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Respingere la tentazione del non voto

Sta per volgere al termine una delle campagne elettorali più squallida che si sia mai vista. Una campagna elettorale urlata, invadente, condotta come un’ininterrotta campagna pubblicitaria in cui i venditori si insultano fra di loro e denigrano i prodotti dei concorrenti per piazzare meglio la loro merce. Tutte le principali forze politiche gareggiano nell’offrire all’elettore lauti guadagni forzando la cassaforte dell’Erario, senza spiegare come si fa ad alimentarla. Nessuno mette sul tavolo i contenuti reali delle scelte che si andranno a compiere dopo le elezioni.

I prodotti politici messi in vendita sul mercato elettorale sono a scatola chiusa, si sceglie solo sulla base dell’etichetta, non solo perché l’elettore non può compiere alcuna scelta fra i candidati da eleggere, ma anche perché i parlamentari eletti che, anche questa volta sono nominati dai capipartito, possono fare scelte diverse e contraddittorie a seconda dei disegni imprescrutabili dei loro capi politici. Per comprendere meglio questa situazione basta che ci facciamo una semplice domanda: quanti parlamentari del PD, eletti il 24/25 febbraio 2013, immaginavano che avrebbero cancellato l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, che avrebbero votato una nuova Costituzione (per fortuna bocciata dal popolo italiano), che avrebbero reso permanenti le concessioni di estrazioni petrolifere nei mari italiani? Se non lo immaginavano loro, figurarsi gli elettori del PD nel momento in cui si sono recati alle urne.

E’ evidente che questo sistema politico elettorale produce delusione, disaffezione dalla politica, scoraggia la partecipazione e induce i cittadini al non voto o all’indifferenza per le competizioni elettorali. Orbene l’indifferenza alla politica, anche se giustificata da circostanze esterne, è una gravissima patologia sociale che corrode le basi della democrazia, cioè le basi del nostro vivere civile e dei nostri diritti. La democrazia è come l’aria, diceva Calamandrei, ci accorgiamo di quanto sia indispensabile quando ci viene a mancare. Anche se la metà degli elettori disgustati da questa politica e da questi ceti dirigenti, decidessero di non andare a votare, il Parlamento sarebbe eletto lo stesso, si formerebbe lo stesso un Governo che compirebbe delle scelte che inevitabilmente condizionerebbero nel bene o nel male la vita di tutti gli italiani, compresi quelli che hanno deciso di non scegliere.

Il problema è che non tutte le scelte che i soggetti politici in corsa per le elezioni hanno in animo di compiere sono compatibili con la Costituzione, con la democrazia, con lo Stato di diritto e con la tutela dei diritti fondamentali. Il selfie della Meloni con Orban è molto più indicativo di tante chiacchiere sui programmi, della curvatura autoritaria che ci attende se questa destra dovesse prevalere alle elezioni. Come ha osservato Raniero La Valle: “Questa destra ha sempre nuovi belletti, ma ha indossato panni più ruvidi; essa comprende ormai anche il neofascismo sdoganato e comunque mascherato, e promettendo di togliere 50 o 60 miliardi di tasse ai ricchi, dichiara apertamente guerra a quattro milioni di poveri”. La democrazia, non è data una volta per tutte, è una pianta delicata esposta a pericoli di ogni sorta.

L’esempio di paesi europei a noi vicini, come l’Ungheria e la Polonia che, dopo aver lottato per conquistare un ordinamento democratico, adesso lo stanno demolendo per restaurare forme di potere autocratico, ci fa capire quanto sia delicato l’appuntamento che ci attende il 4 marzo. Non possiamo permetterci l’indifferenza, non tutti i prodotti offerti sul mercato elettorale sono uguali. Alcuni sono molto pericolosi, contengono pietanze che mettono a rischio le conquiste di civiltà che ci hanno consegnato i nostri padri e pregiudicano gravemente il nostro futuro. Per evitare che possano prevalere bisogna battere l’indifferenza e convincere tutte le persone di buona volontà a recarsi alle urne. Solo così potremmo dire: non praevalebunt.

di Domenico Gallo edito dal Quotidiano del Sud

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