Rosa Bianco
Dalla Tenuta Ippocrate di Montefredane emerge una piattaforma concreta per il futuro delle aree interne: integrazione tra cultura, economia e comunità contro spopolamento e disuguaglianze.
Un laboratorio di idee oltre il convegno
Nel tempo delle connessioni globali e delle disuguaglianze territoriali sempre più evidenti, ciò che è accaduto ieri alla Tenuta Ippocrate di Montefredane con il focus “Mare Terra Mare”, promosso dall’Associazione Campania Felix, assume il valore di un passaggio non ordinario nel dibattito sul futuro delle aree interne del Mezzogiorno. Non un semplice incontro, ma un tentativo strutturato di costruire una piattaforma culturale, economica e sociale capace di unire comunità, archeologia, cultura, arte, turismo ed enogastronomia in una visione organica di sviluppo, alternativa concreta al declino segnato dallo spopolamento.
La regia del Focus
La regia dell’incontro, affidata a Ciro Iengo, vicepresidente vicario della PS Campania Felix, affiancato dal vicepresidente Pasquale Luca Nacca e dal presidente Antonio Verga, ha restituito un quadro ricco e articolato, nel quale la pluralità degli interventi non si è dispersa, ma ha contribuito a delineare un disegno coerente. Il dato più rilevante è proprio questo: la quantità e la qualità dei contributi registrati non hanno prodotto frammentazione, bensì una convergenza attorno a un’idea condivisa di territorio come sistema.
I saluti istituzionali
Le parole dei saluti istituzionali, affidate alla sindaca di Torrioni Annamaria Oliviero e al consigliere comunale Alfonso Sementa, delegato dal sindaco di Montefredane Ciro Aquino, hanno posto con estrema chiarezza il nodo strutturale: “Viviamo purtroppo in maniera divisa ma questa divisione è determinata soprattutto dalla differenza di risorse e servizi… abbiamo bisogno che le istituzioni guardino i nostri territori in maniera diversa, abbiamo bisogno dei servizi, abbiamo bisogno di migliorare la vivibilità”. È una dichiarazione che va oltre la contingenza e diventa chiave interpretativa dell’intero focus: senza equità nei servizi, ogni strategia resta incompiuta.
Sessione mattutina
La sessione mattutina ha offerto un articolato spettro di competenze. Luigi Barone, presidente Eutalia, ha portato il tema delle politiche pubbliche e della governance; Luisa Scotto di Frega, presidente del consiglio comunale di Monte di Procida, ha rappresentato il livello istituzionale locale; Marco Scala dell’Istituto Nazionale Transizione Energetica ha inserito il tema della sostenibilità e delle nuove traiettorie energetiche; Luca Beatrice, presidente Gal Partenio, ha richiamato il ruolo delle strategie territoriali; Francesco Nardone, responsabile sviluppo, progetti e relazioni istituzionali di Futuridea, ha insistito sulla necessità di progettualità integrate; Emilia Pentella, networking specialista del Made in Italy, ha evidenziato il valore delle reti; Mario Cesarano, direttore del Parco Archeologico di Eclanum, ha ribadito la centralità del patrimonio storico come leva di sviluppo; Gennaro Scognamiglio, presidente Unci Agroalimentare, ha riportato il discorso sulla filiera produttiva e sulla forza dell’agroalimentare.
Il pranzo, sintesi simbolica
La pausa pranzo, curata dall’executive chef Aldo Basile della Tenuta Ippocrate, si è trasformata in un momento di sintesi simbolica: l’enogastronomia non come ornamento, ma come linguaggio identitario e strumento economico, capace di raccontare il territorio e di generare valore.
Sessione pomeridiana
Nel pomeriggio, il confronto ha assunto una dimensione ancora più incisiva. L’intervento di Pasquale Lampugnale, CEO di Sidersan Spa, ha portato la prospettiva imprenditoriale; Virgilio Caivano, portavoce del Coordinamento nazionale dei piccoli comuni italiani, ha offerto una visione strategica di ampio respiro, definendo l’Appennino “la cerniera che tiene insieme i due mari” e denunciando al contempo l’esclusione di territori come Torrioni dalla strategia nazionale SNAI, evidenziando una contraddizione che interroga direttamente la politica nazionale. Il suo appello a fare dell’Appennino una nuova opportunità per un “secondo miracolo economico” a partire dal Mezzogiorno rappresenta uno dei passaggi più forti dell’intero focus.
Biagio Vanacore, esperto di marketing territoriale, ha affrontato il tema decisivo della comunicazione: creare valore attraverso il passaparola, adattarsi ai nuovi linguaggi digitali, costruire esperienze autentiche fondate su identità e tradizioni, sfruttando social e nuovi linguaggi. Nel turismo italiano serve puntare su identità, tradizioni e “brand Italia”, creando esperienze autentiche e legami emotivi, invece di inseguire mode. È fondamentale innovare, usare bene i canali digitali e costruire offerte credibili e coordinate. Il successo nasce da idee nuove, valorizzazione del territorio, collaborazione e comunicazione autentica, capace di parlare “al cuore” delle persone. Vanacore ha toccato un nervo scoperto: senza comunicazione, non esiste sviluppo. Ma non una comunicazione cosmetica — bensì autentica, coerente, capace di trasformare identità e tradizioni in esperienze. È qui che si gioca una partita decisiva: il turismo italiano non può più permettersi di inseguire modelli esterni, deve tornare a essere racconto credibile di sé stesso.
Antonio Scialò, imprenditore, e Luca Coppola, direttore Discovery South, hanno contribuito a consolidare il legame tra sviluppo economico e promozione territoriale.
Collegata da remoto da Washington, con lo sguardo inevitabilmente allenato alle grandi traiettorie globali e alle dinamiche dei sistemi complessi, la giornalista Federica Brogna, ha aggiunto una chiave di lettura internazionale: il problema non è la mancanza di valore nei territori, ma la difficoltà e a volte l’incapacità di fare rete. È una diagnosi lucida. In un mondo interconnesso, l’isolamento non è una condizione geografica, è una scelta — o peggio, una mancanza di strategia.
A questa visione si affianca la testimonianza di Giuseppe Pelullo, che ha riportato il discorso alla terra e alla salute alimentare attraverso l’agricoltura sostenibile, dimostrando come innovazione e tradizione possano convivere in un modello produttivo responsabile.
Tutti gli interventi, pur nella loro diversità, sono stati attraversati da un comune denominatore: passione, identità e appartenenza. Non elementi retorici, ma condizioni essenziali per qualsiasi processo di sviluppo duraturo.
Le conclusioni del direttore Gianni Festa
A chiudere i lavori, la riflessione di Gianni Festa, introdotta dalla giornalista del Corriere dell’Irpinia Rosa Bianco, ha riportato il dibattito su un piano storico-politico di straordinaria profondità. Il problema delle aree interne, – ha evidenziato il Direttore Festa – è risolvibile, ma resta bloccato da carenze strutturali e fallimenti politici. Lo spopolamento, in sé, non è necessariamente negativo: l’emigrazione può generare competenze. Il dramma nasce dall’assenza di un sistema capace di favorire il ritorno.
Le criticità sono concrete: mancanza di servizi, infrastrutture, scuole, sanità, trasporti e, soprattutto, assenza di una strategia. La responsabilità è politica, frammentata tra localismi e clientelismi, incapace di costruire una visione unitaria. Il richiamo ai grandi meridionalisti — Guido Dorso, Rocco Scotellaro e Manlio Rossi-Doria — non è esercizio accademico, ma indicazione di metodo: il cambiamento deve partire da una nuova classe dirigente, radicata nei territori ma capace di visione nazionale.
La conclusione del Direttore Festa è netta: il Mezzogiorno soffre per debolezza istituzionale, divisioni interne e carenza di rappresentanza, mentre fenomeni come clientelismo e illegalità colmano il vuoto dello Stato. Eppure, proprio il Sud possiede un potenziale strategico straordinario, legato alla sua posizione nel Mediterraneo e alle opportunità europee, ancora largamente inespresse.
“Mare Terra Mare” lascia dunque una traccia chiara: senza una rete reale tra territori, senza una visione condivisa e senza una leadership capace di superare individualismi, ogni iniziativa — per quanto valida — rischia di restare isolata. Ma indica anche una possibilità concreta: che proprio da luoghi come l’Irpinia, possa nascere una nuova stagione di pensiero e azione per il Mezzogiorno.
Perché, oggi come ieri, la questione meridionale non è un problema locale. È, ancora e inevitabilmente, una questione nazionale – conclude il Direttore Festa.



