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Di Conza: “Primi ad aderire al Progetto Vesuvio, ora dobbiamo ‘allenarci’ all’emergenza. Aree interne? Più servizi”

Sindaco Antonio Di Conza, Lacedonia è stato il primo Comune ad aderire al Progetto Vesuvio. Perché è un’iniziativa così importante?

È un’iniziativa importante perché, anche se tutti ci auguriamo che non accada mai, nel caso in cui dovesse verificarsi un evento catastrofico nelle zona del Vesuvio dobbiamo farci trovare pronti. Le eruzioni, i terremoti e, più in generale, le calamità naturali sono eventi che statisticamente si ripresentano nel tempo. È fondamentale investire sulla prevenzione, ma sappiamo che a volte la prevenzione da sola non basta. Per questo abbiamo deciso di stipulare un protocollo d’intesa tra la Fondazione Convivenza Vesuvio, il Comune di Lacedonia e il Comune di Tersigno: l’obiettivo è essere preparati ad accogliere, in caso di emergenza, cittadini provenienti dall’area vesuviana.

Nei giorni scorsi è stato firmato il Protocollo d’Intesa, ora siete pronti?

Il protocollo nasce proprio per stabilire in anticipo che il Comune di Lacedonia si impegna ad accogliere centinaia di abitanti di Tersigno in caso di calamità, lavorando nel frattempo per garantire forme di accoglienza adeguate. Accoglienza non vuol dire semplicemente sistemare le persone in palestre o tensostrutture. Vuol dire mappare i bisogni, individuare famiglie, abitazioni, strutture idonee, anche per una permanenza di medio-lungo periodo. Vogliamo evitare che i nostri corregionali siano costretti ad andare lontano. Una cosa è spostarsi di un’ora o un’ora e mezza, un’altra è essere trasferiti per mesi o anni in regioni lontane. Il tessuto sociale, economico e culturale resta simile se ci si muove all’interno della Campania.

Le aree interne spopolate offrono accoglienza e si ripopolano anche se temporaneamente.

Per ripopolare le aree interne serve soprattutto una rigenerazione sociale profonda. Prima di tutto dobbiamo convincerci noi che qui c’è ancora un futuro, e il futuro ruota attorno ai servizi. Se si tagliano scuole, tribunali, ospedali, si tagliano anche le opportunità di lavoro e le persone non restano perché spesso non possono restare. Come Comune di Lacedonia e come Città dell’Alta Irpinia stiamo cercando di rafforzare i servizi: penso, ad esempio, al taxi sociale, pensato per accompagnare anziani e persone fragili nelle strutture sanitarie o per l’accesso ai servizi essenziali.

Quante persone potrebbe accogliere Lacedonia?

Nel protocollo d’intesa si parla, orientativamente, di un centinaio di persone. Amomento stiamo lavorando su più livelli: strutture, organizzazione e formazione. A breve incontrerò sia la Fondazione Vesuvio sia il sindaco di Tersigno per programmare attività comuni, comprese esercitazioni di sensibilizzazione. È fondamentale simulare gli scenari di emergenza, perché quando accade davvero una catastrofe il rischio maggiore è la disorganizzazione”.

Esercitazioni sul campo?

Sì. L’obiettivo è simulare un evento catastrofico in una data stabilita e testare il trasferimento ordinato dei cittadini verso Lacedonia, con l’incontro tra le comunità. Dobbiamo “allenarci” all’emergenza. In parallelo stiamo investendo anche sul fronte della prevenzione: a breve inaugureremo uno dei primi edifici COC della provincia di Avellino, completamente nuovo, demolito e ricostruito per coordinare esclusivamente le operazioni di soccorso. Dal 2026, per tre anni, realizzeremo percorsi di formazione e sensibilizzazione nelle scuole e nella comunità, in collaborazione con le associazioni locali e con l’INGV, sul rischio sismico e non solo. È un modo concreto per farci trovare pronti e restare sempre all’erta.

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