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Quel gran flop della Leopolda

 

A distanza di qualche giorno, appare più chiaro l’insuccesso strategico di quella celebrazione della rivoluzione renziana che è diventata, ormai, la Leopolda. Doveva essere un laboratorio di idee. Si è ridotto a una specie di riunione di camerati della prima ora. Chiamati a osannare il loro capo. E a crogiolarsi nelle mollezze del trionfo! Una adunata di quelli che, durante il regime fascista, sarebbero stati i quadrumviri, le cosiddette sciarpe Littorio e gli squadristi partecipanti alla marcia su Roma, poi assunta a rito fondativo del nuovo regime. Intanto, la sesta edizione è stata blindatissima. Lontana proprio da quel popolo su cui il renzismo dice di fondare la sua legittimazione. Misurata però – dopo il tramontato 40% alle europee – solo dai sondaggi, ma da nessuna competizione politica! All’interno, la nuova èlite ha celebrato un pò stancamente l’enorme potere conquistato, ossequiata da cortigiani e tanti protetti, nuovi questuanti e vecchi baciatori di pantofole. All’esterno, le forze dell’ordine vigilavano perchè la festa non venisse turbata. Così il popolo dei risparmiatori ha potuto sfogare solo a debita distanza la sua rabbia contro il governo, che forse ha fatto bene a salvare banche rovinate. Senz’altro meno bene, però – con l’introduzione di un codicillo nascosto nelle pieghe del decreto – a preservare da ogni possibile azione giudiziaria da parte dei beffati anche i loro amministratori (compreso il papà della ministra Boschi) poco diligenti. Sono poi scomparsi gli inutili tavoli tematici, istituiti per discussioni e approfondimenti, che in tutti questi anni non hanno mai prodotto nulla! Solo l’inganno di gettare fumo negli occhi dei gonzi. E di far passare l’esibizione di uno solo come un fatto collettivo! Nelle prime edizioni, la Leopolda era il covo dei rivoluzionari–rottamatori. Ora ospitava la nuova classe di governo. Tutto doveva apparire bello, rosa, carico di novità positive. Perciò abbondavano le ovvietà del pensiero debole. I richiami jovanottiani. Le frasi suggestive, come lo slogan "Terre degli uomini". Quasi una bestemmia, però, soprattutto se riferita ad un governo che di fatto ha ampliato le ricerche petrolifere, anche in prossimitò delle coste!!! L’establishment renziano voleva apparire aperto, inclusivo. L’impressione però è presto svanita. Il nuovo potere ha mostrato il suo vero volto, intollerante verso chi non è allineato, con la graduatoria delle prime pagine dei giornali "cattivi". Esempio di moderno olio di ricino! E dire che proprio Renzi, all’epoca, aveva accusato Grillo di essere anti-democratico per alcune dichiarazioni contro la stampa! L’iniziativa è stata bollata come meritava da due esperti di massmedia: Claudio Velardi (“Matteuccio, quel gioco è fesso e un po’ di regime”) e Ferruccio De Bortoli (“Già che c’è, la prossima volta ce lo dica lui che titoli dobbiamo fare”). E poi niente bandiere del Pd. Il berluschino premier ha rivendicato la cosa come uno"spazio di libertà". Proprio lui che, da leader del partito, dovrebbe convincere gli altri che l’appartenenza al Pd è una cosa di cui andare orgogliosi??!! Risibile anche il tentativo dello statista di Rignano di fare della Leopolda uno spartiacque politico tra i suoi supporters e il resto del pd e del mondo. Insomma, la sesta edizione ha avuto tutta l’aria di un mini- casting. Con attenzione spasmodica al ritmo e alla velocità, assurti a unico metro di valutazione politica. E contenuti quasi inesistenti! In poche parole, un evento televisivo, come i tanti di berlusconiana memoria! Una cosa a metà tra l’one man show e la convention aziendale per motivare i venditori. Certamente non un luogo di confronto politico. Il governatore della Puglia,a d esempio, ha stigmatizzato il partito della nazione evocato dal fedelissimo luogotenente renziano Nardella: "era – ha detto – il modello berlusconiano". E sulla politica del governo per il Sud: "Si doveva fare il masterplan, non se ne parla più". In conclusione, il partito di (notevole) maggioranza relativa resta diviso in correnti e anime incomunicabili. Distanti – anche fisicamente – tra di loro. Esse si ritrovano insieme solo nelle occasioni obbligate, in cui decisioni già prese vengono annunciate a beneficio dei massmedia. Con questa deriva, quanto tempo il premier impiegherà per distruggere la sinistra italiana, come il suo padre putativo Berlusconi ha fatto con il centro-destra?

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