coprono la strada, i vicoli, le scalinate. Tutto appare ordinato, quasi custodito con amorevole cura. Poche persone affacciate alle case, un silenzio pieno, mai vuoto. Fiori sui davanzali delle finestre, fiori sui balconi: segni discreti di una vita che resiste. Eppure, proprio in questa bellezza, si avverte una domanda più profonda :chi abiterà questi luoghi domani? Chi continuerà a custodirli?I borghi non possono vivere di sola ammirazione. Hanno bisogno di presenza, di scelte quotidiane, di radici che non vengano recise.Zungoli ci insegna che la bellezza non è ciò che appare, ma ciò che resta. E ciò che resta ha bisogno di essere amato.
Elisa Lavanga



