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“Il Comitato centrale ha deciso: poiché il popolo non è d’accordo, bisogna nominare un nuovo popolo”. Con questo aforisma Bertolt Brecht censurava icasticamente le reazioni dei notabili del Partito comunista tedesco alla rivolta degli operai di Berlino est il 17 giugno 1953. Nell’occasione il segretario generale dell’Unione degli Scrittori della Ddr disse: “La classe operaia di Berlino ha tradito la fiducia che il Partito aveva in essa riposto. Ora dovrà molto faticare per riconquistarla”. Probabilmente anche i notabili de PD ragionano nello stesso modo. Con il voto del 4 dicembre il popolo sovrano ha tradito la fiducia che il Partito aveva in esso riposto e adesso dovrà faticare per riconquistarla. Certo, il voto al referendum costituzionale aveva ad oggetto la riforma costituzionale Boschi/Renzi, non il governo, ed al popolo, in base alla Costituzione, non spetta di dare o togliere la fiducia ai governi. Ma non è colpa del popolo se il Governo in carica ha assunto la riforma costituzionale nel suo indirizzo politico e l’ha trasformata nell’alfa e nell’omega del suo programma di governo. Quindi il voto del 4 dicembre è stato un atto di categorico rigetto – da parte del popolo sovrano – dell’indirizzo politico del governo Renzi: un atto di sfiducia collettivo scritto col peso di 20 milioni di voti. Questo voto segnala che si è creato uno scollegamento insuperabile fra il popolo e le istituzioni politiche che dalla sovranità popolare dovrebbero trarre forza e legittimazione. Come poniamo rimedio a questa frattura fra società ed il potere? E’ semplice, nascondendo la frattura sotto un tappeto. Il tappeto è un nuovo governo che, malgrado le buone intenzioni dell’on. Gentiloni, costituisce una fotocopia del vecchio con aggiustamenti quasi impercettibili. Con la sua consueta ironia al vetriolo, Massimo D’Alema ha commentato: “Se la risposta all’esito del referendum, e al voto contrario dei giovani, è quella di spostare Alfano agli esteri per far posto a Minniti, allora abbiamo già perso 4 o 5 punti percentuali, e alle prossime elezioni sarà un’ondata". L’insediamento di questo nuovo governo fotocopia è un modo neppure troppo velato per far finta che il 4 dicembre non sia successo nulla: il popolo si è sbagliato, ma il Partito, con la sua sapienza non ha voluto infierire, ha accordato un’altra chance al popolo per consentirgli di riconquistare la fiducia del Governo. In realtà c’è il rischio che il popolo si possa sbagliare un’altra volta, questa volta votando sì ai referendum sociali promossi dalla CGIL, per questo al lavoro è stato lasciato Poletti per difendere la trincea della neutralizzazione dell’art. 18 e della precarizzazione del lavoro attraverso i voucher. E proprio per salvare il popolo dai suoi errori adesso si prepara lo scioglimento delle Camere in tempo utile per far saltare i referendum. La domanda è questa: riuscirà il popolo sovrano a capire che ha sbagliato ed a correggersi in tempo utile per le elezioni? E se non ci riesce, cosa facciamo, sciogliamo il popolo?
edito dal Quotidiano del Sud

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