Buon Ferragosto. Ho sempre teorizzato che questo giorno, che segna uno spartiacque tra l’ieri e il domani, assume un significato particolare per le tante riflessioni che esso implica. Immagino che, tra il clima festaiolo che pervade la realtà, cosa giusta e buona, ci sia una grande occasione di dialogo e confronto, segnata dagli incontri, dagli sguardi, dalla delusione dettata dall’immobilismo di chi ritorna e rivede situazioni segnate dal tempo, unico metro di giudizio che la narrazione degli occhi increduli offre alla realtà. Eppure c’è un filo conduttore in queste ore, in questo giorno: la speranza. Questo sentimento lo ritroviamo negli auguri che i vescovi irpini, Aiello, Melillo, Cascio, Di Donna (per la Bassa Irpinia), hanno rivolto ai cittadini. Sono testimonianze che attraversano le crisi sociali per approdare all’appello di costruire il bene comune.
Ho incontrato un giovane dagli studi straordinari che, suo malgrado, ha dovuto emigrare non per sua scelta, ma per l’assenza di offerte di vita della nostra società. Gli ho chiesto se l’esperienza che sta facendo altrove potesse essere un domani un investimento in questa nostra terra. Senza esitare per un solo attimo, mi ha risposto in modo negativo. Perché nel suo paese della radice, ha aggiunto, i servizi utili e indispensabili per far vivere le relazioni sono del tutto assenti, la classe dirigente talvolta è compromessa con il potere inquinato e questo Sud inganna con le pratiche del caporalato, del precariato schiavista, con tutto ciò che è penalizzante per chi desidera vivere nel rispetto delle regole, con riferimento ai doveri e ai diritti.
E c’è chi, facendo riferimento al turismo di questi giorni, che poi in molti casi è amaro ritorno alla radice, interpreta il fenomeno come la speranza di un domani segnato dalla “restanza”. Una falsa illusione, un modo per lenire le profonde ferite che la realtà presenta. Ma oggi è Ferragosto. Divertirsi è d’obbligo, pur nel rispetto per coloro che, per motivi vari, sono obbligati a non poter partecipare.
Un Ferragosto che però non deve far dimenticare le guerre in atto, il clima di violenza minorile esploso in modo drammatico, il disagio di chi, povero, sopravvive spesso in una condizione di solitudine e di povertà.
Pensando a loro, alziamo il calice con la speranza che lo sfrenato individualismo egoistico sia sconfitto dall’impegno per il bene comune.



