Martedì, 28 Aprile 2026
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Passato il tempo delle spiagge affollate, la ricerca spasmodica di trovare nel Mezzogiorno posti liberi in albergo, sul sud cade l’effetto notte. E’ una storia già vista nel corso degli anni e che non è servita da lezione per il futuro. Quattro mesi di incassi e poi chiusure a tutto spiano. Immaginarsi ora che con la crisi energetica tutto diventa più difficile. Contro il Sud tornano veleni lombardi. Come quello sprigionato, subito dopo la sua elezione in Parlamento, da Umberto Bossi. Questi riscopre un antimeridionalismo in chiave speculativa. Mette in campo vecchi arnesi, rispolvera slogan offensivi, arringa il popolo del nord contro quello del sud assolutamente – egli dice- assistito. Poi c’è l’autonomia differenziata regionale che per come viene concepita da Zaia e supporter potrebbe diventare il colpo finale per l’affossamento della questione meridionale. Come reagisce il Mezzogiorno? Con il silenzio. Di Enrico Letta, di Giorgia Meloni e di tanti altri che si compiacciono di essere stati eletti in funzione dell’unità d’Italia. Certo, una voce c’è. E’ quella del governatore della Campania, Vincenzo De Luca, seguito a ruota, con ben altro stile in verità, dal suo collega pugliese Emiliano. Ma entrambi guardano ad altro, non al sud. Sono, in sostanza, voci stonate, ambiziose, lontane dal problema Mezzogiorno. Personaggi che già ora si rincorrono nel posizionamento personale, dopo la sonora sconfitta del Pd al sud. Ho sempre pensato che l’elettore è molto più in avanti dei politicanti di mestiere e offre giudizi severi sulla classe dirigente. In questa tornata elettorale il Pd è stato abbandonato per i metodi dei suoi dirigenti. Le stanze del potere, i benefici agli amici degli amici, il totale abbandono dei temi legati al territorio, l’arroganza nel tutelare il familismo amorale sono stati i motivi per il deprofundis del Pd. Vecchia politica di un tempo in cui il consenso era, e continua ad essere, figlio di un esasperato clientelismo. I pacchetti di tessere, l’emarginazione dei soggetti con merito e competenze e la premiazione dei capibastone, e così via. A questi mali antichi si è aggiunto, ormai da anni, il malaffare della malapolitica che si sintetizza nel rapporto politici – criminalità. Ed ecco allora che sui fondi europei la maggior parte dei progetti viene pilotata presso studi di professionisti collusi. E invece laddove le istituzioni potrebbero capovolgere la tendenza, non ci sono progetti e i fondi vengono restituiti a Bruxelles. Nella settimana che si è conclusa il centro studi europei ha messo nero su bianco accusando soprattutto le regioni meridionali di essere ultime nella utilizzazione dei fondi. Uno schiaffo sonoro alla classe dirigente. Il Sud che vuole rinascere ora ha davanti a sè due importanti occasioni: il governo Meloni e il congresso Pd. Sono mondi idealmente contrapposti, ma potrebbero essere il segnale di unità per il Mezzogiorno. I programmi del governo e quelli che verranno dal congresso Pd ci diranno se c’è qualcosa di nuovo sotto il sole del Sud.

di Gianni Festa

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