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“Abbiamo un prezioso patrimonio scientifico da custodire”, Capozzi racconta il centenario Osservatorio di Montevergine

Storia e dati del centenario Osservatorio di Montevergine, oggi curato dall’omonima associazione presieduta Vincenzo Capozzi, meteorologo e ricercatore presso l’Università Parthenope di Napoli

“Non è facile stare dietro a una realtà del genere, ma siamo determinati e grazie al supporto dell’Università Parthenope ci sentiamo più sicuri. Speriamo di riuscire ad aumentare la rilevanza delle ricerche scientifiche che portiamo avanti”.

Vincenzo Capozzi, meteorologo e ricercatore presso l’Università Parthenope di Napoli, ci racconta dell’Osservatorio di Montevergine curato dall’omonima associazione della quale è presidente. Un prezioso avamposto per lo studio del clima irpino e non solo, che racchiude una mole di dati scientifici importanti e a tratti unici.

Come e quando nasce l’Osservatorio a Montevergine. Soprattutto, la prima rilevazione a quando risale?

Le osservazioni a Montevergine risalgono al 1884, quando fu costituito l’Osservatorio. L’idea arrivò da Padre Francesco Denza, colui che volle la prima rete di monitoraggio meteorologico in Italia. A lui dobbiamo questa illuminante iniziativa di iniziare questa attività in un luogo sede di un santuario benedettino che ha, inoltre, una grande valenza da un punto di vista meteorologico e climatico per la sua posizione geografica. Come recitano i documenti, l’idea fu ben accolta dall’abate De Cesare, e da lì ebbe inizio questa attività che è stata portata avanti nel tempo con grande continuità e precisione dai monaci benedettini, nel tempo poi affiancati anche dall’allora Reale Aereonautica – l’attuale Aereonautica Militare – che installò una seconda centralina di monitoraggio con finalità puramente belliche”.

La vostra associazione è però più giovane. Da dove è venuta fuori l’idea di fondarla?

Quando, nel 2011, l’impegno dei monaci è venuto meno, ovvero negli ultimi 15 anni circa, c’è stata la costituzione della nostra associazione di volontariato. L’idea nasce proprio dalla volontà di salvaguardare questo patrimonio scientifico e scongiurare la chiusura dell’osservatorio”.

Tra l’altro quest’anno avete festeggiato i 140 anni

Nel 2020 abbiamo presentato una candidatura a “Stazione Centenaria”, in risposta a un programma avviato dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale destinato al riconoscimento di quelle stazioni che nel tempo hanno portato avanti un monitoraggio continuativo per oltre cento anni. Tra tutti i requisiti c’era anche la richiesta della fruibilità dei dati per la comunità scientifica, per la quale abbiamo fatto passi considerevoli grazie al lavoro che ho svolto con i colleghi dell’Università Parthenope di Napoli. Chiunque, oggi, può scaricare una buona parte dei dati raccolti dall’Osservatorio. Questi dati rappresentano una fonte di informazione straordinaria per l’Irpinia e per la Campania. Non è l’osservatorio più antico in assoluto, ma l’unicità di Montevergine sta nel fatto che è in montagna. In ambito appenninico sono ben poche le stazioni che possono vantare una sede storica così longeva. Per quanto riguarda le stazioni poste al di sopra dei 1000 metri non abbiamo eguali. Quindi abbiamo un’opportunità straordinaria per studiare i cambiamenti climatici”.

Avanzo, su questo tema, una domanda improvvida. Com’è cambiato il clima in Irpinia?

Dai dati di Montevergine possiamo dire che quello che stiamo vivendo è un clima molto più caldo rispetto al passato. Per dare un’idea: confrontando la temperatura media registrata tra la fine dell’800 e il 1980 e quella registrata tra il 2010 e il 2019 – con una differenza enorme di anni presi in esame -, la differenza tra queste due temperature è di 1,5°. Una variazione che è avvenuta in un arco di tempo brevissimo. Per intenderci negli ultimi 10 anni abbiamo avuto una temperatura media più alta di quasi tutto il ‘900 e una parte dell’800. Un’anomalia più alta di quella riscontrata a livello globale, ma che è in linea con quanto si riscontra in Italia e nel Mediterraneo”.

Oltre al monitoraggio riguardante il clima c’è anche quello delle polveri sottili. Avete in dotazione anche un sismografo. Un osservatorio polifunzionale

Negli ultimi tempi ci siamo aperti anche ad altri ambiti scientifici. Stiamo collaborando con il progetto Aura, una rete di monitoraggio della qualità dell’aria che va avanti grazie al supporto di enti e singoli cittadini”.

Quali sono gli obiettivi che vi ponete da qui a qualche anno? Anche qualche desiderio, magari…

L’obiettivo primario è tenere in vita l’Osservatorio e l’attività di monitoraggio. Può sembrare banale, ma stare dietro a una realtà del genere, in assenza di personale che presidi quotidianamente l’osservatorio è complicato. Grazie alle nuove tecnologie abbiamo semplificato un po’ le cose, ma vanno sempre accompagnate per mano. Siamo costretti a intervenire sul posto per manutenere la stazione. Non dimentichiamo che parliamo di un sito appenninico, per cui si può immaginare che le problematiche sono svariate e amplificate. Non è facile, ma siamo determinati e grazie al supporto dell’Università Parthenope ci sentiamo sicuri. Speriamo di riuscire ad aumentare la rilevanza delle ricerche scientifiche unitamente alle campagne di misura, che con l’osservatorio portiamo avanti da anni, ma con l’Università Parthenope e il Consiglio Nazionale delle Ricerche ci sono un bel po’ di attività in essere e di prospettiva”.

È uno scrigno di dati scientifici per il nostro territorio

Montevergine dentro di sé racchiude una mole di dati preziosi per la comunità scientifica. L’Osservatorio potrebbe essere anche un punto di riferimento per far avvicinare le nuove generazioni a materie come la meteorologia. Speriamo, un domani, di poter aprire le porte anche agli studenti. Per volere della comunità benedettina non possiamo aprire al pubblico, purtroppo. Lo dico con l’amaro in bocca, ma è una decisione che comprendo e rispetto. Magari in futuro, chissà”.

Grazie mille

A lei”.

Vista da una delle webcam a disposizione dell’Osservatorio di Montevergine

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