Il cinema: finzione, sogno ma anche realtà. Quando, poi, si parla di quello napoletano, racconta anche sofferenza, una città, Napoli, capace di essere un film senza registi, perché ognuno è attore di sé stesso. Su questo è incentrato l’incontro di domani, domenica 26 aprile alle ore 18.30, presso l’associazione Cripta Maynarda della cittadina ufitana, che continuerà il Masterclass di CineLab che dall’inizio dell’anno parla di storia del cinema, analizza la scrittura cinematografica. Una serie di appuntamenti, presso la sede di Ho-o Lab, che ha ospitato registi, attori e esperti del settore. Domani Infatti è previsto l’incontro con uno dei massimi critici cinematografici italiani Valerio Caprara, firma storica de “Il Mattino”. Caprara ha insegnato Storia e Critica del Cinema, all’Orientale e al Suor Orsola Benincasa.
Diversi i riconoscimenti avuti, per la sua raffinata scrittura, mai scontata, quando ha dovuto interpretare il significato dei film sia italiani che internazionali. L’intervista sarà condotta da Antonio Cataruozzolo, che è il curatore dell’incontro.
“L’incontro verterà sulla Storia del Cinema Napoletano da Totò a Sorrentino, evidenziando come il cinema napoletano possieda un valore universale unico, capace di elevare la specificità locale a metafora dell’esperienza umana, entrando di diritto nell’immaginario collettivo nazionale e internazionale – spiega Cataruozzolo -. Rappresenta una forma d’arte che unisce pathos, ironia, saggezza antica e sofferenza, trasformando Napoli in un set a cielo aperto fin dalle origini del cinema. Nonostante sia radicato nella cultura locale e semi-familiare, il cinema napoletano non è mai puramente conformista, riuscendo a imporsi per la sua autenticità e genialità artigianale. La capacità di raccontare la vita quotidiana, con le sue miserie e nobiltà, crea un ponte universale con il pubblico. Napoli è stata raccontata da grandi registi, non solo napoletani, diventando un “sismografo” della realtà, capace di registrare i cambiamenti sociali attraverso le sue narrazioni visive. Figure come Totò, Eduardo De Filippo, Sophia Loren e Massimo Troisi hanno definito i tratti di questo immaginario”.
“Dai pionieri del cinema muto (come Elvira Notari) ai classici del dopoguerra (Napoli Milionaria, Matrimonio all’italiana), fino al “Nuovo Cinema Napoletano” e ai contemporanei (Paolo Sorrentino, Mario Martone, Edoardo De Angelis) – continua il curatore dell’incontro con Valerio Caprara -il cinema napoletano ha sempre mantenuto una forte carica poetica. Il cinema napoletano narra i mille volti della città, dalla “sceneggiata” (il guappo, la madre che piange) alla denuncia dello scempio urbanistico, fino alla trasfigurazione poetica delle periferie e della storia, inclusi i sogni legati a Maradona negli anni ’80. Napoli continua a essere un centro nevralgico della produzione cinematografica e seriale, con una media di 130 film ogni anno”.



