di Ranieri Popoli
“Bella figliola a coppa ‘sta fenesta… e piglia o carrafone e dangi a beve” sono alcune delle strofe de “La Rosamarina” , una rappresentazione canora a metà tra la tammurriata e la serenata della tradizione della canzone classica napoletana, la quale con i suoi ritmi incalzanti sostenuti da strumenti della tradizione musicale campana, come l’organetto, il triccheballacche, la tammorra, il putipù e le castagnette, rievoca ,l’usanza di un tempo di donare, in segno di augurio e di prosperità, alle ragazze affacciate alle finestre, un rametto di rosmarino ottenendo in cambio un bicchiere di vino, un dolce pasquale, e perché no, un sospirato sorriso.
Una tradizione che con buona probabilità richiama il periodo storico della seconda metà del XIX Secolo degli scambi tra zone costiere e aree interne che nei comuni della suggestiva Alta Valle del Sabato si rinnova di generazione in generazione attraverso l’esibizione di gruppi amatoriali di cittadini di tutte le fasce di età che puntualmente il Sabato Santo percorrono le strade di questi paesi facendo visita alle famiglie per rappresentare l’antico rito canoro e consegnare la “frasca”, un tempo di rosmarino, oggi di pino o di abete, ottenendo spontaneamente in dono offerte di vario genere e l’impegno della sua esposizione,
La tradizione nel tempo è diventato un elemento distintivo della cultura popolare locale tanto da meritarsi l’inserimento nel prestigioso Inventario Patrimonio Immateriale Culturale della Regione Campania, riconosciuto dall’UNESCO conquistando anche palcoscenici regionali e nazionali in virtù anche della sinergia collaborativa con l’UNPLI di Avellino, sempre attento alla valorizzazione del prezioso capitale antropologico irpino.
Un discorso questo che inevitabilmente ci rimanda a elaborazioni di larghe vedute, in particolare all’azione di conservazione identitaria delle realtà irpine, che costituisce un elemento fondamentale per delineare il più complesso tema della vocazione paesaggistica in chiave di nuovo turismo del nostro territorio .
In tal senso è un bene che le diverse realtà vallive dell’Alto Sabato si siano già confrontate in iniziative comuni che esaltano la peculiarità non di un solo comune ma di tutti quelli che stanno realizzando, con una feconda compartecipazione tra enti locali, associazioni e cittadini, un incoraggiante esperimento di socializzazione culturale intercomunale che contribuisce di certo a superare i vecchi e infruttuosi municipalismi.
Uno spirito che viene rappresentato al meglio dal signor Emilio Ruggiero, il responsabile di uno dei gruppi di cantori-musicisti che incontro nell’atrio di un condominio alle porte di Aiello del Sabato grazie all’intercessione di una sua inquilina, la signora Rita Racca, che mi aveva segnalato anzitempo il passaggio della “Rosamarina”.
“Ad Aiello del Sabato siamo sei gruppi che si distribuiscono nelle diverse zone del paese e questo è il “Ruggiero fiume” che si identifica con il capo squadra e la località dove si aggira per le rappresentazioni. Questa è una tradizione ottocentesca che è stata originata dalle venute in queste terre dei contadini e dei commercianti cilentani che in occasione dei riti pasquali portavano in dono le frasche di rosmarino insieme ai frutti delle loro terre ricevendo in cambio i prodotti tipici del posto come il “tarallo vulluto” , il vino o i salumi nostrani “.
Noto con piacere la presenza in questi gruppi di molti giovani e ragazzi e soprattutto come essi rappresentino “Rosamarina” con un spirito di immedesimazione e non esibizionistico.
“E’ vero e questo è un forte segno di incoraggiamento per il prosieguo di questa importante tradizione e dimostra che se i giovani vengono coinvolti non è vero che seguono solo social o smartphone ma sanno apprezzare i tesori della tradizione della loro terra e dei loro avi.
Una ricchezza che ha già travalicato i confini irpini a quanto pare
Si. Pensi che poche settimane fa una rappresentanza di Santo Stefano del Sole si è esibita davanti al Papa mentre sono sempre più numerosi gli eventi di rilievo regionale e nazionale che chiedono un’esibizione della “Rosamarina”, tenendo fede alla sua natura culturale senza trasformarla in fuorvianti occasioni commerciali,
Lasciamo gli amici del gruppo proseguire la loro marcia nel mentre ricevono il plauso e le offerte dei generosi condomini che salutano il rituale pasquale con un evidente stato d’animo di rispettoso sollievo cristiano così importante di questi tempi di lunga e tormentata passione per l’intera Umanità.



