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“Che fretta c’era”. Il commento

Le dimissioni di Enzo Napoli e il ritorno di De Luca

Che fretta c’era, immagino abbia pensato Enzo Napoli, sindaco di Salerno, personaggio di buona educazione e messo lì a fare il primo cittadino da Vincenzo De Luca che ora gli dice: fatti più in là. L’ex ormai sindaco non smentisce il suo stile di uomo di fiducia anche se in cuor suo pensa a Marco Valerio Catullo che rifletteva sull’ingratitudine senza fine. Ma i patti sono patti e vanno onorati.

Certo, la fretta dell’ex governatore della Campania risponde ad una strategia ben precisa: non disperdere il consenso ricevuto, anche, e forse soprattutto, per effetto del ruolo regionale e giocare subito la partita della successione allo scranno più alto del capoluogo salernitano. E lo deve fare prima che i partiti, vedi M5s ma anche la freddezza del Pd espressa da Sandro Ruotolo, gli si mettano contro. Per ora niente ancora di ufficiale se non le dimissioni di Napoli e la gestione ordinaria affidata ad un commissario scelto dal ministro Piantedosi.

In realtà, quello che è avvenuto al Comune di Salerno non rappresenta affatto una novità. Il ripiego a sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, lo aveva già fatto intendere all’indomani della bocciatura della Consulta del terzo mandato. E il tatticismo deluchiano si è andato lentamente materializzando. Prima mossa era stato l’accordo con la segretaria del Pd, Elly Schlein, di pretendere che il figlio Piero assurgesse alla carica di segretario regionale, ruolo chiave per la gestione del partito nelle cinque realtà della Campania. Poi, per non essere completamente emarginato dalla Regione, aveva preteso ed ottenuto che il suo vice a palazzo Santa Lucia, Fulvio Bonavitacola ottenesse dal presidente Fico un incarico di spessore, come può essere considerata tutta la materia dello sviluppo in Campania. E infine lo scacco finale al Comune di Salerno con il pato delle dimissioni di Enzo Napoli e l’organizzazione della campagna elettorale all’insegna della “ricreazione finita”.

Sul fatto occorre mettere in campo alcune riflessioni. Vincenzo De Luca ha rotto il continuismo delle presidenze del governo campano di segno napoletano. E pur non volgendo lo sguardo alle fragilità delle zone interne ha inondato la sua Salerno con oltre sei miliardi di euro, finanziando opere infrastrutturali di notevole portata: dall’aereoporto di Pontecagnano al porto nel centro cittadino, ad una rete ospedaliera di tutto rispetto. Si direbbe una manna caduta dal cielo. Molti progetti sono già in itinere, altri dovranno essere avviati dal futuro sindaco eletto. Ma in cuor suo spera ancora di tornare in Regione da presidente. E anche su questo terreno ha pronta una strategia di attacco contro Fico. Non si dimentichi che proprio De Luca qualche giorno dopo l’elezione del neo governatore pronosticò che il suo mandato non sarebbe giunto alla scadenza naturale.

È sufficiente questo? Non crediamo: Perchè il suo avversario resta il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, verso cui anche in queste ore sta lanciando strali velenosi, con accuse pesantissime come quella di un clima a Napoli da P2 e Massoneria. Insomma lo sceriffo si riarma e certamente non darà tregua. Né alla coalizione che lo dovrà sostenere, né allo sguardo sull’arenile di Santa Lucia.

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Gianni Festa

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