“Dobbiamo essere grate alle donne che sono riuscite ad entrare nel bunker della letteratura, immaginando mondi, raccontando agli altri il proprio universo”. Lo sottolinea con forza la scrittrice Emilia Cirillo nel presentare al Circolo della stampa la ristampa di due racconti di Grazia Deledda “La bambina rubata” e “Il ritorno del figlio”, fortemente voluta da Ettore Barra con la sua Altavilla Edizioni. Un incontro che si inserisce nell’ambito delle celebrazioni “Cento. Grazia” promosse in occasione del centenario della consegna del Nobel alla scrittrice sarda, a partire dalla mostra dell’artista irpino Alfonso Silba. “Deledda – prosegue Cirillo – è una scrittrice che continua a non essere sufficientemente letta, costretta a scontrarsi con l’oscurità a cui erano condannate le donne. Nasce in una realtà contadina, fortemente isolata ma prende molto presto coscienza della bellezza che si porta dentro e fa della letteratura strumento per affermare sè stessa. Conquisterà il Nobel per la letteratura per la potenza della sua scrittura capace di raccontare la vita così come è”. Cirillo pone l’accento sul carattere distintivo dei paesaggi che caratterizzano i racconti e diventano un luogo letterario “Deledda pone l’accento sulle contraddizioni del proprio tempo, sulla solitudine di queste donne che attendono nelle loro case, impegnate a ricamare”. E sottolinea come “E’ certamente una buona notizia che un giovane autore abbia voluto ristampare due racconti di Deledda. In entrambi ‘La bambina rubata’ e “Il ritorno del figlio” i bambini sono elementi perturbanti, capaci di rompere equilibri sociali, sono spesso esseri fragili e imperfetti ma trovano entrambi i loro angeli protettori”. Ricorda, infine, la forza delle opere di Deledda che sono autentici classici che hanno una potenza che vince il tempo “Ecco perchè vale sempre la pena di leggere Grazia Deledda”. La poetessa Rossella Tempesta sottolinea il coraggio di una donna che riesce ad emergere, malgrado le discriminazioni del tempo sul piano sociale e letterario “Bellissima è la figura del marito, dipendente del Ministero che sceglierà di rinunciare al suo lavoro per diventare l’agente letterario della moglie, comprendendone immediatamente il talento”. E’ quindi Ettore Barra a porre l’accento sulla scelta di lanciare una nuova casa editrice, Altavilla edizioni, specializzata in narrativa, albi letterari e nuovi linguaggi “Il nome Altavilla sta per ‘città alta” a richiamare quel fermento culturale che accompagnerà il fenomeno dell’incastellamento”. E ricorda come “In Deledda il male è sempre la conseguenza di un destino difficile”. E’ quindi Alfonso Silba a sottolineare la scelta di rendere omaggio alla donna Grazia Deledda, prima scrittrice femminista con la sua capacità di esplorare la condizione femminile del tempo “E’ come se nelle opere entrasse, insieme ai personaggi delle sue opere, anche lei che appare in tutta la sua sensualità e bellezza, al di là dell’immagine stereotipata tradizionalmente consegnata di Grazia Deledda. E’ una donna che non smette di far sentire la sua voce, anche con rabbia, senza mai arrendersi alla realtà del tempo, capace di appassionarsi sempre, come dirà lei, ai problemi della vita. Lo sottolineano i colori accesi che dominano nelle opere e si contrappongono a figure femminili incomplete, quasi abbozzate. E’ come se nelle opere ritrovassimo desideri, paure, ipocrisie e passioni sopite in una società in cui la norma condizionava la vita di tutti. Ma ho voluto anche dare corpo agli angoli della Sardegna che prendono vita nei suoi romanzi, santuari, cortili, boschi”. A impreziosire l’incontro, moderato dal giornalista Gianluca Amatucci, le letture di Monia Gaita, Emilia Cirillo, Rossella Tempesta e Floriana Guerriero.





