“L’Orchipilenco appartiene alla coscienza di ciascuno di noi, è quella voce che non smette di interrogarsi sul mondo in cui viviamo, si pone interrogativi, nutre dubbi, cerca spiegazioni, è quella voce che non si rassegna all’universo in cui viviamo, alla disarmonia che lo caratterizza. E lo fa con uno sguardo capace di conciliare disincantato e leggerezza”. E’ Antonella Festa a spiegare l’idea da cui nasce il suo ultimo libro “E l’orchipilenco?”, edizioni Il Papavero, presentato negli accoglienti locali del Tagliere Divino ad Avellino “E’ il mio alter ego, mi ricorda come la vita sia sempre una rappresentazione tragicomica, che non può non essere affrontata con un pizzico di autoironia. E’ l’univo modo per non arrendersi”. Ricorda di avere scritto i primi componimenti nei difficili mesi del lockdown “La scrittura è diventata in questo modo una forma di terapia per sopravvivere all’isolamento e alla paura, riflettere sul nostro tempo, sulla ricchezza rappresentata da ciascuno di noi, sulle fragilità e sul bisogno di amore che caratterizzano l’orchipilenco, come ciascuno di noi”. Sottolinea come “scrivere in rima non è facile, è una sfida che nasce dal desiderio di restituire al mondo quell’armonia che oggi manca. La rima, inoltre, è capace di accarezzare chi legge e trasmettere con immediatezza il suo messaggio”. Ricorda il suo impegno alla guida dell’Associazione Italiana Persone Down “Sono sempre stata dalla parte degli ultimi. L’impegno dell’associazione si è concretizzato in uno spazio in cui ospitiamo ragazzi che non hanno una famiglia. Questo appartamento nasce dalla volontà di offrire un supporto a chi non ha più nessuno su cui contare”. La sociologa Maria Ronca, presidente Associazione Il Bucaneve, pone l’accento sulla capacità dell’autrice di conciliare impegno nel sociale e letteratura, senza mai rinunciare alla speranza “Festa ci ricorda il valore della cultura e la necessità di investire nelle relazioni e in valori come solidarietà e inclusione, dimostra con i suoi versi che la sensibilità è sempre un valore “. La professoressa Ilenia D’Oria, presidente dell’Archeoclub, pone l’accento sulla duplicità della raccolta “La rima richiama il mondo giocoso dell’infanzia ma si contrappone a contenuti fortemente introspettivi e profondi. L’orchipilenco impara a reagire ai colpi della vita e racconta con verità, senza nascondimento alcuno, uomini e donne che incontra lungo il suo cammino. Ci insegna come le ferite della vita rappresentano talvolta delle opportunità, così se da un lato il protagonista appare radicato nella realtà, dall’altro rivolge il suo sguardo alla luna che diventa la sua interlocutrice per eccellenza”. E’, infine, la giornalista Floriana Guerriero a ricordare come l’orchipilenco scelga in questa raccolta di starsene nascosto, non riesce più a riconoscersi nei valori della società di oggi, dominata dalla sete di guadagno e dalla ricerca del tornaconto personale. Di qui la scelta di starsene relegato in un angolo, ad osservare con il suo sguardo beffardo l’uomo mentre si destreggia tra essere e apparire. “Festa riflette sull’umanità e ci consegna storie di uomini e donne costretti a fare i conti con le sofferenze della vita, sono giovani come “Nel compleanno di Cristina” che hanno visto svanire i loro sogni, scrittori che hanno scelto il silenzio poichè non credono più nel potere della parole o ancora donne che decidonl di ribellarsi alle convenzioni sociali e di coltivare le proprie passioni. A prendere la parola sono, persino, gli alberi stanchi degli oltraggi dell’uomo, incapace di comprendere la sua sacralità mentre anche le Muse sono ormai state messe da parte e le divinità cacciate dall’Olimpo. “Poichè in questa società, ci ricorda l’autrice, sembra esserci spazio solo per l’ignoranza e l’approssimazione e persino l’arte ha perso la sua centralità”. Eppure Antonella non rinuncia alla speranza di un mondo in cui ci sia spazio per tutti, “in cui l’unica bellezza/ è essere diversi e uguali/liberi di volare con le proprie ali”. E dove anche ragazzi come Brown, con la loro unicità, possano trovare il proprio posto del mondo. Perchè il segreto per Antonella Festa è nella capacità di trovare le note giuste, “in fondo, anche la vita è come una canzone, si parte da un motivo ma bisogna poi trovare un equilibrio tra parole e musica, bisogna trovare la gousta direzione”.




