“Questa maggioranza di governo sta mentendo agli italiani. Questa riforma non migliora la giustizia, non si pone questo problema, non lo affronta proprio. Non migliora i tempi della giustizia: non velocizzerà i processi. Questa riforma serve a una sola cosa: sottomettere la magistratura alla politica. Perché, se si sorteggiano i magistrati che andranno a comporre il Csm, mentre la politica nominerà i propri rappresentanti, avremo una politica compatta e una magistratura più debole, perché i suoi componenti verranno scelti a caso e in ordine sparso. Ecco uno dei motivi per cui la politica, all’interno del Csm, sarà più forte e la giustizia rischierà di essere subordinata alla politica”. Così il deputato e vicepresidente del Movimento 5 Stelle, Michele Gubitosa, a margine del convegno “Riforma della Giustizia, le ragioni di una scelta”, che si tiene nella sala De Mita del Carcere borbonico. Numerosi gli ospiti, tra cui il Presidente della Privincia, Rino Buonopane ed Enzo De Luca. Ad introdurre il dibattito è Maura Sarno, del M5s.
Per Henry John Woodcock, sostituto procuratore della Repubblica della Dda di Napoli, la cosa più importante è che le persone vadano a votare comprendendo bene che cosa stanno votando: “Questa riforma non serve a nulla, o meglio non serve a risolvere i numerosi problemi che la giustizia ha”, dice il Pm. E i problemi sono molti: “Dalla lunghezza dei processi alle questioni che riguardano la carcerazione preventiva. A meno che non mi sia sfuggito qualcosa – spiega Wooodcock – questa riforma non interviene su nessuno di questi problemi fondamentali. Soprattutto, ritengo che finirebbe per danneggiare il cittadino più debole. Perché in uno Stato sociale come il nostro, chi, come me, viene pagato dallo Stato deve occuparsi di tutto e di tutti; ma in particolare deve preoccuparsi di tutelare e preservare il cittadino debole e la gente comune”.
A intervenire poi Giuseppe Iannaccone, giurista e avvocato del foro di Milano: “Noi avvocati abbiamo la cognizione tecnica per comprendere anche i dettagli della riforma che, magari, chi è fuori dall’ambiente giudiziario fa più fatica a capire. È normale che gli avvocati siano i primi a schierarsi per il “no”, perché ne comprendono i rischi connessi”. Secondo Iannaccone, bisogna preservare “l’autogoverno della magistratura da parte del Csm, che con la riforma non sarà più lo stesso: un sistema basato sul sorteggio è un sistema impari e rischia di sbilanciare la gestione del Csm a favore di coloro che vengono designati dall’autorità politica.
Questi ultimi hanno un’investitura di base che conferisce loro un’autorevolezza che, confrontata con quella di chi è estratto meramente a sorte, rischia di prevalere, se non sotto il profilo numerico, certamente sotto quello della personalità. Del resto – aggiunge – si consideri una cosa: chi vorrebbe far amministrare il proprio condominio da una persona designata a sorte? Chi vorrebbe un consiglio comunale formato per effetto di un sorteggio fra tutti i cittadini? Chi vorrebbe il Parlamento sorteggiato a caso fra tutti gli italiani? Non capisco perché, invece, il governo della magistratura – conclude – dovrebbe subire questa sorte, che non mi pare adeguata all’esigenza e alla responsabilità che il governo, in qualunque sede, fosse anche il governo della magistratura, ha diritto di avere”.





