“Questa non è la riforma del governo Meloni, è la riforma per cui hanno combattuto uomini come Marco Pannella, Emma Bonino e i socialisti. E’ una riforma liberale, che incarna i valori della sinistra più che della destra, fortemente antiautoritaria. Sostenere il sì non significa sostenere il governo Meloni”. A sottolinearlo Benedetto Della Vedova, deputato di Più Europa, nel corso del confronto al Circolo della Stampa a sostegno delle ragioni del sì al referendum sulla giustizia: “E’ una riforma giusta fatta da una maggioranza sbagliata, una riforma necessaria per dare seguito al principio del giusto processo, già scritto in Costituzione. Significa avere un processo in cui si confrontano due parti: l’accusa, rappresentata dal PM, e la difesa, con un giudice terzo. E’ una riforma dalla quale l’indipendenza della magistratura esce rafforzata. Il testo è chiaro, non deve diventare un referendum pro o contro Meloni”. Spiega come “Il dato di fatto è che il centrodestra, a partire dalla Meloni, sta conducendo una campagna per il No. Meglio così, il centrodestra non ha nel proprio DNA il garantismo e, negli interventi degli esponenti del governo, finisce per emergere quella è che la loro idea di fondo. Noi chiediamo, invece, un sì consapevole, fuori dalle tifoserie, perché questa riforma serve alla giustizia in Italia e a chi finisce in un processo”. Spiega come è chiaro che “questa non è la riforma della giustizia, o meglio è solo un pezzo di questa riforma per garantire un sistema che sia improntato al garantismo. Crediamo che, nel dubbio, è più giusto correre il rischio che un colpevole sia in fuori che un innocente sia in carcere”.
Spiega come “Il sorteggio dei membri del Csm diventa strumento per contrastare le correnti che caratterizzano il corpo della magistratura. Nate come spazio di confronto tra diverse scuole di pensiero, si sono trasformati in una bieca operazione partitica. Vogliamo rassicurare chi vota per il sì che non sta votando la Meloni ma secoli di impegno garantista, anzi votiamo sì per poter meglio battere la Meloni”. Una precisazione rilanciata da Bobo Craxi “Abbiamo scelto la nostra risposta sul referendum relativo alla riforma, senza preoccuparci di chi la proponeva, ma valutandola sulla base dei contenuti, trovando, poi, alleati involontari. Una riforma che già aveva tentato un governo di centrosinistra nel 1989 con il presidente del Consiglio D’Alema”. Spiega come “E’ fondamentale convincere le persone ad andare a votare a prescindere. La democrazia non è eterna, non è scontata e non può essere snobbata come spesso accade”. Ribadisce come “Si tratta dell’applicazione corretta dell’articolo 111 della Costituzione, che prevede la parità fra accusato e difesa e la neutralità del giudice. Il resto sono esposizioni propagandistiche”. E replica alle argomentazioni scelte per opporsi a questo disegno: “Ho sentito molti magistrati parlare, affermando di voler contrastare questo disegno in nome del popolo italiano. Ma dimostrano, in questo mondo, di non conoscere né la legge, né la lingua italiana, poichè possono parlare solo a nome di una parte dei magistrati”. Sottolinea come “Mi rincuorano le incrinature nel fronte dei magistrati. Alcuni vogliono un sistema più adeguato a quello europeo e non nascondono il loro punto di vista. E’ una misura che i paesi più moderni hanno già adottato mentre l’unificazione delle carriere è propria dei paesi con regime autoritario. Non capisco perchè dovremmo ispirarci al sistema giudiziario della Russia di Putin piuttosto che a quello della Spagna di Sanchez”. Ribadisce come “La neutralità del giudice è un principio da tutelare. Per i cittadini significa essere giudicati da chi non è il compagno di corrente del pubblico ministero. L’optimum non esiste, ma questo è un passo nella giusta direzione”. Ricorda coma “La riforma del codice di procedura è iniziata nel 1989 con un ministro socialista, ma fu messa da parte a causa della “slavina giudiziaria”. Nel 1999 il governo di centrosinistra inserì il giusto processo nella Costituzione. Ora, il dibattito rischia di ridursi alla sola divisione politica tra magistratura e politica ma è tempo di mettere fine a questa guerra”. E conclude “Non è la riforma della giustizia ma dell’ordinamento giudiziario, non appartiene a questo governo ma Nordio ha avuto la tenacia di portarla avanti”. Spiega come “in questi anni la magistratura, dopo essersi sindacalizzata, si è trasformata nel braccio armato per accedere alle stanze del potere. Mi sorprende che una donna come la segretaria del partito democratico, che è su posizione progressiste sul fronte dei diritti civili, sia contraria alla riforma. Ma è chiaro che tanti sceglieranno di non sostenere il referendum solo per non aiutare la Meloni. Da parte nostra, ci chiediamo solo cosa potrà essere più utile ai cittadini. E continuiamo a credere in un’Italia europeista e proiettata nel futuro”. Non risparmia strali a quelli che definisce “gli ayatollah della sinistra. Penso a personaggi come Carofiglio che professano che chi vota per il sì non è di sinistra, dimenticando che la sinistra è stata tante cose e ha nella sua storia il garantismo”.
Alfonso Gallo del Comitato “Si Separa”, ricorda come “il campo progressista sta usando la stessa comunicazione della destra: parlare alla pancia delle persone, spaventarle, senza spiegare bene la riforma. Una riforma complessa che tocca molti aspetti, ma non ha nulla di destra. È una riforma storica e riformista che mira a correggere elementi irrisolti della Costituzione”. Non nasconde la propria amarezza “per la difficoltà di parlare serenamente della riforma. Incontri come questo, ad Avellino, mostrano che è possibile approfondire il tema e discuterne in maniera seria, punto per punto. Servirebbe più concretezza e meno divisioni politiche”. Bianca Piscolla della direzione nazionale di Radicali Italiani. spiega come “Radicali Italiani si è schierata fin da subito per il sì. Si tratta di una riforma dell’ordinamento giudiziario, non della giustizia nella sua complessità e chiaramente non basta da sola. Ma rappresenta un passo in direzione della responsabilità civile dei magistrati e di maggiori tutele contro l’abuso della custodia cautelare. La riforma riduce il potere delle correnti e il ruolo politico dell’Anm, diventato uno strumento di Potere, una sorta di Parlamento, un’associazione di diritto privato che controlla il potere dello Stato”. E chiarisce come “la riforma non tocca la proporzione che caratterizza la divisione del Csm ma introduce il sorteggio che dovrebbe essere garanzia di imparzialità”. Ribadisce come l’errore è stato “quello di polarizzare il confronto, dal post di sugli immigrati, ai fascisti mostrati dal Partito Democratico per incoraggiare il sì. Questa polarizzazione è nociva e non aiuta i cittadini a votare consapevolmente. Io sono antifascista e mi secca essere accomunata a personaggi del genere, sulla base della scelta di votare sì”.
Giuseppe Vetrano del comitato Giuliano Vassallo pone l’accento sul rischio di banalizzare il referendum, ricordando come la Costituzione sia stata modificata più volte anche da governi di centrosinistra e le tante spese determinate da errori giudiziari. Domenico Gambacorta, segretario provinciale del Sì, del comitato “Popolari per il sì” pone l’accento sul valore della separazione delle carriere per garantire l’indipendenza della magistratura dalla politica. Maria Elena De Gruttola dei Socialisti ricorda come la democrazia sia fondata sull’equilibrio dei poteri e questo principio sia al centro della nostra Costituzione. Salvatore Pastore del Partito Liberale Democratico evidenzia come “Il nostro paese ha bisogno di una giustizia imparziale, che garantisca il diritto e la certezza della pena. L’errore che stiamo facendo è quello di politicizzare il referendum. In questo modo stiamo perdendo un’opportunità di migliorare il sistema solo perchè arriva dalla destra”. L’avvocato Amerigo Festa ricorda come “Viviamo in un sistema che non consente di fare carriera a chi non appartiene a una corrente, in cui il Csm che dovrebbe garantire l’indipendenza della magistratura è diventato un soggetto politico. L’associazione Nazionale Magistrati ha invaso tutti gli aspetti della vita politica e sociale”. L’avvocato Francesco Iandoli del Comitato Vassalli ricorda come “La magistratura libera è un valore fondamentale ma, proprio per questo, dobbiamo garantirne l’indipendenza dal rischio di un ordine giudiziario che diventa potere. C’è bisogno di un ordinamento processuale che sia coerente con il sistema accusatorio e garantisca l’imparzialità del giudice. E’ una battaglia di civiltà contro i professionisti della falsificazione e della menzogna per portare il paese al passo delle democrazie più moderne”.





