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Piano di Zona A04, le opposizioni: “I cittadini non possono attendere gli sviluppi giudiziari”

Bufera sul Piano di Zona A4 dopo la nomina di Adolfo De Rosa a direttore dell’ambito sociale. Le opposizioni chiedono al sindaco Festa di ritornare sui suoi passi, vista l’indagine del 2021 a carico a di De Rosa, oltre a evidenziare profili di irregolarità della procedura.Durante  la conferenza stampa  di mattina, a Palazzo di Città,i consiglieri di opposizione del Comune di Avellino,  hanno  chiesto chiarezza  sulle ultime vicende riguardanti il Piano di Zona A04  in particolare sulla nomina di Rodolfo De Rosa a direttore generale dell’azienda speciale consortile alla luce del suo coinvolgimento in un’inchiesta della Dda e della mancata iscrizione all’albo dei direttori sia sulla mancanza di rendicontazione.

De Rosa, nella veste di responsabile dell’Ambito 17 – che comprende i Comuni di Frattamaggiore, Sant’Antimo, Frattaminore, Grumo Nevano e Casandrino – è finito sotto indagine della Procura Distrettuale Antimafia nell’ambito dell’inchiesta sull’infiltrazione del clan dei Casalesi nelle cooperative sociali.

De Rosa è stato nominato nuovo direttore dell’Azienda speciale, prendendo il posto dell’ex direttore Solomita dimessosi a luglio scorso, dal consiglio di amministrazione composto dal sindaco Gianluca Festa, in qualità di presidente, da Amato Rizzo, Attilio Renna, Giuseppe Lombardi e Roberto Del Grosso.

“Ci sembra assurdo che i cittadini debbano aspettare gli sviluppi di questa inchiesta per poter avere dei servizi – ha dichiarato il consigliere comunale di opposizione Francesco Iandolo – ci sono anche aspetti formali che non ci convincono: il professionista non sembra essere iscritto all’albo dei direttori generali, fondamentale nella procedura. Dopo anni e anni di stalli bisogna ancora attendere per far partire un’azienda che aveva una grande potenzialità ma che oggi va avanti con il freno a mano tirato”.

“Siamo fortemente contrari alla procedura avviata e alla modalità con cui è stata portata avanti. Crediamo che il Piano di Zona di Avellino, che comprende 16 Comuni per un bacino di oltre 100mila potenziali utenti, debba avere una svolta quanto prima senza dover attendere sviluppi giudiziari”.

A fargli eco il consigliere di opposizione del M5S Ferdinando Picariello: “Cento mila persone non possono aspettare un procedimento penale. La nomina è inopportuna e lo è anche il comportamento di De Rosa il quale afferma di dover aspettare l’esito di un eventuale rinvio a giudizio o di un’archiviazione prima di poter decidere se accettare o meno l’incarico. Ancora una volta le procedure del Comune presentano tanti dubbi di forma come la possibilità di nominare un dirigente che è iscritto all’albo dei coordinatori ma non a quello dei direttori. Intanto, i servizi sociali pagano un prezzo altissimo e con essi la povera gente. Certamente il sindaco dovrebbe ritornare sui suoi passi e far funzionare l’ambito territoriale”.

“I servizi al Comune di Avellino erano gestiti dalle cooperative, sempre le stesse, che sono state colpite successivamente dall’interdittiva antimafia – ha affermato il consigliere comunale di opposizione Nicola Giordano – cooperative che gestivano anche il segretariato sociale, che si occupava di realizzare i bandi, vinti poi dalle stesse ditte. Un’altra anomalia riguarda il fatto che al bando hanno partecipato solo due persone mentre in altri Comuni solitamente ci sono decine di iscritti. Al netto dell’aspetto giudiziario, ci sono poi questioni da chiarire relative ai bilanci e alle rendicontazioni mai approvati, che hanno come conseguenza l’inefficienza dei servizi perché il Comune capofila non ha trasferito i soldi all’azienda consortile. Mentre la Procura Distrettuale Antimafia si interessa alla vicenda giudiziaria, ad Avellino non viene aperto nemmeno un faro su queste vicende, faro necessario per illuminare una strada troppo buia”.

“Da una delibera dell’Anac – ha aggiunto Ettore Iacovacci, a capo della Commissione Trasparenza – risulta che il sindaco del capoluogo, che fa parte dell’Ambito sociale, non può svolgere il ruolo di presidente dell’azienda consortile. Quindi tutti gli atti prodotti dal sindaco sono nulli. A questo punto non solo c’è un danno erariale ma c’è da sottolineare che in questi 4 anni l’azienda consortile non è mai partita perché ci deve essere una gestione comunale e non consortile. Ad oggi, inoltre, manca ancora la dichiarazione di incompatibilità da parte del sindaco, che doveva essere conferita appena ricevuto il mandato”.

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