Dagli OGM alla salute delle nuove generazioni, fino all’agroforestazione: a Napoli due giorni che scuotono coscienze e mostrano che un’altra agricoltura è già realtà.
Ci sono eventi che non si limitano a informare. Ti attraversano. Ti obbligano a fermarti e a chiederti: davvero possiamo continuare così? Le due giornate 21 e 22 febbraio di “Scagnammoce ’a Semmenta” non sono state solo uno scambio di semi, ma uno scambio di verità. Di quelle che, una volta ascoltate, non puoi più ignorare. Il sabato pomeriggio ha segnato uno dei momenti più intensi, con il convegno dedicato alle nuove direttive europee sugli OGM (le cosiddette TEA). Un tema tecnico solo in apparenza, ma che in realtà riguarda tutti: agricoltori, consumatori, famiglie.
A portare una testimonianza potente è stato Antonio Onorati, dell’Associazione Rurale Italiana, membro del Coordinamento Europeo di Via Campesina e del Centro Internazionale Crocevia. La sua non è stata una semplice relazione, ma il racconto vivido di chi da anni lotta al fianco degli agricoltori. Ha smontato, pezzo dopo pezzo, la narrazione rassicurante delle nuove tecnologie genetiche, mettendo in luce le profonde ingiustizie che rischiano di accentuarsi: perdita di autonomia contadina, dipendenza da brevetti, controllo sempre più concentrato del sistema alimentare. E allora la domanda diventa concreta: chi controllerà il nostro cibo domani?

Ma il momento forse più duro da ascoltare — e impossibile da dimenticare — è stato quello dell’oncologa Patrizia Gentilini. Le sue parole hanno spostato il discorso dal campo al corpo umano. Dai terreni ai nostri figli. L’impatto dei pesticidi, delle sostanze tossiche e di un’agricoltura industriale spinta all’estremo non è più un’ipotesi: è una realtà che si manifesta in modo sempre più evidente. Infertilità, alterazioni endocrine, effetti sulle nuove generazioni. Non dati freddi, ma segnali di un sistema che sta chiedendo il conto. E a pagarlo, sempre più spesso, sono i più giovani.
Eppure, se il sabato ha aperto gli occhi, la domenica ha aperto una strada. Nell’ Agroforesta sintropica di Santa Sintropia, a Sant’Anastasia, nata sei anni fa ad opera dell’associazione. “TerraMasta”, la teoria ha lasciato spazio all’esperienza. Qui non si parla di alternative: si cammina dentro un’alternativa reale. Come ci ha illustrato con estrema semplicità Stella Maris. Un bosco commestibile, vivo, costruito in sei anni seguendo i principi dell’agricoltura sintropica. Un sistema capace di rigenerare terreni inquinati, restituire fertilità e produrre cibo sano, senza dipendere da chimica e logiche industriali. A dare spessore a tutto ciò la testimonianza del ricercatore dot. Luigi Montano, che ha offerto una chiave di lettura tanto lucida quanto urgente: ciò che mangiamo oggi sta già determinando la salute di domani. Il legame tra ambiente, fertilità e alimentazione non è più separabile. È un unico filo, e si sta assottigliando.

Ma proprio in quel luogo, tra alberi, semi e relazioni umane, si è percepito anche altro: che invertire la rotta è possibile. Che la terra, se ascoltata, sa guarire. E con lei, anche noi. Alla fine, resta una domanda sospesa nell’aria, impossibile da ignorare: Vogliamo davvero restare a guardare? Perché la verità emersa da queste due giornate è semplice e rivoluzionaria allo stesso tempo.
Il futuro non è qualcosa che aspettiamo. È qualcosa che stiamo già coltivando.



