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Huaweigate a Bruxelles, eurodeputati sotto la lente della giustizia belga. Per Martusciello controlli sulle note spese

E’ stato convalidato il fermo dei quattro lobbisti coinvolti nell’inchiesta ribattezzata Huaweigate. Il provvedimento è scattato a distanza di cinque giorni dalle prime indiscrezioni trapelate su questa inchiesta della procura belga, in particolare dopo le prime perquisizioni scattate in alcuni uffici della sede di Bruxelles del parlamento europeo. I quattro lobbisti sono accusati di aver corrotto una decina di eurodeputati allo scopo di ottenere leggi più favorevoli nei confronti del colosso delle telecomunicazioni cinese. Uno dei quattro arrestati è di origine italo-belga, mentre un altro, di origini italiane, sarebbe stato intanto rilasciato su cauzione e dopo un lungo interrogatorio. Al momento nessun europarlamentare italiano parlamentare è coinvolto nella vicenda, e non risultano iscrizioni nel registro degli indagati nemmeno tra gli assistenti degli europarlamentari italiani. E questo anche dopo che alcune perquisizioni hanno riguardato gli uffici di due assistenti del vice capodelegazione di Forza Italia in Europa, Marco Falcone: è stato lui stesso ad annunciare la rimozione dei sigilli dagli uffici dei suoi due assistenti, “a riprova della totale estraneità alla vicenda”.

Un terzo dei quattro lobbisti arrestati dalla giustizia belga (che in passato è stato consigliere del capodelegazione di Forza Italia, Fulvio Martusciello, non indagato) è stato fermato in Francia e ora ne è stata chiesta l’estradizione in Belgio, per essere interrogato. Ma il nome di Martusciello, stando a quanto riporta nell’edizione di oggi Il Fatto Quotidiano, sarebbe tra quelli degli eurodeputati coinvolti in un’altra inchiesta, e questa volta in maniera più diretta: si tratta di un’inchiesta sulla bontà delle note spese dichiarate negli anni passati e, secondo l’accusa, gonfiate. In questo caso l’accusa sarebbe quella di essersi fatti attestare la presenza alle sedute del parlamento europeo in maniera fraudolenta, grazie alla compiacenza di un collega eurodeputato amico (un ex eurodeputato del Pd, anche lui campano), per poi ricambiare il favore alla stessa maniera. Una presunta truffa di non poco conto, visto che ogni ‘gettone di presenza’ viene pagato agli eurodeputati 350 euro. 

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