L’Irpinia dell’emigrazione e degli emigranti: uno sguardo rivolto al passato, con l’obiettivo di arginare un fenomeno sociale ancora attuale. Confronto a più voci, nella sala consiliare di Montefusco, sul progetto di ricerca sociale “Noi emigranti…Radici: legami e ferite che gli emigranti portano nel cuore” che rientra nell’iniziativa “2 V.I.TE.” che coinvolge anche i comuni di Santa Paolina e Torrioni. Il racconto, come testimoniato dalle foto, i quaderni e i libri in mostra al centro della sala, è quello dei bambini e adolescenti con la valigia in mano, figli degli emigrati italiani del secolo scorso.

“Il progetto Due Vite – precisa l’animatrice culturale Emilia Dente, referente del progetto finanziato dal PNRR – ha avuto il grande merito di stimolare la crescita dei territori coinvolti, valorizzandone il patrimonio storico, artistico e naturalistico. Per quanto riguarda Montefusco abbiamo puntato soprattutto sul patrimonio monumentale, facendo leva sulla preziosa collaborazione della locale Proloco e di diversi operatori economici. Il progetto Radici, che parte di fatto oggi, rappresenta una sfida innovativa e originale che guarda, in particolare, agli anni ‘60 e ’70, durante i quali molti montefuscani sono andati via, lontano dalla loro terra. Il viaggio che stiamo per intraprendere – continua – vuole essere fecondo di esperienze e di testimonianze. Partiamo da Montefusco, Santa Paolina e Torrioni, con l’obiettivo di coinvolgere altri territori in un percorso condiviso che diventi patrimonio comune”.
Ad aprire il confronto il Sindaco di Montefusco, Salvatore Santangelo. “Questo progetto nasce con l’obiettivo di rivitalizzare i piccoli comuni, ed è chiaro che se vogliamo davvero immaginare una seconda vita, non possiamo che partire dalle radici. A noi, così come agli altri enti territoriali, spetta il compito di fare rete, anche oltre la nostra provincia, per creare le condizioni per restare, perché i nostri giovani abbiano opportunità anche qui: andare via deve essere una scelta, non una necessità”. Anche se il progetto punta soprattutto a recuperare e rivitalizzare le radici del nostro passato, il Direttore Generale del Consorzio dei Servizi Sociali Ambito A5 Carmine De Blasio sottolinea come “l’emigrazione resti un tema di grande attualità, che interessa gli studiosi, impegnati ad analizzare i flussi che si registrano su tutto il territorio nazionale, ma che penalizzano soprattutto le zone più periferiche e interne. Questa iniziativa si collega a un’altra esperienza che, come Consorzio, abbiamo avviato qualche anno fa, il progetto “Solchi”, nato con l’obiettivo di ricercare e ricostruire le tracce della memoria di un passato che ritorna sempre nei linguaggi, nelle immagini, nelle abitudini e nelle tradizioni delle comunità. È un modo per far conoscere, soprattutto alle nuove generazioni, la nostra e la loro storia, da dove veniamo, in modo da avere consapevolezza delle potenzialità e, quindi, della strada da intraprendere”.
Il confronto è stato arricchito dai contributi dell’antropologa Milena Acconcia, esperta in storia delle tradizioni, e di Adriana Almeida Di Nardo, Presidente dell’Associazione Migrantes Siena. Se la studiosa ha rimarcato l’importanza di recuperare la nostra storia, per salvaguardare e valorizzare le tradizioni e riannodare i fili di tante vite, quella di Di Nardo, nata a Santos, in Brasile, da dove, all’età di 16 anni, è partita per arrivare in Italia, è stata una testimonianza autentica, partecipata e ricca di aneddoti che hanno trasferito alla platea il significato più vero e profondo di emigrare, di abbandonare cioè la propria terra per provare a costruirsi un futuro in un altro paese.


