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Imprenditori nella morsa di tre clan, 15 imputati verso il rito abbreviato

Solo uno ha chiesto di essere giudicato con il rito ordinario. Ora si dovrà attendere la nuova data davanti al gup

Maxi giro di usura nei confronti di due imprenditori di Montoro: dopo la richiesta di giudizio immediato  quindici imputati hanno chiesto di essere giudicati con rito abbreviato. Solo T. S.  difeso dall’avvocato Raffaele Tecce ha chiesto di essere giudicato con il rito ordinario e per lui il processo inizierà il 4 maggio davanti al tribunale di Salerno.  Per gli altri quindici, raggiunti dall’ordinanza di misura cautelare in carcere formata dal gip del tribunale di Salerno, Annamaria Ferraiolo per associazione a delinquere finalizzata all’usura ed estorsione – bisognerà attendere una nuova data davanti al gup del tribunale di Salerno.

I quindici indagati sono accusati a vario titolo di usura ed estorsione aggravata dal metodo mafioso nell’ambito di una inchiesta della’Antimafia di Salerno su un subentro illecito in un credito usurario da parte di tre diversi gruppi criminali, intranei o vicini ai clan D’Alessandro, Genovese e Nuovo Clan Partenio.

Secondo gli inquirenti, i due imprenditori sarebbero finiti nella morsa di tre diversi sodalizi criminali, legati al clan D’Alessandro di Castellammare di Stabia, al Nuovo Clan Partenio dell’Irpinia e a un gruppo salernitano con ramificazioni nella Valle dell’Irno. Il primo filone d’indagine ruota attorno a una serie di prestiti per circa 95mila euro, concessi tra novembre 2023 e aprile 2024, con tassi d’interesse mensili fino al 12%. Gli imprenditori, schiacciati dal debito, avrebbero pagato interessi per oltre 30mila euro, fino a subire minacce e percosse.In un episodio documentato dalla DIA, uno degli indagati avrebbe schiaffeggiato una delle vittime, imponendogli il pagamento immediato di altri 40mila euro. Le intimidazioni, spesso accompagnate dal richiamo a “persone legate alla camorra”, avrebbero costretto i due imprenditori a cedere progressivamente a nuove richieste, sempre più esose.L’inchiesta documenta come l’attività usuraria sia partita da un gruppo salernitano guidato un 47 enne di Fisciano il quale, tra fine 2023 e metà 2024, avrebbe concesso prestiti per un totale di circa 95.000 euro, esigendo tassi usurari che arrivavano fino al 12% mensile, e ottenendo in interessi circa 77.550,00 euro in sei mesi.

Il credito, diventato terreno di contesa, avrebbe innescato una guerra sotterranea tra gruppi criminali di zone diverse. A partire dall’estate 2024, i clan stabiesi legati ai D’Alessandro – avrebbero organizzato una spedizione intimidatoria a Fisciano, con volti travisati e a bordo di motociclette, per poi imporre alle vittime di pagare loro la somma di 10.000 euro come prima tranche di un debito residuo.Dalle indagini poi è emersa una vera e propria successione nella gestione del debito usurario, alla fine nelle mani di soggetti con legami al Nuovo Clan Partenio, che avrebbero rivendicato la “competenza criminale” sull’operazione in quanto gli imprenditori operavano sul territorio irpino. I presunti affiliati avrebbero costretto i due imprenditori a pagare il debito residuo di 60.000 euro (in rate mensili di 2.000 euro) direttamente al clan avellinese, estromettendo definitivamente gli stabiesi.  Ad uno dei debitori convocato in un bar della frazione Caliano di Montoro, dove gli era stata imposta una rata di duemila euro al mese come interesse sulla restante somma di sessantamila euro dal referente del Nuovo Clan Partenio, rispetto alle perplessità di dover pagare sia gli avellinesi che agli stabiesi, gli era stato riferito che era stato trovato un accordo fra i due gruppi. E da qui le richieste estorsive a pagare accompagnate da minacce e pressioni costanti per impedire alle due vittime di sottrarsi al pagamento e per monitorare l’eventuale attività investigativa.

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Michela Della Rocca

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