Michele D’Agostino, lei è tra i candidati più giovani di questa tornata elettorale. Chi è e perché ha scelto di mettersi in gioco?
Sono Michele D’Agostino, ho 18 anni e sono diplomando presso l’I.T.E. Amabile di Avellino. Mi candido nella lista Fratelli di Avellino, espressione di Fratelli d’Italia, a sostegno di Laura Nargi. Ho scelto di mettermi in gioco perché sento il dovere di portare la voce dei miei coetanei, degli studenti, dei giovani che troppo spesso si sentono dire che per realizzarsi devono andare via.
Lei parla spesso di radici. Che cosa significa per un ragazzo di 18 anni restare legato alla propria città?
Per me le tradizioni non sono catene, ma radici. Sono il frutto della determinazione dei nostri nonni, dei nostri padri, delle nostre madri, di chi ha avuto il coraggio di restare. Avellino non è un’eredità da conservare come un pezzo da museo, ma una storia viva che passa anche dalle nostre mani. Dobbiamo essere fieri di questa storia e fieri di essere avellinesi.
C’è chi potrebbe dirle che a 18 anni è troppo presto per la politica. Che cosa risponde?
Me lo sento dire spesso: che sono troppo giovane, che dovrei aspettare il mio turno, rispettare i tempi. Ma io credo che Avellino non abbia più molto tempo da perdere. La mia età non è un limite, è una responsabilità. Porto con me l’entusiasmo di chi affronta questa sfida per la prima volta, ma anche il rispetto per chi ha costruito prima di noi.
Quindi non vede una contrapposizione tra vecchie e nuove generazioni?
No, credo che sia una contrapposizione sbagliata. Non bisogna scegliere tra vecchio e nuovo. Le generazioni devono coesistere e collaborare. Da una parte c’è la saggezza di chi ci ha preceduto, dall’altra la voglia di cambiare di chi oggi chiede spazio. Solo insieme possiamo costruire davvero il domani.
Perché ha scelto proprio Fratelli di Avellino?
Perché in questo percorso ho capito che anche il mio pensiero conta. Fratelli d’Italia, attraverso la sua filiera istituzionale, i coordinamenti provinciali, i dipartimenti e realtà come Gioventù Nazionale, prova a contrastare il distacco dei cittadini, e soprattutto dei giovani, dalla politica. Non è semplice disinteresse: è una crisi di rappresentanza. E quando i giovani non si sentono ascoltati, finiscono per andare via.
Qual è, secondo lei, la priorità per Avellino?
Avellino deve creare lavoro, valorizzare la cultura, offrire opportunità. Ma non possiamo aspettare che tutto arrivi dall’alto. Tocca a noi, giovani e adulti, cittadini e istituzioni. Essere fedeli ad Avellino non significa restare immobili, significa impegnarsi perché cambi.
Che valore ha il voto, soprattutto per i giovani?
Il voto non è solo una croce sulla scheda elettorale. È un atto di fiducia, è credere nelle parole di chi decide di fare un passo avanti, anche rischiando, mettendoci la faccia. Io chiedo agli avellinesi di pensare anche a noi ragazzi quando entreranno nella cabina elettorale.
Il suo appello finale agli elettori?
Il 24 e 25 maggio chiedo di votare per Avellino, per le nostre radici, per i vostri figli e per il nostro futuro. Per molti sarà una scelta politica, per noi giovani sarà qualcosa di più: sarà anche il nostro esame di maturità civile, lo stesso che io e tanti miei coetanei affronteremo tra poco sui banchi di scuola.



