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Un medico irpino in aiuto ai migranti in mare

 

Nunzia Pia Manganelli, un giovane medico originaria del baianese, specializzanda in neuropsichiatria infantile, ha svolto, in collaborazione con il CISOM (Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta) un periodo di volontariato a Lampedusa, prestando servizio a bordo delle motovedette della Guardia Costiera o di navi più grandi, occupandosi del primo soccorso ai migranti in mare, spingendosi fino al largo delle coste libiche. È ritornata da pochi giorni, portandosi dietro un’esperienza professionale e umana che ha voluto condividere con i nostri lettori, poiché quello dei flussi migratori è un problema epocale che occorre affrontare con professionalità e sensibilità umane. «Ho salutato Lampedusa con la promessa di tornare – ci ha raccontato – o meglio ho ricevuto la promessa che tornerò da parte loro, dai cittadini del luogo che usano dire “chi viene qua, in qualche modo poi ci torna. Quest’isola è una calamita”». La giovanissima dottoressa si è laureata nell’ottobre del 2015 e, durante il suo percorso di studi, ha sviluppato un forte interesse per la salute dei migranti. Ha seguito un corso di medicina delle migrazioni e ha fatto un tirocinio in un ambulatorio della Caritas, a cui accedevano gli extracomunitari che non avevano diritto ad usufruire del Servizio Sanitario Nazionale. «La mia ultima settimana – ci ha detto, continuando a parlare dell’esperienza di Lampedusa – è stata la più intensa: dopo un periodo di mare molto mosso, le condizioni sono migliorate e sono partiti molti barconi. Siamo usciti in mare continuamente, senza avere neanche il tempo di riposare. Nel momento in cui ho aperto gli occhi a dieci miglia dalle coste libiche mi sembrava di essere in guerra: c’erano navi, soprattutto militari, ovunque intorno a me e gommoni pieni di persone che gridavano aiuto. Quel mare così immenso e così nero, che di notte mi dava una sensazione di panico perché ero sola con il mio equipaggio in mezzo al nulla, tutto d’un tratto era affollato. Quel giorno abbiamo recuperato 205 migranti, il seguente 161, e ne abbiamo lasciati ancora tanti. Ogni volto, ogni loro passo era un colpo al cuore. Chi non è stato in mare non può immaginare le condizioni disumane in cui viaggiano. Gommoni mezzi sgonfi, di soli 5 metri portavano 80 persone». La dott.ssa Manganelli, con il racconto di questa sua esperienza, vorrebbe contribuire a richiamare ulteriormente l’attenzione su questo vero e proprio dramma che si consuma quotidianamente nel Mediterraneo e, per farlo, conclude riferendoci delle parole di un suo collega medico, ora in pensione, che ha lavorato per quarant’anni in Pronto Soccorso: di ritorno, sfinito, da una missione di recupero di alcuni migranti, nel corso della quale hanno dovuto, purtroppo, recuperare anche dei cadaveri, ha detto non ho pianto neanche per la morte dei miei genitori, ma oggi non sono riuscito a controllarmi”.
edito dal Quotidiano del Sud

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