di Virgilio Iandiorio
Le novità portate dal governo Meloni riguardano anche la lingua italiana. Ci sono state polemiche quando il nuovo Presidente del Consiglio dei Ministri, una donna, ha detto che voleva essere chiamata “signor presidente” non “la presidente” men che mai “presidentessa”, che si presta a fare rima con parole volgari. Che dire poi del fatto che il Ministero dell’Istruzione si è visto aggiungere “e del Merito”? Se è un obbligo frequentare la scuola dalla primaria alla secondaria, e se non lo fai vengono a casa tua i carabinieri, come nelle avventure di Pinocchio, qual è il merito?
Alla Camera dei Deputati non bisogna chiamare dispenser, ma dispensatore, il contenitore del liquido igienizzante. Non ho sentito la traduzione italiana di flat tax, cavallo di battaglia di chi promette eque tassazioni.
Si fa spesso un gran parlare del rave; anche qui manca una soddisfacente traduzione in lingua italiana. Baccanale potrebbe andare. Perché allo stesso modo dei rave, i baccanali romani furono visti come pericolosi per l’ordine morale e sociale. Vuoi vedere che anche adesso, venga in mente a qualche ministro di emanare un Senatus Consultus de Bacchanalibus (pardon, de Ravibus) , come avvenne nel 186 a.C., per vietarli definitivamente?
Quello della “pulizia” della lingua italiana è un impegno preso anche in passato durante il ventennio. Ricordo che al liceo, quando studiavamo la storia del XX sec., un mio compagno di classe, spirito vivace e di grande verve, una mattina se ne venne con questa notizia:” Ho letto che durante il ventennio fascista, fu costituita una commissione di esperti per “ripulire” il vocabolario italiano dalle parole straniere e da quelle troppo dotte e poco conosciute dai più. Si cominciò dalla prima lettera dell’alfabeto. “Bisogna sostituire -gridò un esperto- la parola “ano” con la più italiana delle parole “culo”, ovunque si trovi inserita”.
Tutto sembrava filare liscio tra i commissari. Uno degli esperti, più attempato degli altri, richiamò l’attenzione di tutti i colleghi:” Non avete pensato al trambusto che si creerà a palazzo reale, quando si dovrà chiamare il Gran Ciambellano, “Gran Cia-mbel-culo? E non avete pensato alle rimostranze che faranno i Francescani, dovendo chiamare il loro fra Tommaso da Celano, “fra Tommaso da cel-culo?”. La commissione sospese i lavori, che non furono mai più ripresi.
A meno che non si vogliano riprenderli oggi, come esaltazione di tutto ciò che è nato e fatto in Italia. Che dire dell’autonomia differenziata, nome che ha a che fare con la raccolta dell’immondizia, in cui si è andati a pescare il nome. E se, come dicevano i latini, “nomen est omen”, nel nome c’è già racchiuso quello che potrà accadere, questa riforma è imparentata con l’immondizia. State sicuri, si finirà nell’immondizia. E all’inventore della italiana autonomia differenziata, potremmo dare il nome di “Er Monnezza”, senza offesa per Tomas Milian che ha reso famoso questo nome con i suoi film.



