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Superiamo gli intoppi burocratici

 

La stampa provinciale, ormai da oltre un anno, ci rappresenta le questioni dell’integrazione dei migranti con toni allarmanti – da scontro istituzionale – che generano preoccupazioni e denotano la mancanza di percorsi progettuali di lungo periodo. L’aspetto di fondo più sconcertante della complessa questione è la scarsa consapevolezza che ci troviamo di fronte ad un fenomeno irreversibile – almeno nel medio periodo – che ha bisogno di soluzioni concrete possibili e credibili, capaci di contenere i livelli di allarme sociale. Certamente non è uno spettacolo piacevole vedere gli ingressi dei supermercati, dei bar o altri locali commerciali del centro cittadino, presidiati da immigrati con il berretto in mano per chiedere qualche centesimo di euro. L’ordinanza del sindaco Foti per risolvere la questione non ha sortito nessun risultato positivo; intendiamoci, per carità, la considerazione è ben lontana da tentazioni razziste, ma è proprio finalizzata al rispetto degli stessi immigrati e tesa a scongiurare i connessi fenomeni di sfruttamento all’interno di gruppi etnici già in drammatiche difficoltà umane e sociali. Cosa proporre, allora, se non vogliamo fermarci alla facile e sterile analisi del fenomeno? Anzitutto bisogna partire da un dato concreto: in Italia un quinto degli stranieri residenti vive e lavora in montagna (esattamente 889.602 persone, ex immigrati, secondo l’Istat). È sorprendente l’elenco dei comuni di montagna, con più alta presenza di stranieri: 33% a Rocca de Giorgi (PV), 29% a Montieri (SI), 28% a Chiusavecchia (IM), 27% a Fragellato (TO), 26% a San Pio delle Camere (AG), 25% a Fortezza (BZ). A Progelato i rumeni arrivarono per le Olimpiadi invernali del 2006, manovalanza per costruire gli impianti, a Pietrabruna (IM) i turchi continuano a portare avanti le tradizioni dei muretti a secco: è enorme il bisogno e l’utilità di tali manufatti nei territori montagnosi della nostra Irpinia, per scongiurare smottamenti e frane che costano ingenti spese pubbliche per i danni connessi e per salvare i preziosi terrazzamenti locali. È sotto gli occhi di tutti lo stato di abbandono degli spazi del verde pubblico e la manutenzione dei canali di deflusso idrico delle strade comunali e provinciali per non parlare della esigenza di salvaguardare le nostre montagne e il cospicuo patrimonio boschivo. Va sottolineato che l’ipotesi di utilizzo degli immigrati in lavori socialmente utili non è la solita area di parcheggio, ma una « carità operosa» di salesiana memoria che non alimenta odio e diffidenza verso i nuovi malcapitati, ma è promotrice di integrazione finalizzata e solidale. Il presupposto, però, è che l’attuale scontro istituzionale tra prefettura e comuni ceda il passo all’incontro progettuale per una integrazione urgente e senza alternative. Vanno altresì superati gli intoppi burocratici per il riconoscimento dello status di rifugiato politico: gli uffici giudiziari sono paralizzati per l’enorme numero di ricorsi e la solidarietà – con le urgenze drammatiche esistenti – non può ridursi ad un fascicolo giudiziario.
edito dal Quotidiano del Sud

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