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Venezuela, il racconto degli irpini: “Come in barca”

La terra trema due volte, a pochissimi secondi di distanza. Un doppio sussulto che genera oscillazioni descritte come “terribili” e “fortissime”. Nelle testimonianze degli italiani residenti in Venezuela, il racconto del violento terremoto che ha scosso il Paese si uniforma in un’unica onda di panico: la fuga improvvisa dalle case, lo sconcerto di fronte a un fenomeno mai provato prima e quella sensazione destabilizzante di ondeggiare, “come in barca”.

Chi ha lasciato l’Italia da tempo — tra le migliaia di connazionali emigrati da generazioni o chi si divide regolarmente tra i due Stati — descrive uno scenario drammatico: “Caracas è devastata”, “qui è disastro”, sono le parole che rimbalzano di bocca in bocca.

Per Giovanna, la mente è tornata immediatamente al 23 novembre 1980, a quel devastante terremoto in Irpinia vissuto a Grottaminarda, quando aveva solo 28 anni ed era madre di un bimbo di poco più di un anno. Quel bambino oggi è Fioravante De Simone, giornalista sportivo, che si trova con lei a Caracas e racconta quei momenti concitati, arrivati nel pomeriggio venezuelano (la notte in Italia): “Si trovava ai fornelli, stava preparando la cena quando abbiamo sentito le oscillazioni. Si è spaventata e si è messa sotto l’arco della porta, dove sono più solide le pareti”.

Fioravante aveva appena acceso la televisione per seguire il match dei mondiali Scozia-Brasile. Erano circa le 18:00 quando si è verificata la prima scossa. Subito dopo gli inni nazionali, sul suo smartphone è scattato un alert: un suono simile a una sirena accompagnato da una notifica con la magnitudo e la distanza stimata dall’epicentro. Subito dopo, l’impatto delle oscillazioni “fortissime”. Giusto il tempo di afferrare uno zaino d’emergenza con due felpe e una bottiglia d’acqua, e Fioravante con la madre e i vicini di casa hanno abbandonato l’undicesimo piano, scendendo a terra per rimanere all’aperto per quattro ore.

Se nel loro quartiere non si sono registrati crolli, la situazione a pochi minuti di auto era ben diversa, con i soccorritori già al lavoro tra le macerie. “Appena la terra ha iniziato a tremare molti palazzi sono crollati, palazzi di molti piani e densamente abitati”, spiega Antonella Pinto, avvocata italo-venezuelana che vive a Valencia. La professionista evidenzia inoltre come il bilancio sia pesante anche a causa del calendario: “erano in casa perché era un giorno festivo”, aggiungia, precisando che anche le strutture rimaste in piedi “hanno danni strutturali, moltissimi non hanno più una casa”.

 

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