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Sul supplemento del Corriere della Sera di venerdì 4 marzo 2016, ho letto un articolo di Luigi Einaudi, del 6 agosto 1924, il cui titolo è “ L’ invettiva di Einaudi contro gli industriali”. Einaudi evidenziava : 1) “ il silenzio prolungato dei rappresentanti degli industriali, dei commercianti e degli uomini d’affari, sugli avvenimenti politici”; 2) “ il preferire, da quelle categorie, un Governo forte, la tranquillità sociale, anche se c’era mancanza di libertà politica”; 3) “la convinzione che , pur di salvarsi dal pericolo del bolscevismo e dall’anarchia, valeva la pena di pagare un tenue tributo di libertà”. 4) “la costatazione che, ai grandiosi progressi tecnici verificatisi in Italia, non aveva corrisposto un uguale progresso nell’educazione politica dei dirigenti. La lettura delle parole di Einaudi ha provocato, in me, l’esigenza di tentare un paragone con ciò che avviene ai nostri giorni. Penso, sia chiaro a tutti, che il sistema elettorale con il premio di maggioranza a un partito; la paventata riforma della Costituzione; la riduzione del numero dei consiglieri Comunali; la modifica della nomina del Presidente del Consiglio di Stato e la quasi rottamazione del potere legislativo, con il notevole ricorso al voto di fiducia, siano la dimostrazione della rapina della sovranità popolare al legittimo titolare e della sterilizzazione di una consistente quota di libertà. E, chi reagisce? La Confindustria, con la modifica dello Statuto dei lavoratori , le promesse privatizzazioni e la copertura di opere d’arte, per non dispiacere ai “clienti” di nove Società, fa salti di gioia. La stampa nazionale, al di la di qualche voce libera, giustifica o lecca. I sindacati, da europei sono diventati americani: ogni categoria pensa a se stessa e tutte insieme pensano a non urtare il manovratore, per la paura di perdere i privilegi. Le Forze armate vengono tenute tranquille, con regalie. Intanto, il conformismo, tipico delle dittature, si espande, anche tra chi dovrebbe ribellarsi. Qualche ex comunista, che lievemente cerca di opporsi viene mandato subito al confino o zittito. Gli ex-DC sorridono, anche perché non hanno ancora capito che il Partito della Nazione non sarà una nuova democrazia cristiana, anche se le suore votano alle primarie, ma quello che, per conto della massoneria, ucciderà la classe media. Domandiamoci:-Dove stanno quelli che dovrebbero agire? Un’altra similitudine: ai tempi di Einaudi, temendo il bolscevismo, si assecondò il fascismo, oggi, temendo il Grillismo, si asseconda la volontà dei poteri forti, che hanno trovato nel ducetto rignanese lo strumento per ridurre gli italiani a poveri precari ( braccianti agricoli o venditori di servizi porta a porta). Ciò, è vero, anche in considerazione di quello che vanno affermando eminenti economisti. Cosa direbbe Einaudi, se fosse vivo? Cosa dovrebbero dire quelli che, ieri, volevano essere considerati “rivoluzionari puri e duri”, mentre stanno dimostrando che aspiravano a diventare peggiori ( concetto pasoliniano) di quelli che volevano rottamare. Che fine hanno fatto i difensori della classe media? Avevo sempre stimato Einaudi, dopo aver letto l’articolo, di cui innanzi, la stima è diventata qualcosa di più. Non mi resta che sperare nei Forum di Davos.
edito dal Quotidiano del Sud

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