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Quindici, Nuovo Clan Graziano: L’Antimafia invoca condanne per sessant’anni di reclusione

L’Antimafia invoca condanne pesanti  per associazione a delinquere di stampo camorristico per i due presunti capi e un affiliato al “Nuovo Clan Graziano”, operativo tra il 2017 e il 2019 nel Vallo di Lauro e sgominato da un’operazione dei Carabinieri del Nucleo Investigativo. Il pubblico ministero della DDA di Napoli, Luigi Landolfi (che ha coordinato le indagini insieme al pm antimafia Simona Rossi) ha concluso la sua requisitoria davanti al Tribunale Collegiale di Avellino . Sessanta anni di reclusione in totale :21 anni i reclusione per Fiore Graziano e Antonio Mazzocchi. Diciotto anni di reclusione per Ludovico Domenico Rega. Invocata l’assoluzione per Salvatore Graziano. 

Subito dopo la requisitoria del pm, hanno discusso gli avvocati degli imputati. Nelle arringhe difensive davanti al Collegio presieduto dal giudice Gian Piero Scarlato( a latere Calabrese e Corona), l’avvocato Raffaele Bizzarro (che difende i fratelli Fiore e Salvatore Graziano), l’avvocato Sabato Graziano (che difende Antonio Mazzocchi) e l’avvocato Bibiana Iannaccone (che difende Rega Domenico Lodovico) hanno contestato l’impianto della presunta associazione. Il pm Luigi Landolfi ha chiesto di poter replicare alle argomentazioni della difesa. L’udienza per le repliche e la sentenza e’ prevista il prossimo 2 dicembre.

“>Il processo riguarda il “nuovo clan Graziano”, gruppo criminale che, secondo le indagini della DDA di Napoli e dei Carabinieri del nucleo investigativo di Avellino, si sarebbe riorganizzato dopo le scarcerazioni di Fiore e Salvatore Graziano alla fine del 2017. I due, figli del defunto boss Arturo, avrebbero stretto un patto con Antonio Mazzocchi per gestire il racket e influenzare le attività politiche ed economiche nel Vallo di Lauro. Le indagini dei pm Simona Rossi e Luigi Landolfi hanno identificato i tre come promotori e organizzatori del gruppo, disarticolato da un blitz nell’agosto 2019, per prevenire una ripresa della faida con il clan Cava.

Tutti e tre sono stati infatti indicati dalle indagini dei pm Antimafia Simona Rossi e Luigi Landolfi come >promotori e organizzatori del gruppo< disarticolato da un blitz scattato nell’agosto 2019, per tentare di arginare una probabile riorganizzazione della faida con il clan avversario Infatti da alcune intercettazioni ambientali e tramite trojan dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Avellino erano emersi tentativi da parte di Mazzocchi di organizzare un agguato ai danni Salvatore Cava jr scarcerato nel maggio 2019.

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