Una città che spende di più ma offre meno. È questa la sintesi che emerge dal dossier “Avellino a conti fatti”, che restituisce l’immagine di un sistema in cui la crescita economica è solo apparente e non si traduce in un reale miglioramento delle condizioni di vita.
Negli ultimi anni, infatti, redditi ed economia cittadina sono aumentati solo in termini nominali. Se si considera l’inflazione, il quadro cambia radicalmente: il reddito medio reale è fermo o in lieve calo rispetto a dieci anni fa, mentre il potere d’acquisto si è ridotto, soprattutto per le fasce più fragili. In altre parole, si guadagna di più sulla carta, ma si vive peggio nella realtà.
Ancora più evidente è il dato sul lavoro. Se da un lato cresce il numero dei lavoratori dipendenti, dall’altro diminuisce il loro reddito medio reale. Questo squilibrio ha prodotto un passaggio significativo: dal 2019 il reddito medio dei pensionati ha superato quello dei lavoratori. Non perché le pensioni siano cresciute in modo rilevante, ma perché il lavoro si è progressivamente impoverito, tra precarietà, bassi salari e minore qualità dell’occupazione.
In questo contesto, Avellino si configura come una città sempre più fragile dal punto di vista sociale. Oltre il 90% dei contribuenti vive di lavoro dipendente e pensione, mentre la fascia medio-bassa resta particolarmente esposta agli effetti dell’inflazione. Le disuguaglianze non scompaiono, ma cambiano forma: diventano meno visibili e allo stesso tempo più profonde.
Il dato più critico riguarda però la spesa pubblica comunale. Il Comune di Avellino presenta una delle contraddizioni più forti: spende più della media, ma offre molti meno servizi. Secondo i dati OpenCivitas, il livello della spesa si colloca sopra la media (7/10), mentre quello dei servizi è tra i più bassi (1/10). Questo significa che le risorse pubbliche non si traducono in benefici concreti per i cittadini.
L’analisi evidenzia uno squilibrio preciso nella distribuzione delle risorse: si spende troppo in amministrazione, viabilità e gestione dei rifiuti, e troppo poco nei servizi essenziali. Il dato più preoccupante riguarda il sociale: la spesa per servizi sociali e asili nido è oltre il 50% sotto il livello necessario. In una città che diventa più povera e più fragile, è proprio qui che si investe meno.
Questi numeri raccontano una verità chiara: l’inefficienza della spesa pubblica non è neutrale, ma produce effetti concreti. Penalizza chi ha meno, amplia le disuguaglianze e indebolisce le prospettive di sviluppo della città.
Per questo il dossier non si limita a fotografare la realtà, ma propone una direzione: riportare i dati al centro delle politiche pubbliche, misurare in modo trasparente risultati e servizi, e rimettere al centro lavoro, welfare e qualità della spesa. Perché il punto non è solo quanto si spende, ma per chi e con quali risultati.
Di seguito il report completo.



