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Da Abellinum al Museo, quella tomba di fanciulla 

Il Museo Irpino, nel mese di Novembre 1975, è venuto in possesso per merito del giovane studente Gerardo Fucile, di un ricco corredo funerario, facente parte in un “larario puerile” – Nell’antica Roma, il Larario era la parte della casa riservata al culto domestico, costituita da un sacrario o da un’edicola contenente, oltre alla suppellettile sacra e ai doni votivi, anche un’immagine dipinta del Genio familiare in atto di sacrificare tra i due Lari – depositato in una tomba a cremazione, formata da tegoloni alla “cappuccina” lunga cm. 140 circa; la tomba giaceva al lato sinistro di via Ferriera, nei pressi di “Cupa della Maddalena”, muovendo da Atripalda per raggiungere “Borgo Ferrovia”, nel fondo confinante con la proprietà Fucile, dove sono stati eseguiti lavori di sbancamento per la costruzione di abitazioni civili. Il corredo funerario è così distinto: (n. 1-8 TAV I, TAV II n. 9-18) 1) Figura di Priapo che regge con entrambe le mani un cesto di frutta, poggiante sul suo attributo maschile eretto (terracotta cm. 15); 2) Afrodite “pudica”; ha il manto avvolto intorno ai fianchi che regge con la mano destra (marmo cm.22); 3) Fortuna marina che regge con la mano destra una cornucopia e la sinistra un timone che poggia sopra una sfera (terracotta cm. 20,5); 4) Afrodite con la conchiglia; ha il manto avvolto intorno agli avambracci che le cade sui fianchi; nelle mani protese verso il basso sostiene una valva di conchiglia, coprendo così le sue sembianze muliebri (terracotta cm. 20,6); 5) Fortuna marina che regge con la mano destra una cornucopia la sinistra un timone (terracotta cm. 15,5); 6) Figura di coniugi in amplesso poco chiara, proveniente da una matrice stanca (terracotta cm. 16,3); 7) Figura di Nike; nella mano destra regge una palma e con la sinistra incorona una testa di donna (marmo, cm. 10); 8) Figura di coniugi in amplesso (terracotta cm. 15,5); 9) Figura di Afrodite in una vasca da bagno con piccolo Eros ai suoi piedi (piombo; lunghezza vasca cm.7; Venere cm. 5,1; Eros cm. 2); 10) Piatto biansato a fondo concavo con decorazioni a sbalzo, fratturato sul labbro (piombo cm. 5); 11) Anforetta con anse a bastoncello sul collo e decorazione a sbalzo sul corpo (piombo cm. 5); 12) Patera biansata a corpo piatto senza fondo con decorazioni a sbalzo (bronzo cm. 6); 13) Lucernetta monolicna (piombo cm. 4,2); 14) Tavolino a tre piedi con piano circolare (piombo, diam. piano cm. 3, h. cm. 5); 15) Tavolino a piano circolare, formato da un cerchio a lamina rettangolare con tre apofisi di sostegno su cui poggiava un dischetto di vetro; tutto il piano è sostenuto da una staffa ad arco, fratturata; mancano i piedi (piombo, diam. del piano cm. 4); 16) Testina muliebre con capo velato; terracotta cm. 3,5); 17) Lucerna a canale aperto con bollo di fabbrica alla base, costituito da una foglia a cuore in un cerchio (terracotta cm. 10); 18) Vaso ovoide privo dell’ansa, con il labbro fortemente debordante all’esterno (terracotta cm. 18,2); 19) Due valve di conchiglia; 20) Avanzi di contenitori di vetro; 21) Frammenti di bambola in osso. Gli elementi cronologici più sicuri di questo gruppo di materiale, formato per lo più da oggetti – giocattolo, ci vengono dal tipo di vaso, dalla lucerna fittile e dalla barba dei coniugi in amplesso, per cui, si può proporre una datazione relativa della tomba verso il II sec. d.C. Prendendo in considerazione materiali affini di piombo fino ad ora documentati, occorre sottolineare il gruppo di Terracina, rinvenuto in una fossa quadrata presso il lato orientale del tempio a Giove Anxur; quello di Brescello, rinvenuto in una tomba di fanciulla ed il gruppo di Pesaro, rinvenuto in un “piccolo sepolcro”. Il gruppo di Abellinum, proviene come quello di Brescello da una tomba di fanciulla e ciò è documentato principalmente dalla presenza in esso di frammenti di bambola in osso. Come i tre gruppi di Pesaro, Terracina e Brescello, quello di Abellinum ha una mensa rotonda e vasellame vario, mentre manca del candelabro e delle are, presenti, invece, nei tre gruppi citati; inoltre, il gruppo cli Abellinum, ha in comune, come a Pesaro ed a Brescello, una lucerna fittile, mentre manca a Terracina. Il gruppo di Terracina e Brescello hanno in comune un trono simboleggiante la divinità, in luogo delle statuine di culto del gruppo di Pesaro. Pertanto, il gruppo di Abellinum, con il quale i larari puerili fino ad ora conosciuti in Italia salgono a quattro, si può assegnare, per vicinanza, al gruppo di Pesaro, notandosi, come in quest’ultimo, la mancanza di un trono simboleggiante la divinità e la presenza, invece, di statuine di culto, tra cui, in comune, la Venere “pudica” anche se tipologicamente differente. (Per quanto concerne i “larari puerili” vedi il “Larario puerile” del Museo di Pesaro di Liliana Mercando, in “Studia Oliveriana” 1965- 66). A tal proposito, doverosamente ringrazio il dott. Carlo Franciosi che mi ha dato la possibilità di consultare l’opera citata. Circa il “Lararium” in generale vedi alla voce “Larario” in E.A.A. Vol. IV.

Di Consalvo Grella pubblicato il 19/01/2014 sul Quotidiano del Sud

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