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L’orribile strage di Manchester all’indomani del viaggio di Trump in Arabia Saudita e del suo discorso alla corte di Riad mostra la vacuità della politica americana contro il terrorismo. Si chiede giustamente Raniero La Valle: “che cosa c’entrano i centodieci miliardi di dollari di armi vendute da Trump all’Arabia Saudita con il terrorismo, cioè con l’ordigno lowcost esploso all’Arena Grande di Manchester? Niente. Che cosa c’entra la grande coalizione richiesta da Trump a tutti i Paesi arabi per fare la guerra all’Iran, con il terrorismo, cioè con il kamikaze che si fa saltare in aria a un concerto? Niente. Che cosa c’entra la bomba madre di tutte le bombe lanciata da Trump sull’Afghanistan, con il terrorismo, cioè con i chiodi di cui era riempita la bomba artigianale di Manchester? Niente”. Che cosa centra la Nato – aggiungiamo noi – con i suoi missili e le sue bombe atomiche con gli artigiani del terrore che si aggirano per le strade dell’Europa? Niente. Deve essere pertanto chiaro che la cosiddetta lotta al terrorismo è solo un nuovo nome che serve a mascherare vecchie politiche di dominio e di guerra, come le politiche che volevano costruire un nuovo ordine mondiale propugnate da Bush padre e figlio, che hanno prodotto solo lutti e sofferenze inenarrabili nei teatri di guerra, generando caos e da ultimo l’Isis. In realtà armare uno Stato violento ed oscurantista come l’Arabia Saudita, che a sua volta finanzia e arma le organizzazioni fondamentaliste islamiche contro gli sciiti, e lo stesso “Stato islamico” di Abu Bakr Al-Baghdadi, serve alle grandi fabbriche di armamenti americane per far soldi a spese degli sceicchi del Golfo, 110 miliardi di dollari subito, 300 miliardi a seguire, ma non è certo questa la via per combattere il caos. La “grande coalizione per distruggere il terrorismo” propugnata da Trump in realtà non è che una scelta di campo degli Stati Uniti con l’Arabia saudita e Israele contro l’Iran, la Russia, e domani la Cina. Mira a rilanciare l’eterno gioco della guerra fredda attraverso il quale si tengono in piedi gli imperi. Quindi, lungi dal pacificare il mondo, mira a generare nuovi conflitti e ad incrementare il caos che regna sovrano nelle relazioni internazionali. Ma la vera novità di questo primo viaggio di Trump fuori confine è l’appello a una triplice alleanza di tre religioni mondiali a sostegno della lotta tra bene e male ingaggiata dagli Stati Uniti. Trump ha invocato questa santa alleanza cui ha offerto il simbolo della sua triangolazione tra l’Arabia Saudita, intesa come l’Islam della Mecca, Israele presa per l’ebraismo, e Roma intesa come cristianità. Purtroppo il neopresidente americano ha sbagliato tutti gli indirizzi, perché a Riad ha trovato solo mezzo Islam, e per di più la parte più oscurantista, in Israele ha trovato uno Stato sovrano ma non un’autorità spirituale che parli per l’ebraismo mondiale, e a Roma ha trova un’autorità spirituale che parla un linguaggio esattamente opposto al suo. Trump riesuma un messianismo americano che dai Padri Pellegrini ha attraversato la storia degli Stati Uniti fino a noi, ma lo declina nei termini di una santa alleanza a guida americana formata da sunniti, ebrei e cristiani uniti contro i musulmani cattivi e naturalmente i russi che sono pur sempre gli ex comunisti. Se questo è il verbo che Trump è venuto ad annunciarci, noi ci permettiamo di contrapporgli il controannuncio di Bakunin: «La fantasia distruggerà il potere e una risata vi seppellirà».
edito dal Quotidiano del Sud

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