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Gli immigrati, una risorsa per l’Irpinia

 

L’Irpinia è da sempre territorio di emigrazione; l’esodo è costante e, in quest’ultimo ventennio, interessa soprattutto i giovani laureati o diplomati. Lo spopolamento è progressivo e appare irreversibile ed interi paesi rischiano di chiudere anche per una forte riduzione delle nascite. Le campagne sono abbandonate e l’agricoltura non attira i giovani, che continuano ad andar via perché non c’è lavoro. E’ una situazione drammatica che non dovrebbe far dormire i nostri amministratori locali ed i politici che, invece, continuano a trastullarsi in analisi teoriche. E a proporre i soliti rimedi di maggiori investimenti per infrastrutture e servizi, con i risultati di sempre. Eppure l’Irpinia ha nell’agricoltura una grande risorsa, che si continua ad ignorare. Perché, però, si possa mettere mano alla coltivazione delle campagne, occorrono braccia che in loco non ci sono. Una soluzione ci sarebbe se i nostri politici/amministratori avessero più coraggio e sapessero guardare lontano: investire in immigrati con i quali sostituire i contadini che si sono allontanati dalle campagne e ripopolare con nuove energie i paesi che finiranno sicuramente per chiudere. Si tratterebbe di utilizzare in questo progetto i numerosi finanziamenti, reperendo case disabitate nelle campagne e nei centri storici e assegnandole in locazione gratuita per i primi due o tre anni insieme ai fondi da coltivare, a quegli emigranti che accettassero le condizioni rispondendo ad un bando nazionale. Si dovrebbe fornire loro, per qualche anno il necessario, concimi e sementi compresi, per poter vivere, per poi successivamente esigere un tasso di locazione. Per i terreni e le case si possono convincere i proprietari a metterle a disposizione pagando loro un canone e imponendo agli inquilini la manutenzione e la coltivazione dei campi. Gli immigrati andrebbero seguiti da appositi comitati di controllo ed il permesso di soggiorno annuale andrebbe rinnovato solo se osservano le leggi e i contratti. Questa dovrebbe essere una strategia nazionale invece di lasciare gli immigrati al loro destino e allo sconvolgimento sociale delle grandi città, perché i paesi in via di estinzione sono in tutte le regioni d’Italia. Certo non sarà facile, ma neanche impossibile. Occorrerebbe maggiore concretezza ed anche un pizzico di sana utopia. Invece ci muoviamo nel solco del passato, sempre alla ricerca di fondi pubblici che finiscono per essere sperperati. La Comunità dell’Alta Irpinia, riunita a Calitri nei giorni scorsi, nonostante le raccomandazioni dell’ex ministro Barca, continua a fare bla –bla.. Si è parlato di agricoltura e di infrastrutture (scuola, sanità, trasporti) ma non di immigrati. Se non si mette mano, invece, al ripopolamento del territorio tutti gli sforzi si dimostreranno vani. Peccato che un politico raffinato e colto come De Mita si lasci coinvolgere in simili accademie, invece di gridare alto e forte che è tempo di soluzioni rivoluzionarie: a estremi mali estremi rimedi. L’occasione storica del terremoto è stata colpevolmente sprecata nella illusoria speranza che l’industrializzazione in montagna avrebbe portato sviluppo. Imprenditori rapaci hanno preso i soldi e sono scappati e l’Irpinia è rimasta nelle condizioni di prima, anzi peggiori. Il buon Rossi Doria, che pure si era dato da fare suggerendo rimedi e fornendo proposte, si sta rivoltando nella tomba. Fa uno strano effetto apprendere dai giornali che gli abitanti di un paese, che è meglio non nominare, hanno fatto le firme par cacciare dal centro storico alcuni migranti per “senso del decoro”, perché la loro presenza turba la “civile!” convivenza, mentre anche da noi vengono chiusi d’autorità sette centri per speculazioni irregolare e truffaldine sugli immigrati. si specula sugli immigrati Altri paesi, invece, come Sutera in Sicilia, balzato agli onori della cronaca nazionale, accolgono gli immigrati con umanità, integrandoli. L’Irpinia potrebbe essere laboratorio di quella decrescita serena, nella quale lo sviluppo si coniuga con la vivibilità, teorizzata dal filosofo Latouche, che confidava al Direttore del Sole 24 ore ( 9.2.16): “Ho trascorso una settimana a Sant’Angelo dei Lombardi, in Irpinia, ho conosciuto una sindachessa splendida, ambiente bellissimo, strade pulite, un’integrazione perfetta con una comunità numerosa di immigrati, questa per me è l’Italia”.Anche Sant’Angelo chiuderà i battenti fra non molto e sulle sue strade pascoleranno le capre se non si metterà in moto una vera e propria rivoluzione!.

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