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Cucina, visione e percorso di Ezio Ventre

I vini di Enoz incontrano la cucina de la Pignata in una cena che apre un nuovo percorso culturale di cibo e di vino.

da dx Roberto Zeno ed Ezio Ventre

Ci sono serate in cui il vino non accompagna, ma disegna il passo della cucina. In cui ogni calice prepara il successivo e il dialogo con il piatto diventa progressivo, mai forzato. È quanto accaduto in questa cena post-evento, dove i vini di Enoz hanno trovato nella cucina de la Pignata una controparte attenta, capace di misura e ascolto.

Il percorso si apre con un tris di benvenuto — crocchetta di ceci con pecorino e scarole, pizza con le alici, polenta fritta con fonduta di caciocavallo Podolico — accompagnato da Dodo’, rosato rifermentato dalla beva agile e conviviale. Un vino che invita al sorso, stimola il palato e prepara senza appesantire.

Con l’antipasto entra in scena Il Re è NudoRosato sempre da Primitivo, vino di transizione per eccellenza, capace di muoversi con naturalezza tra piatti e sensazioni. L’uovo in purgatorio cotto a bassa temperatura e il cremoso di baccalà con broccoli e peperone crusco trovano in questo rosato un alleato discreto ma presente, che accompagna senza coprire e valorizza le sfumature vegetali e saline.

Il cuore della cena: la Falanghina

È con il primo che il percorso raggiunge il suo centro narrativo. Il risotto con cavolo nero, guanciale, pomodoro semi dry, pecorino e limone incontra L’Attimo –  una Falanghina frutto di una lunga macerazione sulle bucce, dalla struttura sorprendente, profonda, quasi tattile, ma mai stancante. Nonostante la complessità, la Falanghina non stanca mai: mantiene una bevibilità istintiva, diretta, quasi “da secchiate”, sostenuta da freschezza viva e da una chiusura sapida. Un vino capace di sostenere la grassezza del piatto, dialogare con l’amaro del cavolo nero e rilanciare la nota agrumata del limone con naturalezza.

Con il maialino accompagnato da patate arrostite schiacciate, lampascioni e verza croccante, il percorso trova la sua chiusura naturale grazie a Il ChaosPrimitivo rosso. Un vino di struttura e carattere, capace di sostenere la succulenza del piatto e accompagnarne la complessità senza eccessi.

Il dessert, l’insolito cannellone fritto, chiude la cena con un gesto ironico e   leggero. In abbinamento erano disponibili diversi distillati, ma la scelta personale è ricaduta nuovamente su L’Attimo – Falanghina, che ha dimostrato ancora una volta la sua versatilità, riuscendo a interagire con il finale dolce grazie a struttura, freschezza e equilibrio.

I colori dei vini che dialogano con il cibo
Territorio nel bicchiere, identità nel piatto

In cucina oltre la supervisione di Ezio, titolare de La Pignata e figlio di Carmela Grasso, cuore pulsante della cucina oltre la new entry dello chef William Gaetani (per tutti Willy) firmano un menu coerente, essenziale e consapevole, dove la semplicità è frutto di esperienza e misura.

Guglielmo Ventre, papà di Ezio e chef stimato professionalmente e nella vita sociale, non era presente alla serata perché impegnato nell’altra location che guida all’ingresso di Ariano Irpino, la Pignata 2.0: un’assenza fisica che non interrompe una visione comune, oggi sempre più orientata verso una cucina diretta, tradizionale e autentica.

Questa cena inaugura un ciclo di incontri dedicati al dialogo tra vino e cucina ed è stata anche l’occasione per celebrare un traguardo importante: la Pignata, con Ezio, ha conquistato il podio allo Slow Wine Fair per la miglior selezione di vini biologici e biodinamici, con una prima classifica tra le migliori 35 d’Italia e attendiamo la finale. W il lupo irpino!

Un riconoscimento che conferma un percorso fatto di coerenza, territorio e visione.

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